Semplicità e bonarietà

Il presidente della Cei: Papa Francesco è "certamente deciso ma dentro la sua bontà, come Papa Giovanni XXIII, c'è anche capacità di governo che è assolutamente necessaria"

Il Conclave è stata "una grandissima esperienza di cattolicità e di fede" perché "quando si è chiusi nella Cappella sistina, soli, di fronte al giudizio universale, si sente davvero la presenza dello Spirito Santo che avvolge". Così l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha descritto il Conclave che ha eletto Papa Francesco. Jorge Mario Bergoglio, ha detto ancora il cardinale, ricordando quei momenti, "era di fronte a me nell’altra bancata. Io lo guardavo e, vedendo le cose come stavano andando, non so proprio cosa stesse pensando".

Segno di cambiamento. "Il nome che ha scelto, Francesco, è particolarissimo" ha detto ancora il cardinale Bagnasco prima dell’inizio della Statio Quaresimale che si è svolta ieri sera a Genova. "E’ un nome significativo, carissimo a tutta la cristianità e in particolare all’Italia. E’ un indirizzo, una indicazione precisa di un Santo che ha rinnovato sé stesso e ha contribuito a rinnovare fortemente la Chiesa del suo tempo". "La necessità di rinnovare se stessi – ha detto ancora il cardinale – è ciò che anche Papa Benedetto XVI aveva detto da subito e su cui ha insistito moltissimo in questi anni", insieme ai temi del "primato di Dio nella nostra vita e al guardare fissi al volto di Cristo". Infatti, "non esiste un rinnovamento reale della Chiesa senza un rinnovamento spirituale delle coscienze, a cominciare da chi ha maggiori responsabilità, come i pastori della Chiesa".

Semplicità e bonarietà immediate. Papa Francesco, ha detto ancora il cardinale Bagnasco, "ha uno stile di semplicità, immediatezza nella parola e nel gesto", ha uno stile "di bonarietà immediata" e "mi pare che la gente ne abbia colto anche questo aspetto". "Certamente – ha spiegato – è deciso ma dentro la sua bonarietà e bontà, come Papa Giovanni XXIII, c’è anche capacità di governo che è assolutamente necessaria". Il Papa "ha espresso quello che è, quindi la sua grande semplicità, l’immediatezza dei gesti, della parola, ha fatto pregare la gente in piazza, ha chiesto che la gente invocasse su di lui la benedizione di Dio come lui avrebbe fatto dopo sulla gente. E’ una grande cosa, un bel gesto che ha toccato e commosso tutti". Si tratta ha detto ancora Bagnasco, di "una grande indicazione perché il Papa guida la Chiesa, come successore di San Pietro e vicario di Gesù, ma ha bisogno anche di essere sostenuto come ogni pastore e soprattutto come Papa". Del nuovo Papa, il cardinale ha poi ricordato la "particolarissima ed affettuosa attenzione nel salutare i vescovi che vengono dalle Chiese di martiri come quella africana ed asiatica".

Rilanciare l’evangelizzazione. Il cardinale ha quindi affermato che "dobbiamo rilanciare l’evangelizzazione perché in Italia come in Europa e nel mondo, c’è bisogno di un riannunciare efficace del Vangelo, del primato di Dio e di Gesù salvatore del mondo", c’è bisogno di "rivelare il vero volto di Dio all’uomo, che è amore e misericordia e salvezza e il vero volto dell’uomo nella sua dignità, nel suo valore intrinseco, nella sua vera natura". "C’è bisogno di una rievangelizzazione anche se la storia della chiesa in Italia è unica nel mondo per il radicamento di un grande patrimonio religioso, culturale, sociale e civile che però deve essere rivitalizzato". Quella italiana "è una situazione unica di grazia che non c’è in altre parti come in Africa e in America Latina". In particolare, il fatto che il nuovo Papa "venga da un certo tipo di esperienza, come la grande crisi Argentina, sarà per noi vescovi italiani in modo particolare motivo di sostegno, indirizzo e indicazione. Anche sotto questo profilo per noi è una grande ricchezza".

In Italia c’è bisogno di stabilità. L’arcivescovo di Genova ha infine ricordato che in Italia "c’è bisogno di una stabilità di governo, per tutti i problemi gravi del nostro Paese, a cominciare dal problema dell’occupazione, del lavoro, dello stato sociale e delle riforme strutturali. Ma questa stabilità di governo è anche necessaria in campo internazionale, in campo mondiale, perché altrimenti, come è noto, l’interfaccia sia europea sia internazionale fa fatica a rapportarsi con l’Italia sotto il profilo, non solo politico ma dal punto di vista lavorativo ed industriale".

(16 marzo 2013)

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