Un nuovo stile

Il primo incontro all'Università Lateranense sulla "Sacrosanctum Concilium"

"Chiarire i termini del dibattito sull’interpretazione del Concilio". Inaugurando questo pomeriggio presso la Pontificia Università Lateranense il primo degli incontri di "Rileggere il Concilio. Storici e teologi a confronto", il rettore dell’Ateneo mons. Enrico dal Covolo ha spiegato i motivi dell’iniziativa. Sei conferenze promosse dalla Lateranense e dall’Institut français-Centre Saint-Louis (1° marzo – 17 maggio 2012) in preparazione al convegno internazionale che il Pontificio Comitato di scienze storiche promuoverà, sempre a Roma, dal 3 al 6 ottobre 2012 in collaborazione con la Lateranense in occasione del 50° anniversario del Concilio Vaticano II. Al centro dei sei appuntamenti le quattro Costituzioni, il Decreto sull’ecumenismo e la Dichiarazione sulla libertà religiosa.

Riforma nella continuità. Nell’interpretazione della storica assise, osserva mons. dal Covolo, esistono "due posizioni ermeneutiche ben distinte, e fra loro in buona parte contrapposte". Richiamando due "autorevoli interventi" di Benedetto XVI, il rettore ne cita l’"ermeneutica della discontinuità e della rottura", che "ha causato confusione", e la cosiddetta "‘ermeneutica della riforma’, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa". Le indicazioni del Papa, precisa il rettore, "orientano chiaramente i fedeli ad accogliere l”ermeneutica della riforma nella continuità’", ma occorre un’ulteriore indagine "paziente e sistematica" nei vari archivi storici del Concilio. Il convegno di ottobre avvierà tale ricerca: un secondo convegno verso fine 2015, nel 50° della chiusura dei lavori conciliari, ne illustrerà le conclusioni.

Cristiani nel mondo. Oggetto dell’incontro odierno la Costituzione liturgica "Sacrosanctum Concilium", promulgata da Paolo VI il 4 dicembre 1963 che, ha spiegato la storica Maria Paiano (Università degli studi di Firenze), ha l’obiettivo di "proporre la Chiesa come fondamentale punto di riferimento per tutti gli uomini", promuovendo la loro "crescita spirituale" attraverso "l’annuncio della Parola operato con la lettura dei passi della Scrittura e una predicazione in essi radicata". Dopo avere ripercorso la vicenda del movimento liturgico internazionale tra Ottocento e Novecento evidenziando i nessi di ogni fase della sua storia con il contesto sociale e culturale più ampio e le influenze provenienti dalle diverse aree linguistico-culturali, Paiano si è soffermata sulla "varietà di posizioni" dei padri conciliari e sulle diverse versioni che hanno preceduto la stesura finale della costituzione. "L’angoscia apostolica per l’allontanamento della Chiesa – ha detto – era sottesa alle richieste di rinnovamento liturgico di molti padri europei"; "diffusa in molti episcopati (europei e dei Paesi comunisti) era la riproposizione della liturgia come strumento per contrastare" la propagazione di "dottrine erronee". A tentare di rilanciarla per rifondare la società "in senso cristiano" furono in particolare i vescovi delle "Chiese del silenzio" o di "territori di missione" come Cina o Vietnam. Paiano ha fatto però notare che di queste esigenze "non vi è traccia nella ‘Sacrosanctum Concilium", e ha precisato: secondo la Costituzione, la liturgia alimenta la "presenza dei cristiani nel mondo". In altri termini, attraverso la partecipazione alla liturgia "i credenti devono sentirsi sollecitati ad impegnarsi in opere di apostolato", il cui fine, ha chiarito tuttavia la storica, non è la "riconquista cristiana della società" e neanche la "difesa dell’identità cattolica dagli ‘errori’ del mondo moderno". Fine "dell’apostolato (come della stessa riforma liturgica) è più semplicemente la partecipazione al culto" di quanti già credono, "per rendere lode a Dio".

Tre grandi assi. Con la "Sacrosanctum Concilium" "il Vaticano II ha voluto inscrivere l’idea che la liturgia non è solo ‘culto’, ma anche dono di grazia che Dio fa attraverso Cristo alla Chiesa intera", ha sottolineato il teologo Patrick Prétot (Institut catholique de Paris). Pur considerata "uno dei quattro documenti più importanti" del Concilio, ha osservato, la Costituzione "rimane al margine della riflessione teologica postconciliare"; tuttavia contiene "tre grandi assi" che rappresentano "una sorta di programma ancora attuale, specialmente in un tempo collocato da Benedetto XVI sotto il segno della nuova evangelizzazione". Anzitutto la "presenza di Cristo nelle azioni liturgiche". "La felice riscoperta dell’adorazione eucaristica – ha detto il teologo – perderebbe il proprio vigore se non si radicasse in questo aspetto decisivo dell’insegnamento conciliare". Quindi l’opera di Dio "che santifica gli uomini" i quali esprimono "lode e adorazione" nei Suoi confronti"; infine "l’attualizzazione del mistero pasquale" con l’affermazione che nella liturgia "e per suo tramite, soprattutto nel divino sacrificio dell’Eucaristia, ‘si esercita l’opera della nostra redenzione’". Definendo l’orizzonte "propriamente spirituale della vita liturgica", il documento, ha concluso Prétot, "può essere considerato una sorta di paradigma dell’intera opera conciliare; l’espressione di un nuovo stile" che ha creato un "nuovo linguaggio teologico" e un "nuovo stile ecclesiale".

(01 marzo 2012)

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