Sorprendente attualità

Il messaggio rivolto ai romani da Giovanni XXIII l'8 aprile 1962

È un invito alla preghiera, a una speciale preparazione spirituale, alla cooperazione fattiva per il buon esito del Concilio la lettera che Giovanni XXIII indirizza specificamente al popolo romano l’8 aprile 1962, prima domenica di Passione, come allora veniva chiamata l’attuale quinta di Quaresima, ossia la domenica precedente la domenica delle Palme. Mancano sei mesi alla data dell’11 ottobre, festa della Maternità di Maria, quando si aprirà il Vaticano II. Nell’imminenza del grande evento ecumenico, "la cui attesa è ansiosa esultanza del mondo intero", il Papa chiama a raccolta ogni categoria di fedeli romani con una formula che dà il titolo al documento giovanneo: "Quanti siete".
"Quanti siete nostri collaboratori nella cura più diretta delle anime in questa città…, quanti partecipate alle sollecitudini del governo della Chiesa universale nei dicasteri, congregazioni, tribunali e uffici della Curia romana …, quanti, religiosi e fedeli, uomini e donne, siete specialmente consacrati al culto del Signore…, quanti del laicato cattolico costituite la grande moltitudine di questa prima diocesi del mondo…, quanti siete venerabili fratelli e figli nostri dilettissimi…".

A tutti Giovanni XXIII chiede partecipazione, condivisione di intenti ma soprattutto preghiere, come già aveva fatto con i sacerdoti nell’esortazione "Sacrae laudis" a loro dedicata il giorno dell’Epifania dello stesso anno. "Il successo di un Concilio", scrive ora il Papa, "come questo che è in preparazione, in concordia attiva e saggia di energie, assicura indubbiamente giorni migliori non solo per la Chiesa, ma per la umanità tutta" e ricorda che "anche da parte dei fratelli separati dalla unità e dalla cattolicità continuano a pervenire sin qui le espressioni di una attesa rispettosa e confidente".

Accanto alle preghiere – in particolare invoca quelle dei bambini, dei sofferenti e la recita del Rosario da parte delle famiglie –, il Pontefice chiede ai fedeli romani nei mesi di attesa del Concilio "una cura attenta e delicata di vita spirituale". Per dar forza a questa sua richiesta attinge alle omelie di san Gregorio Magno, "uno dei più illustri figli di Roma cristiana, dottore insigne, e Papa fra i più grandi della Santa Chiesa" e ne riprende "cinque richiami apostolici", essenziali "a segnare la fisionomia che dovrebbero prendere i buoni cattolici di Roma durante questa epoca del Concilio ecumenico":
1. Mantenere vivo l’anelito per la patria celeste; 2. Mortificare, attraverso la penitenza, le concupiscenze dei sensi; 3. Guardarsi dalla vanità e dalla gloria del mondo; 4. Non desiderare le ricchezze altrui ; 5. Usare carità e solidarietà nei confronti del prossimo.

Tralasciando gli altri, ugualmente importanti, val la pena riportare le parole con cui Giovanni XXIII spiega e sviluppa il concetto espresso dal quarto punto ("Aliena non appetere" nella versione originale di san Gregorio) perché sono di un’attualità sorprendente. "Il grande precetto e la grande tentazione sta in faccia a tutti: non rubare, non defraudare la mercede agli operai, non opprimere i poveri, non accarezzare smodata ricerca di caduche ricchezze. A pensarci bene, questo è il grande tormento del mondo intero: nei rapporti di ordine o di disordine politico ed economico, non diciamo che non ci siano più persone oneste e rispettose del diritto altrui, ma di fatto una delle più forti tentazioni della vita, a cui in forme palesi o larvate notevole parte degli uomini cede, è questa: agognare e rubare. Tutto può divenire furto o ratificarlo sotto i vocaboli più svariati. Tutto è desiderio, voluttà e, sovente, violenza atroce: dalle arti tenebrose e dall’inganno sottile dell’iniziale aliena appetere, si giunge alla abominazione che si trasforma in sterminio di città, di nazioni e di popoli".

"Nell’avvicinarsi sempre più al Concilio", conclude Papa Giovanni la sua lettera ai romani, "noi coglieremo ancora l’occasione di parlarvi", unitamente "a quanto amerà proporvi il nostro degnissimo e diletto Cardinale vicario". Intanto – è l’ultima paterna raccomandazione – "preparatevi per davvero, con pienezza di religiosa pietà e con purezza di costume, alla straordinaria grazia del Signore. La vita quotidiana di tutti e di ciascuno voglia essere una generale e compatta collaborazione al grande avvenimento".

(07 aprile 2012)

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