Il giovane professore

I primi interventi di Joseph Ratzinger sul grande evento

Ottantacinque anni e sette di pontificato. Due ricorrenze per papa Benedetto, a tre giorni di distanza l’una dall’altra, da quando i cardinali, in quell’aprile del 2005, lo hanno voluto successore di Giovanni Paolo II. Lui si è definito un "umile lavoratore nella vigna del Signore", e spesso porta in primo piano l’immagine del granello di senape, il più piccolo tra i semi ma che, andando in profondità nella terra, fa crescere una grande pianta. Due immagini bibliche che meglio ci aiutano a comprendere le linee guida del suo magistero; e forse sono una risposta indiretta alle critiche di chi afferma che ha voluto fare marcia indietro e tornare a prima del Concilio Vaticano II. Lo sottolinea anche il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, che, sulle pagine de "L’Osservatore Romano" scrive: "Il Papa non vuole assolutamente tornare indietro, come gli viene oggi da più parti rimproverato pubblicamente, vuoi per ignoranza vuoi per appartenenza a quei teologi, che pur avendo le conoscenze necessarie, tengono spesso discorsi populistici e sostengono intenzionalmente il contrario a livello pubblico, confondendo l’onestà scientifica con l’agitazione in politica ecclesiale. Papa Benedetto non vuole assolutamente tornare indietro, ma andare in profondità come il granello di senape che cresce solo dalla profondità della terra". A papa Benedetto non importano singole riforme, ricorda ancora il porporato, "importa che il fondamento e il cuore della fede cristiana tornino a splendere: aspira a una semplificazione della fede cristiana, come ha annunciato finora esemplarmente nelle sue tre encicliche".

Il Concilio era stato da poco annunciato da papa Giovanni XXIII quando l’allora giovane professore di teologia a Bonn tiene all’Accademia cattolica di Bensberg una conferenza nella quale delinea, dal punto di vista teologico, le funzioni del Concilio nella vita della Chiesa, opponendosi a chi lo vorrebbe una costruzione strettamente papale, da una parte, oppure semplice riunione di vescovi, quasi una sorta di consiglio per suggerire modifiche organizzative e politiche. Il Concilio, affermava in quell’occasione, è per sua natura "un’assemblea di consultazione e di decisione, esercita un compito di direzione, ha funzione di ordine e di configurazione". Ancora, "non è un parlamento e i vescovi non sono deputati, che ricevono il potere e il mandato solo e unicamente dal popolo che li ha eletti. Essi non rappresentano il popolo, ma Cristo, dal quale ricevono missione e consacrazione".
Nella sua riflessione, Joseph Ratzinger si sofferma anche sull’infallibilità, che, afferma, "è innanzitutto propria della Chiesa intera: esiste qualcosa come una infallibilità della fede nella Chiesa universale, in forza della quale questa Chiesa universale non si può mai lasciar condurre in errore come Chiesa nella sua totalità. Questa è la parte che hanno i laici nell’infallibilità. Che a questa parte possa spettare a volte un significato estremamente attivo, lo si vide nella crisi ariana, in cui sembrò per certi momenti che l’intera gerarchia fosse caduta preda delle tendenze di mediazione arianizzanti e solo l’atteggiamento sicuro dei fedeli assicurò la vittoria della fede nicena". La disputa alla quale si riferisce il giovane teologo Ratzinger è legata alla dottrina di Ario, poi scomunicato, che si differenzia dall’affermazione contenuta nel Credo Niceno dove a proposito della natura di Cristo si ribadiva il termine consustanziale, cioè della stessa sostanza del Padre e generato e non creato.

Come sappiamo il cardinale Joseph Frings, arcivescovo di Colonia, porterà a Roma al Concilio il giovane professore Ratzinger, che avrà un ruolo non secondario; anzi, il 15 ottobre del 1962 un gruppo di teologi si riunisce al Collegio germanico, con l’intento di dare vita a un documento complessivo da proporre in sostituzione di tutti i documenti dottrinali elaborati nella fese preparatoria del Concilio dalle Commissioni centrali. Joseph Ratzinger si presenta alla riunione con uno schema scritto in latino e che sarà integrato da un altro elaborato da un teologo suo connazionale Karl Rahner. Nel "Diario del Concilio" il teologo domenicano francese Yves Congar, creato cardinale da papa Wojtyla nel 1994, scrive che nelle prime settimane dei lavori conciliari lo schema Rahner-Ratzinger "è stato tirato in 3 mila copie e ampiamente distribuito" tra i padri. Il progetto viene reso pubblico il 25 ottobre in un incontro che si tiene all’Angelicum e al quale partecipano vescovi nord europei e anche due cardinali italiani: l’arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini, che sarà eletto Papa l’anno successivo, e l’arcivescovo di Genova, Giuseppe Siri. In quell’incontro è proprio il giovane teologo Joseph Ratzinger a illustrare a vescovi e cardinali le linee guida dello schema dottrinale alternativo. Schema che, pur apprezzato e condiviso, non troverà il consenso necessario per sostituire tutti gli schemi dottrinali elaborati ma, in un certo senso, contribuirà ad accantonare gran parte delle stesure elaborate nella fase preparatoria dei lavori del Vaticano II.

Fabio Zavattaro

(17 aprile 2012)

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