Esperti in umanità

Laici di Ac: una storia che si rinnova

Esperti in umanità. Con questo titolo si è svolto a Roma il convegno delle presidenze diocesane dell’Azione Cattolica italiana, nei giorni in cui la Chiesa proclamava beato un economista, un padre di famiglia: Giuseppe Toniolo. Riflettere sul Concilio, a partire dal titolo dell’incontro – una felice espressione di papa Paolo VI – e dalla figura del nuovo beato, significa innanzitutto avere attenzione alla persona, mettendo in primo piano "le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono", come si legge nel proemio della "Gaudium et Spes".
L’Azione Cattolica, come la conosciamo oggi, è figlia del Concilio, di quella esperienza viva di formazione delle coscienza che il Vaticano II nella "Apostolicam Actuositatem" indica e promuove al numero 20.
Il titolo dell’incontro è anche un modo per ribadire che far memoria di questo evento apertosi cinquant’anni fa, l’11 ottobre, non significa tirar fuori dalla libreria dei volumi per togliere la polvere che si è depositata ma è impegno a continuare un cammino per mettersi in ascolto dell’altro, in una "rinnovata presa di coscienza delle esigenze del messaggio evangelico", ricordava Paolo VI nella "Populorum Progressio", l’Enciclica resa nota il 26 marzo 1967, a poco più di un anno dalla conclusione dell’assise conciliare, che impone alla Chiesa, e dunque a tutto il popolo di Dio, di "mettersi al servizio degli uomini, onde aiutarli a cogliere tutte le dimensioni di tale grave problema e convincerli dell’urgenza di un’azione solidale in questa svolta della storia dell’umanità". Una Chiesa esperta in umanità chiamata a continuare, scriveva papa Montini, l’opera stessa di Cristo "venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità, per salvare, non per condannare, per servire, non per essere servito".

L’Azione Cattolica di Vittorio Bachelet, della scelta religiosa, traduce e applica, nelle realtà locali, quell’essere comunità e Chiesa che il Concilio ha disegnato, chiamando al rinnovamento; e Giuseppe Toniolo è stato, in un certo senso, anticipatore del Concilio, con il suo stile di vita familiare, con le sue intuizioni in economia, evidenziando l’elemento etico quale fattore intrinseco delle leggi economiche. Per il nuovo beato esisteva una gerarchia di valori che vedeva al primo posto il primato della fede e dell’impegno spirituale, e tutto doveva essere letto in questa prospettiva, anche le leggi economiche. Il secondo punto da tenere sempre presente era il valore della cultura. Certo Toniolo è un uomo vissuto in quel tempo che progressivamente vedrà il passaggio alle società industriali; il suo Papa è Leone XIII e la sua "Rerum Novarum". Ma non per questo è meno attento a vivere la vocazione del cristiano nelle realtà quotidiane, nella società, nelle istituzioni, nella politica, che si tradurrà nell’ipotizzare le Settimane Sociali, e nell’intuizione di una "democrazia cristiana" non ancora partito, ma scelta prima di tutto culturale, sociale e politica: elementi, questi, che ci aiutano a leggere in modo nuovo parole antiche.
Toniolo è un laico che insegna economia negli anni in cui era difficile che ciò accadesse a un cristiano. Insegna e vive la sua condizione laicale, il suo impegno professionale dentro questioni che oggi sono ancora di grande attualità, in un tempo in cui la crisi economica ha messo in evidenza la fragilità di scelte che hanno puntato più sul profitto che sulla solidarietà.

Ed ecco che torna in primo piano il Concilio che ci chiama ad essere in ascolto, in dialogo con l’altro, con colui che è a me prossimo. Dialogo con Dio, la liturgia, con l’uomo, la Parola di Dio, con i cristiani, la Chiesa, dialogo con le altre religioni, dialogo con i non credenti e con tutti gli uomini. Ma soprattutto dialogo con il mondo, e con l’uomo, cammino naturale di chi si pone accanto all’altro: l’umanità, ricordava Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, non può essere solo una cosa che ci riguarda, noi siamo l’umanità. La Chiesa, con il Concilio, ha aperto il dialogo con l’uomo; e lo ha fatto attraverso Gesù, pieno di umanità di vita. Il Concilio ha aperto degli orizzonti sugli uomini che prima non avevamo. Come ricordava sempre Bianchi, è attraverso l’umanità che noi possiamo narrare il Dio invisibile. Il Concilio ci aiuta in questo, perché, come dicevamo, non stiamo di fronte a un libro polveroso preso dopo tanti anni. Il Concilio è eredità da vivere quotidianamente, nella storia con gli uomini, quelli vicini e quelli presenti in altre latitudini. Ci ricorda, il Concilio, che siamo fratelli che vivono in un tempo limitato con la prospettiva della Gerusalemme celeste. Dio non conosce solo il latino, ricordava al convegno dell’Azione Cattolica il presidente delle Conferenze episcopali dell’Africa centrale, mons. Simon Ntamwana, ma per fortuna, conosce le lingue del mondo. La Chiese occidentali hanno molto da imparare dalla gioia e dalla danza africana, da un cristianesimo che non ha paura di essere fermento vivo di una società in costruzione. Il Concilio è tutto questo; è una parola che attraversa l’uomo, che lo pone di fronte all’umanità di un Dio che si è fatto uomo e che ci chiede di essere costruttori di speranza e di pace. Ogni credente porta dentro di sé l’immagine di Dio: l’uomo può perdere la somiglianza con Dio, ma non potrà mai perdere la sua immagine, che resterà sempre dentro; e Dio, anche nell’uomo peggiore, sarà sempre capace di cogliere il bene e il buono che c’è in ogni essere umano.

Fabio Zavattaro

(30 aprile 2012)

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