Con gli occhi dei giovani

Dal decreto sui laici ai nostri giorni

La Domenica delle Palme è legata alle Giornate mondiali della gioventù da quel lontano 15 aprile 1984, il grande raduno giovanile in occasione dell’Anno Santo della Redenzione. Ma se vogliamo, la storia è ancora più antica: l’ingresso di Gesù a Gerusalemme è salutato dai giovani – la liturgia parla di "pueri hebraeorum" – e, per ricordare un altro avvenimento, è nella Domenica delle Palme che santa Chiara lascia la casa paterna e, sulle orme di san Francesco, si dedica totalmente al Signore.
Il Concilio Ecumenico Vaticano II non poteva non dedicare particolare attenzione ai giovani, i quali, si legge al numero 12 del decreto sull’apostolato dei laici, "esercitano un influsso di somma importanza nella società odierna. Le circostanze della loro vita, la mentalità e gli stessi rapporti con la propria famiglia sono grandemente mutati. […] Mentre cresce sempre più la loro importanza sociale e anche politica, appaiono quasi impari ad affrontare adeguatamente i loro nuovi compiti".
Tra i messaggi che i padri conciliari consegnano alla Chiesa e al mondo, uno riguarda proprio i giovani, "perché siete voi – si legge nel messaggio – che vi accingete a ricevere la fiaccola dalle mani dei vostri maggiori e a vivere nel mondo nel momento delle più gigantesche trasformazioni della sua storia".
Poteva un Papa che, come vescovo, ha preso parte ai lavori del Vaticano II ignorare il mondo giovanile? Già Paolo VI aveva rivolto numerose esortazioni ai giovani, perché è soprattutto per loro che la Chiesa "ha acceso, con il suo Concilio, una luce: luce che rischiara l’avvenire, il vostro avvenire".
Con Giovanni Paolo II si compie un salto in avanti. Complice, forse, quella voglia di escursioni con i giovani che da sacerdote organizza nella sua Polonia, negli anni della cappellania universitaria a San Floriano: prima nasce srodowisko, cioè ambiente, e successivamente rodzinka, cioè piccola famiglia. Il primo appuntamento è in piazza san Pietro, Domenica delle Palme nell’Anno Santo della Redenzione, 15 aprile 1984. Un timido inizio, si potrebbe dire, subito seguito, nel giorno di Pasqua dalla consegna della croce ai giovani, perché la portino nel mondo "come segno dell’amore del Signore Gesù per l’umanità" e per annunciare a tutti "che solo in Cristo morto e risorto c’è salvezza e redenzione".

Il dialogo con i giovani, dicevamo, ha radici antiche. Giovanni Paolo II interpreta in modo nuovo quel desiderio, anche dei padri conciliari, di essere vicini ai giovani e di accompagnarli nella loro crescita innanzitutto civile, sociale, politica, e, ovviamente, religiosa. Non a caso proprio all’inizio del suo pontificato, ottobre 1978, papa Wojtyla si era rivolto ai giovani dicendo loro: "Voi siete l’avvenire del mondo, voi siete la speranza della Chiesa, voi siete la mia speranza".
Quel 15 aprile 1984 segna l’inizio di un’avventura che nel tempo è cresciuta e che vedrà l’anno prossimo i giovani riunirsi, a luglio, a Rio, in Brasile. L’anno dopo, il 31 marzo, nuovo grande raduno dei giovani inserito nell’Anno internazionale della gioventù. Infine, il 20 dicembre sempre del 1985 l’annuncio: la Domenica delle Palme sarà la Giornata mondiale della gioventù. Negli occhi del Papa, è lui stesso a dirlo alla Curia romana, riunita per gli auguri di Natale, "le immagini dell’incontro di quella assemblea di giovani di tutte le razze e provenienze nella piazza di San Giovanni in Laterano, durante la quale abbiamo pregato e riflettuto insieme, con intima partecipazione di tutti i presenti, resi come un cuor solo e un’anima sola, finché le ombre della sera avvolsero quella folla, raccolta davanti la cattedrale di Roma". Ecco che le attenzioni che la Chiesa e, in modo particolare, il Concilio hanno avuto nei confronti del mondo giovanile, trovano così una strada per aiutare i ragazzi a percorrere la strada della vita, nell’amicizia, nel dialogo, nella partecipazione.
La giovinezza, ricordava sempre Giovanni Paolo II è un tempo di "singolare ricchezza", "il tempo di una scoperta particolarmente intensa dell’‘io’ umano e delle proprietà e capacità ad esso unite. Davanti alla vista interiore della personalità in sviluppo di un giovane o di una giovane, gradualmente e successivamente si scopre quella specifica e, in un certo senso, unica e irripetibile potenzialità di una concreta umanità, nella quale è come inscritto l’intero progetto della vita futura".

Così Benedetto XVI, che ha raccolto il testimone del dialogo con i giovani, si rivolge chiedendo, non solo a loro, "chi è per noi Gesù di Nazaret? Che idea abbiamo del Messia, che idea abbiamo di Dio? È una questione cruciale, questa, che non possiamo eludere, tanto più che proprio in questa settimana siamo chiamati a seguire il nostro re che sceglie come trono la croce; siamo chiamati a seguire un Messia che non ci assicura una facile felicità terrena, ma la felicità del cielo, la beatitudine di Dio". La Domenica delle Palme, dice ancora il Papa ai giovani, "sia per voi il giorno della decisione, la decisione di accogliere il Signore e di seguirlo fino in fondo, la decisione di fare della sua Pasqua di morte e risurrezione il senso stesso della vostra vita di cristiani. È la decisione che porta alla vera gioia".

Fabio Zavattaro

(02 aprile 2012)

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