Un tesoro per i giovani

Don Vito Piccinonna e Lisa Moni Bidin, assistente nazionale e vicepresidente settore giovani Ac

"Il Concilio: un tesoro da moltiplicare. La speranza dei giovani con il mondo nel cuore": questo è il tema del seminario promosso dal settore giovani dell’Azione Cattolica per i giorni 10 e 11 marzo, a Roma preso la "Domus Pacis", rivolto in particolare a vicepresidenti, assistenti, consiglieri e membri d’equipe diocesani. Nella ricorrenza dei 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, l’Ac ha invitato mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea e "padre conciliare", a portare la sua testimonianza diretta sui lavori conciliari; alcuni studiosi e teologi approfondiranno le quattro Costituzioni conciliari (Manuela Terribile su "Lumen Gentium"; don Andrea Lonardo su "Dei Verbum"; p. Giuseppe Midili su "Sacrosantum Concilium"; Roberto Falciola su "Gaudium et Spes"). Circa i rapporti tra l’Azione Cattolica e il Concilio interverranno Raffaele Cananzi e Ilaria Vellani con Nadia Matarazzo; mentre mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, presiederà la celebrazione eucaristica. Abbiamo posto alcune domande all’assistente nazionale e alla vice-presidente del settore giovani di Ac, don Vito Piccinonna e Lisa Moni Bidin.

Don Piccinonna, perché questa iniziativa rivolta ai giovani?
"A 50 anni dall’apertura del Concilio, l’Azione Cattolica si è impegnata per progettare iniziative che possano aiutare a scoprire o ri-scoprire l’attualità di questo evento con il quale la Chiesa si è interrogata nella sua relazione con il mondo. Siamo partiti dall’ultimo messaggio di Paolo VI, rivolto significativamente ai giovani, nel quale diceva che si sarebbero trovati a vivere nel mondo nel momento della sua più gigantesca trasformazione. La ‘luce’ del Concilio è stata così idealmente affidata proprio ai giovani e le sue potenzialità devono ancora essere manifestate appieno. Così l’Ac, anche per il suo carattere popolare, vuole mettere a disposizione di tutti questo ‘tesoro’, a cominciare dai più giovani".

Lei ritiene che i giovani abbiano la sensibilità di cogliere questi valori del Concilio?
"Il Concilio ha invitato la Chiesa a recuperare le dimensioni del mondo e l’Azione Cattolica ha in maniera forte questa caratterizzazione laicale. Far conoscere ai giovani i suoi contenuti fondamentali significa allargare quella ‘visione d’insieme’ che da esso è venuta e che costituisce un tesoro ancora da svelare appieno e da valorizzare sul piano ecclesiale ma anche nei riguardi del mondo".

Come si caratterizzano i giovani aderenti all’Azione Cattolica oggi?
"Mi paiono caratterizzati da un tratto di forte amore per la Chiesa, con la capacità di spendersi in concreto nel quotidiano all’interno delle varie realtà pastorali dove si trovano. Questo, unendo la presenza laicale nei vari ambienti di vita, dalla famiglia allo studio, dal lavoro all’amicizia, fino al web. La differenza sostanziale rispetto ad altre realtà consiste nell’impostazione marcatamente ecclesiale, dove non si sposa una particolare idea di Chiesa, ma la Chiesa nel suo insieme".

Lisa Moni Bidin, perché avete inserito nel programma del seminario la presentazione della figura del futuro beato Giuseppe Toniolo?
"In Azione Cattolica parliamo di ‘santità nel quotidiano’ e il Toniolo esprime in maniera esemplare questo concetto: è riuscito ad essere, con la semplicità della sua vita, un credente ‘credibile’ e ha fatto bene tutte le cose che gli sono state chieste. È stato infatti fidanzato, sposo, padre di sette figli, studioso, docente, economista, sociologo, il tutto all’insegna dei valori cristiani vissuti con integralità, serietà e anche con grande gioia. Per l’aspetto dei suoi studi economici ha insegnato che prima della teoria economica c’è un’etica che deve essere riconosciuta e rispettata. Ed è stato esemplare anche per il suo servizio alla Chiesa, collaborando con essa fino ai più alti livelli".

Non c’è il rischio che i testi conciliari possano apparire ai giovani troppo "distanti"?
"Nel programma del seminario abbiamo puntato a ‘incuriosire’, per trasmettere cosa è stato il clima di quel tempo, recuperandone lo spirito e l’impegno dei padri conciliari. Quando ci si accosta ai testi fondamentali, ci si accorge che spesso è più difficile iniziare a farlo che poi leggerli e scoprirne la ricchezza di contenuti. Quindi l’intento è di offrire un’occasione per far conoscere il Concilio per poi poterlo ‘passare’, dai giovani di oggi alle generazioni che verranno. È una responsabilità che se non venisse attuata comporterebbe la perdita di un patrimonio grande".

(08 marzo 2012)

Altri articoli in Dossier

Dossier

Informativa sulla Privacy