Qualcosa non è in vendita

Il mercato del tempo toglie senso alla festa

Uno spettro si aggira nelle società consumistiche e capitalistiche: la "fame di tempo". Il tempo, infatti, è la principale risorsa scambiata sul mercato, determina non soltanto una corsa quotidiana dai ritmi sempre più forsennati ma anche l’acquisto di oggetti che servono a guadagnare tempo, e diventa così una risorsa sempre meno disponibile e sempre più preziosa. Il modo di abitare il tempo è una caratteristica specifica dello stile familiare, che proprio nella corretta gestione degli spazi quotidiani e settimanali cerca un’espressione adeguata.
Il tempo costituirà uno degli argomenti messi a tema nell’ambito del congresso teologico-pastorale in programma presso Fieramilano City, nel contesto del VII Incontro mondiale delle famiglie (30 maggio – 3 giugno). Luigino Bruni, docente di economia politica all’Università Milano-Bicocca e teorico dell’Economia di comunione, proporrà un intervento su "La famiglia, il lavoro e la festa nel mondo contemporaneo". In questa intervista, Bruni – che ha curato la rubrica "Contro la fame cambio la vita" sul mensile del Pime "Mondo e Missione", occupandosi anche della "fame di tempo" – anticipa al Sir alcuni nuclei centrali delle sue riflessioni.

Qual è la connotazione sociale del tempo ai nostri giorni?
"Il tempo oggi è la principale risorsa scambiata sul mercato. Pensiamoci bene: gli elettrodomestici, i cibi surgelati, le lavanderie-stirerie, le badanti, il personale domestico, i trasporti e i treni ad alta velocità sono strumenti per acquistare (e vendere) tempo. E il ‘mercato’ di questo bene è in costante crescita…".

Perché tanta sete di tempo da comprare?
"La domanda evidenzia uno dei paradossi del nostro tempo. Ci affanniamo a comprare tempo liberato dalle occupazioni che non amiamo o che vogliamo evitare, ma generalmente non abbiamo alcuna idea su come farne un buon uso. Anzi, spesso investiamo questo tempo acquistato nuovamente per consumare o per lavorare, all’interno di un circolo vizioso interno alla sfera economica che ci rende teoricamente liberi di muoverci da un luogo all’altro, ma in realtà ci rende schiavi del mercato. In questo modo la fame di tempo non soltanto non si sazia, ma addirittura si autoalimenta".

C’è un legame antropologico fra l’uso del tempo e l’uso del denaro?
"Per millenni è stato vietato il prestito di denaro a interesse, nella convinzione che il tempo fosse un bene a disposizione di Dio e non degli uomini. In un prestito ciò che muta fra la concessione e la restituzione del denaro è il tempo trascorso. Se su questo tempo si chiede un interesse, è come se si lucrasse su un bene che è di Dio".

Il riferimento a Dio ci rimanda alla sospensione festiva del tempo. Qual è il senso della festa oggi?
"L’attuale cultura della mancanza di tempo non conosce più la festa, perché usa e consuma il tempo senza valorizzarlo. Confondiamo la dimensione festiva con quella del divertimento, spesso ‘a tutti i costi’, un divertimento che non ha bisogno di tempo, che deve essere veloce da consumare e che non richiede la compagnia degli altri".

Anche in questo modo di vivere la festa, si può notare un cambiamento rispetto alla cultura tradizionale?
"Certo: nella cultura tradizionale il ritmo del tempo lavorativo era scandito in stretto rapporto con il tempo festivo. La festa stessa era il frutto del tempo del lavoro e richiedeva tempo non solo per essere celebrata ma anche per essere preparata. Il tempo era il principale carburante delle celebrazioni religiose, dei matrimoni come dei battesimi, venivano preparati molto tempo prima".

Allora l’attuale mercificazione della festa era lontana…
"Diciamo che non era possibile acquistarla in nessun negozio, perché era fuori dal mercato in quanto segnata profondamente dalla dimensione della gratuità. Essendo un bene relazionale, era un’esperienza lenta, caratterizzata dallo ‘spreco’ di tempo, se così possiamo definirlo, senza il quale la festa non è tale".

Quale può essere la "ricetta" contro l’uso consumistico del tempo, per riappropriarci del senso della festa?
"Se oggi non riusciamo a recuperare un sano rapporto con la gratuità del tempo e continuiamo a comprarlo e usarlo in modo sempre più compulsivo, rischiamo di perdere sempre di più il contatto con la gioia di vivere, che non nasce dal divertimento ma solo dalla festa".

(23 aprile 2012)

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