È appena l’aurora

Francesca Simeoni, presidente nazionale della Fuci

Il 61° Congresso nazionale della Fuci, aperto a Urbino mercoledì 25 aprile, si è concluso, ieri, a Roma con la partecipazione degli oltre 200 congressisti alla beatificazione di Giuseppe Toniolo. La scelta, affermano i presidenti nazionali, Francesca Simeoni e Alberto Ratti, è legata al fatto che la Fuci sente "la figura di Giuseppe Toniolo, professore universitario e uomo di fede, molto vicino allo spirito della nostra Federazione. Inoltre la nostra partecipazione si spiega per ragioni storiche, dato che fu proprio la Fuci, nella persona dell’allora presidente Igino Righetti, a richiedere l’avvio della causa di beatificazione". A Francesca Simeoni abbiamo chiesto di fare un bilancio del Congresso che ha avuto per tema "‘È appena l’aurora’ Chiesa, Concilio, Contemporaneità: 50 anni fa, 50 anni dopo".

Quali spunti sono venuti dal Congresso nazionale?
"I relatori ci hanno dato stimoli importanti e hanno cercato di mediare quelli che sono stati i frutti e il messaggio del Concilio Vaticano II in modo specifico per una federazione di giovani studenti. Ad esempio, parlando dell’aspetto teologico del Concilio, è emerso che l’immagine di Chiesa offerta non è quella del Cristo Pantocrator ma del Cristo che si sacrifica, quindi di un amore che si dona. Questo per noi si traduce in un’indicazione di mettere al centro della nostra fede la dinamica del dono. Un altro spunto è stato l’invito a coltivare un’interiorità, come sede dei valori vitali ed aperta alla relazione con gli altri. Importante anche lo stimolo a maturare nella consapevolezza del nostro ruolo di laici come collaboratori e corresponsabili all’interno del Popolo di Dio. Ci ha molto colpito anche il messaggio di non temere, di credere che il Concilio porterà i suoi frutti con il tempo. La Chiesa del Concilio si è posta in un atteggiamento di apertura e di ascolto anche dei fratelli non credenti e delle altre Chiese e quindi dobbiamo coltivare anche noi questo atteggiamento di dialogo".

Cosa può dire, dunque, il Concilio Vaticano II ai giovani cattolici di oggi?
"Il Concilio ha reso condiviso lo spirito di amore profondo per l’uomo contemporaneo, con un atteggiamento fondamentale di grande fiducia che anche nell’uomo di oggi c’è quella ricerca della verità che lo conduce a Cristo. Un secondo aspetto è l’importanza del dibattito, del confronto tra diversità, confronto che si basa però su una comunione di fondo e che non è mai confronto sterile, ma è un camminare insieme. Questo i padri conciliari lo hanno incarnato e ce lo hanno consegnato nella nostra Chiesa attraverso i diversi carismi dei movimenti laicali, ma al tempo stesso sottolineando l’importanza di essere un noi comunionale. Infine, come giovani il nostro compito nella Chiesa è quello di essere la speranza, il futuro. Infatti, Paolo VI nel concludere il Concilio lo lasciò ai giovani dicendo che sono loro i testimoni di una Chiesa che è giovane perché mostra il volto di Cristo che sempre si rinnova insieme con la sua Chiesa".

Qual è il contributo specifico che i fucini possono dare alla Chiesa oggi?
"È un contributo innanzitutto di attenzione e di riflessione. I fucini abitano nell’Università, che il luogo di elaborazione della contemporaneità, delle arti, del progresso scientifico e culturale. La Fuci accompagna i giovani, protagonisti della società di domani, in questa fase di elaborazione intellettuale e dunque nel compito della mediazione, che anche il Concilio fece, tra il messaggio del Vangelo e la cultura contemporanea. D’altro canto, i semi di verità stanno anche nell’uomo di oggi, nel progresso culturale, in tante istanze che la cultura sente. Direi che il nostro contributo sta nella fatica della mediazione e della sintesi cristiana anche negli ambienti in cui si elabora la cultura e la scienza".

Queste, allora, sono le sfide di oggi per voi?
"Sì, la fatica di testimoniare la bellezza dell’essere cristiani anche in Università, in cui la ricerca intellettuale si allontana dal messaggio cristiano, e la fatica di testimoniare una Chiesa aperta e in dialogo".

Ieri avete partecipato alla beatificazione di Giuseppe Toniolo: qual è il suo messaggio per voi giovani?
"Toniolo è una figura cara alla Fuci perché l’appoggiò nelle sue origini, quindi è grande la gratitudine. Toniolo agli studenti può dire ancora molto perché fu un professore sempre molto attento al dialogo con gli studenti e alla loro valorizzazione, oltre che un padre di famiglia, quindi un uomo dell’unità e della sintesi: quella del docente, dell’uomo impegnato nell’ambito sociale, del padre di famiglia e dell’uomo interiore. Da una parte, Toniolo è un maestro, mostrando l’importanza di avere docenti che sappiano farsi compagni di strada e di esempio per gli studenti; dall’altra, evidenzia l’importanza del fattore della sintesi. Per noi studenti che ci stiamo formando è fondamentale crescere in modo integrale unendo la nostra dimensione di fede e quella intellettuale. Toniolo considerava i suoi studenti come un ‘sacro deposito’, cioè persone da accompagnare e formare. Questo è per noi l’esempio più grande".

(30 aprile 2012)

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