Anche noi,chiamati da Francesco

Siamo tutti invitati a portare il Vangelo nelle periferie del mondo, anche quelle delle nostre città. Qui si gioca la responsabilità del Sir nella sua specificità comunicativa

È alla guida della Chiesa di Roma "che presiede nella carità tutte le chiese" da sole quarantotto ore e già ha fatto conoscere alla comunità cristiana le linee del suo pontificato. Papa Francesco si è inserito con prontezza nel cammino della Chiesa cattolica dedita, in questo Anno della Fede, a rinnovare la propria missione evangelizzatrice. Lo ha detto il 15 marzo, nel saluto ai cardinali: "Stimolati dall’Anno della Fede, tutti insieme, pastori e fedeli, ci sforzeremo di rispondere fedelmente alla missione di sempre: portare Gesù Cristo all’uomo e condurre l’uomo all’incontro con Gesù Cristo Via, Verità e Vita, realmente presente nella Chiesa e contemporaneo di ogni uomo". Aggiungendo: "Abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di evangelizzazione". Parole che indicano l’impegno che egli intende portare avanti, in comunione con tutti i pastori e i fedeli, nel suo pontificato. Evangelizzare come missione insostituibile, impegno "valido oggi come lo fu all’inizio"; evangelizzazione antica nei contenuti e nuova nei metodi, che devono essere adatti al mondo d’oggi.

Chiarificato l’impegno e i contenuti della nuova evangelizzazione, Papa Francesco dà anche indicazione su dove portarlo questo messaggio. Lui, che i "fratelli cardinali" sono "andati a prendere quasi alla fine del mondo", sottolinea il dovere di "portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra".
Ecco il mandato di Papa Francesco: una evangelizzazione antica eppure nuova, finalizzata al mondo intero, per giungere ovunque, anche alle periferie della terra, che non sono solo quelle lontane da Roma, ma quelle trascurate dalla società, esiliate dalla civile convivenza, impossibilitate ad ascoltare il messaggio di Cristo perché nessuno arriva né sembra potere arrivare fino a loro, oppure perché la loro situazione antropologica, sociale, culturale, ambientale non permette loro di ascoltare distintamente il messaggio evangelico. Papa Francesco dà questo mandato a tutti, vescovi, preti, fedeli, ognuno chiamato a rispondere a partire dalla propria condizione esistenziale e vocazionale.

Un mandato che interpella anche il Sir, a partire dal direttore, per coinvolgere la redazione e tutti i collaboratori. Cosa intende fare il Sir per rispondere? Alcune scelte sono già state individuate. La prima, a partire dalla Chiesa di Roma "che presiede nella carità tutte le Chiese". Per questo andrà prima di tutto nelle periferie dell’Urbe, nelle quali il Vangelo è annunciato da pochi ministri e cristiani coraggiosi. Lì andrà un nostro giornalista a leggere, interpretare e raccontare quei germi di Vangelo che già sono seminati e affiancare così gli annunciatori, a partire dalla missione specifica del giornalismo. Allo stesso tempo il Sir vuole essere presente in quella lontana periferia da cui il Papa stesso proviene, da quell’Argentina che per noi è "quasi alla fine del mondo", per leggervi il messaggio che là giunge, a partire dalla elezione di un sommo pontefice di quella terra, per scoprire i frutti dei semi che la storia vi ha già seminato.

Non trascureremo, comunque tutte le altre periferie, le frontiere della terra: quelle della miseria, della schiavitù, dell’ignoranza, della violenza. Là il Sir vorrà giungere per leggere l’umanità bisognosa, seppure inconsapevolmente, di Cristo; per raccontare quella gente, credente e non credente, nelle sue esigenze di dignità umana e di fede cristiana. In questo modo il Sir, secondo la sua specifica vocazione, si mette a fianco di Papa Francesco, facendo tesoro dell’indicazione del cardinale Angelo Bagnasco che chiama la Chiesa genovese, e anche quella italiana a "sostenerlo con affetto e docilità al suo magistero e alle sue indicazioni pastorali".

Vincenzo Rini

(15 marzo 2013)

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