“Tutti vittime della dittatura”

Scagiona Bergoglio dalle accuse di complicità: a quei tempi era superiore dell'ordine dei gesuiti. Il commento all'elezione: "Siamo usciti dall'eurocentrismo della Chiesa, con uno sguardo allargato al continente latinoamericano, che ha tanti profeti, tanti martiri..."

"Bergoglio non è stato complice della dittatura", "le circostanze del Paese erano tali per cui la maggioranza della popolazione era vittima della dittatura". Lo ripete con fermezza il Premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel (nella foto), 82 anni, argentino, militante dei diritti umani, che ha passato diversi anni in carcere, sotto tortura, durante il periodo della dittatura. Il Nobel gli è stato attribuito proprio per le denunce contro gli abusi dei militari negli anni ‘70. Il Sir, lo ha intervistato.

Qual è stato il suo primo sentimento appena ha visto che il suo arcivescovo è diventato Papa?
"All’inizio sono rimasto molto sorpreso. Lo considero un fatto storico importantissimo per la Chiesa: un Papa latino americano! Siamo usciti dall’eurocentrismo della Chiesa, con uno sguardo allargato al continente latinoamericano, che ha tanti profeti, tanti martiri, tante persone che vivono il Vangelo… Mi sembra una sfida molto grande e siamo contenti perché il card. Bergoglio ha scelto il nome di Francesco. Questo ha un significato profondo dal punto di vista della spiritualità, dell’impegno con i poveri, della relazione dell’essere umano con la natura e con la vita. È un segno di speranza molto grande. Al tempo stesso siamo consapevoli delle grandi sfide che lo aspettano rispetto al cammino della Chiesa-istituzione. Però bisogna pensare molto alla Chiesa come popolo di Dio".

Lo conosce bene, personalmente?
"Lo conosco personalmente, non si può dire bene. Ci siamo visti in alcuni momenti formali, però conosco il suo carisma. È un grande amministratore, un uomo molto sobrio, che porta avanti una pastorale molto vicina alla gente e ai suoi sacerdoti. Mi sembra un dato molto importante per questa nuova tappa della vita della Chiesa nel mondo".

Lei ha già smentito pubblicamente le accuse di complicità con la dittatura…
"Lo ripeto chiaramente: Bergoglio non è stato complice della dittatura. A volte ciò che mancò, e che si chiedeva ad alcuni vescovi argentini, era una maggiore continuità. Ma in quel periodo Bergoglio non era vescovo, era superiore dell’ordine dei gesuiti. A me risulta, perché ne avevo parlato con l’allora nunzio Pio Laghi, che molti vescovi facevano richiami ai militari sulla situazione dei diritti umani, delle religiose e dei religiosi e loro rispondevano che non potevano fare nulla. Ma da qui a dire che Bergoglio era complice della dittatura, questo lo rifiuto. Le circostanze del Paese erano tali per cui la maggioranza della popolazione era vittima della dittatura. Ricordo, quando ero in carcere, che dopo molta insistenza, riuscirono a venire a visitarmi due vescovi, Justo Laguna e Jorge Casaretto, nonostante la forte opposizione dei militari. Ma erano vescovi, non superiori di un ordine religioso".

Allora perché alcuni continuano a tentare di screditarlo?
"Perché uno dei due sacerdoti gesuiti incarcerati disse che il suo superiore non fece abbastanza per liberarlo, che ci vollero cinque mesi prima di uscire dalla prigione e subirono tortura, come la subimmo tutti. Però credo che questa cosa va contestualizzata nel grave momento che vivevamo. Nel Paese nulla era facile in quel periodo".

Pensa che il pontificato di Papa Francesco sarà caratterizzato da una vera attenzione per i poveri, come ha fatto a Buenos Aires in qualità di arcivescovo?
"Le sfide che sono oggi davanti alla Chiesa sono tante ed enormi. Il cardinale Bergoglio ha sempre avuto molta attenzione ai settori sociali più marginali. Penso che seguirà su questa linea. Spero che abbia la forza e lo spirito per affrontarle. Però penso che questo non debba essere opera di un solo uomo. Deve avere accanto una équipe di persone capaci e decise ad accompagnarlo, per fare il cambiamento di cui oggi la Chiesa ha bisogno. In questo senso gli auguriamo tutto il bene possibile e desideriamo aiutarlo perché si possa andare avanti".

Secondo lei Papa Francesco si dovrà confrontare anche su temi più scottanti come il ruolo della donna nella Chiesa e il celibato sacerdotale?
"Anche questi cambiamenti devono essere chiesti dal popolo di Dio, non devono essere fatti solo per volontà personale. Si dice, ad esempio, che ci siano più di centomila sacerdoti sposati nel mondo. Credo che debbano cambiare molte cose".

a cura di Patrizia Caiffa

(15 marzo 2013)

Altri articoli in Dossier

Dossier