Papa ed ebrei: è già dialogo

Rav. Richetti (Rabbini d'Italia): "L'augurio che gli rivolgiamo è che possa guidare il mondo cattolico con una apertura e una sempre maggiore conoscenza degli altri e quindi una collaborazione verso la conoscenza e l'armonia universale"

Anche il "cuore" del mondo ebraico batte per Papa Francesco. La lettera che il Papa ha scritto ieri al Rabbino capo di Roma Riccardo di Segni ha particolarmente colpito la sensibilità del mondo ebraico. Invitandolo a partecipare alla messa di inaugurazione del suo Pontificato che si terrà martedì 19 marzo, il Papa scrive: "Spero vivamente di poter contribuire al progresso che le relazioni tra ebrei e cattolici hanno conosciuto a partire dal Concilio Vaticano II, in uno spirito di rinnovata collaborazione e al servizio di un mondo che possa essere sempre più in armonia con la volontà del creatore". Oltre al Rabbino capo di Roma, alla messa di insediamento parteciperà anche una nutrita delegazione del mondo ebraico nella quale saranno presenti rappresentanti di varie istituzione ebraiche internazionali. Il Rav. Elia Richetti (nella foto) insieme ai consiglieri e a nome dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia ha inviato a Papa Bergoglio una lettera augurandogli che "possa guidare il mondo cattolico con una apertura e una sempre maggiore conoscenza degli altri e quindi una collaborazione verso la conoscenza reciproca e l’armonia universale". Nel frattempo la stampa ebraica e israeliana nel mondo raccontano il legame speciale di papa Francesco con il mondo ebraico, dalla visita di solidarietà alla Comunità di Buenos Aires all’indomani della strage del 1994, all’evento per commemorare l’anniversario della Notte dei Cristalli che ha organizzato nella Cattedrale della città lo scorso autunno. Stanno anche facendo il giro del mondo le immagini della visita del nuovo Pontefice alla sinagoga Emanuel di Buenos Aires, tenutasi nel dicembre 2012, esattamente tre mesi prima della sua elezione. Immagini che riprendono l’allora arcivescovo della capitale argentina mentre accedeva il quinto lume di Hanukkah. Maria Chiara Biagioni per il Sir ha chiesto al Rav. Elia Richetti, presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, un commento e una valutazione di questi primi gesti e segnali di dialogo dati dal Papa.

Quale segnale ha dato papa Bergoglio inviando ieri al Rabbino capo di Roma una lettera per invitarlo alla Messa di inaugurazione del suo pontificato?
"Fondamentalmente direi che è una conferma di quanto sapevamo già. Riguardo cioè alla sua apertura, al suo desiderio di un dialogo costante e attivo".

Nella lettera il Papa scrive agli ebrei la volontà di "contribuire al progresso" che le relazioni tra ebrei e cattolici hanno conosciuto "a partire dal Concilio Vaticano II, in uno spirito di rinnovata collaborazione". Che cosa si aspettano gli ebrei?
"Si aspettano la continuità. O meglio, una continua crescita nel segno di quanto fatto dai suoi predecessori e nel segno anche di quello che desiderava un rappresentante della Chiesa cattolica che è stato particolarmente vicino all’attuale papa Bergoglio e cioè il cardinale Carlo Maria Martini".

Nei suoi primissimi gesti compiuti in queste ore da Pontefice, Bergoglio si è presentato al popolo di Roma e al mondo con grande semplicità. La semplicità può aiutare il dialogo?
"Spero proprio di sì. Penso anche che possa togliere quel pochino di freni a quello che può essere un rapporto".

L’attuale Papa conosceva molto bene la comunità ebraica di Buenos Aires. Anche questo tratto della sua biografia, può essere considerato un segno di speranza?
"Certamente, anche per questo contiamo sulla possibilità di un incremento di dialogo".

Cosa pensa della scelta del nome "Francesco"?
"È noto che Francesco è stato anzitempo un precursore del dialogo e lo Spirito di Assisi si traduce nel dimostrare il rispetto per l’altro e la possibilità di dialogare pur nelle le rispettive differenze che ci possono essere".

Da arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio ha preso parte anche a iniziative di commemorazione della Notte dei cristalli. La lotta contro l’antisemitismo è un altro fronte cruciale di dialogo?
"Sull’antisemitismo c’è sempre da lavorare. Purtroppo è una piaga che di tanto in tanto ritorna. È un male dell’anima che si manifesta ciclicamente".

Un augurio al nuovo Papa a nome dei rabbini?
"Le dirò una cosa: gli sto inviando una lettera di auguri. È l’augurio che gli rivolgiamo è che possa guidare il mondo cattolico con una apertura e una sempre maggiore conoscenza degli altri e quindi una collaborazione verso la conoscenza e l’armonia universale". È una sua lettera personale? "No, è scritta a nome e insieme ai consiglieri dell’assemblea dei rabbini d’Italia".

Avete chiesto anche un appuntamento al Papa?
"No, ma auspichiamo la possibilità di poterlo incontrare prima o poi".

(15 marzo 2013)

Altri articoli in Dossier

Dossier