Non esistono due storie

Chiesa e mondo non sono realtà separate

Il viaggio del Papa in Messico e a Cuba è l’occasione per riflettere su come il Concilio abbia influito anche sulla volontà dei Papi di essere pellegrini lungo le strade del mondo. La grande e calorosa accoglienza, tanto che farà dire a Benedetto XVI di sentirsi come il suo predecessore un po’ un Papa messicano, diventa un modo per riflettere sulle parole della "Gaudium et spes": "Gioia e speranza, ma anche lutto e angoscia. Condivido le gioie e le speranze, ma condivido anche il lutto e le difficoltà di questo grande Paese". Vado in Messico, dirà ai giornalisti che lo accompagnano sul volo verso la città di Leon, per "incoraggiare e per imparare, per confortare nella fede, nella speranza e nella carità, e per confortare nell’impegno per il bene e per la lotta contro il male".
Quelle prime parole della Costituzione conciliare sono tornate alla mente perché offrono una chiara lettura della realtà in cui si trova a vivere e a operare la Chiesa in molti Paesi. Si può dire che ogni capitolo della "Gaudium et spes" sia una sorta di novità teologica, soprattutto per i temi che affronta dai capitoli su famiglia, sessualità e matrimonio a quelli sulla pace, la guerra e gli armamenti.
Ma è un documento che aiuta a leggere anche la nuova evangelizzazione che sta tanto a cuore a papa Benedetto; in America Latina è molto forte la sfida che le sette e alcune nuove realtà religiose stanno portando alla missione della Chiesa. Ad Aparecida, in Brasile, la Chiesa del continente ha tenuto una conferenza dei vescovi per rispondere con una missione continentale a questa sfida.

È una domanda cui papa Benedetto risponde, dicendo che "il periodo della nuova evangelizzazione è cominciato con il Concilio. Questa era fondamentalmente l’intenzione di Giovanni XXIII, ed è stata sottolineata da Giovanni Paolo II: la sua necessità, in un mondo che è in grande cambiamento, diventa sempre più evidente".
Ancora una volta la novità del Concilio voluto dall’anziano papa Roncalli diventa impegno, novità nella continuità. Il Vangelo deve esprimersi in modi nuovi, afferma Benedetto XVI, "necessità anche nell’altro senso, e cioè il mondo ha bisogno di una parola nella confusione, nella difficoltà di orientarsi di oggi. C’è una situazione comune del mondo, la secolarizzazione, l’assenza di Dio, la difficoltà di trovare accesso, di vederlo come una realtà che concerne la mia vita".
Ma bisogna anche tener conto dei contesti diversi, delle specificità dei singoli Paesi, perché ogni realtà ha la sua situazione culturale. Su tutto, una domanda di fondo: come, nel contesto della nostra moderna razionalità, "possiamo di nuovo riscoprire Dio come l’orientamento fondamentale della nostra vita, la speranza fondamentale della nostra vita, il fondamento dei valori che realmente costruiscono una società, e come possiamo tener conto della specificità delle situazioni diverse"?

Ecco che il Concilio, attraverso la "Gaudium et spes", ci viene incontro e ci dice che non esistono due storie: storia della salvezza e storia dell’umanità, ma esse sono un’unica cosa e sono sempre storia di Dio perché Chiesa e mondo non sono due realtà separate e spesso ritenute contrastanti. La Chiesa è immersa nella realtà storica in cui si trova a operare; è coinvolta nelle gioie e nelle speranze, nelle angosce e nei lutti della famiglia umana. Quindi tutto ciò che vede coinvolta la famiglia umana, tutto ciò che tocca l’uomo nella sua sfera dei diritti, non può vedere assente la Chiesa.
Così, ricorda ancora Benedetto XVI, è importante annunciare un Dio "che risponde alla nostra ragione, perché vediamo la razionalità del cosmo, ci domandiamo se c’è qualcosa dietro, ma non vediamo come sia vicino questo Dio"; e "questa sintesi del Dio grande e maestoso e del Dio piccolo che è vicino a me, mi orienta, mi mostra i valori della mia vita è il nucleo dell’evangelizzazione".
C’è un ulteriore riferimento al Concilio che papa Benedetto fa ai vescovi francesi riuniti a Lourdes a 50 anni dal Concilio. Il Vaticano II, afferma nel messaggio, "è stato e rimane un autentico segno di Dio per il nostro tempo". E se lo interpretiamo "all’interno della tradizione della Chiesa e sotto la guida sicura del Magistero" potrà diventerà "sempre di più una grande forza per il futuro della Chiesa".

L’auspicio di papa Benedetto è che l’anniversario del Concilio sia l’occasione "di un rinnovamento spirituale e pastorale", cogliendo l’opportunità di "conoscere meglio i testi che i Padri conciliari ci hanno lasciato in eredità e che non hanno affatto perso il loro valore". Si tratta di un "rinnovamento, che avviene nella continuità" – rileva ancora il Papa. Occorre "un’apertura sempre più grande alla persona di Cristo, ritrovando in particolare il gusto della Parola di Dio, per raggiungere una profonda conversione del nostro cuore e andare lungo le strade del mondo per annunciare il Vangelo della speranza agli uomini e alle donne del nostro tempo, in un dialogo rispettoso con tutti". Benedetto XVI auspica anche che questo tempo di grazia possa "consolidare la comunione all’interno della grande famiglia della Chiesa cattolica", aiutando "a ristabilire l’unità fra tutti i cristiani, che era uno degli obiettivi principali del Concilio".

Fabio Zavattaro

(27 marzo 2012)

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