La finestra aperta

Perché entri aria nuova nella Chiesa e nel mondo

L’immagine della finestra, nelle parole di papa Benedetto. La troviamo nell’omelia pronunciata in occasione delle solenni esequie di Giovanni Paolo II, quando vede papa Wojtyla che, dalla finestra del cielo, guarda e torna a benedire i fedeli e la Chiesa. Ritroviamo, la finestra, nel discorso al Bundestag, il Parlamento federale tedesco, quando parla della ragione positivista che non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, e somiglia così agli edifici di cemento armato senza finestre, "in cui ci diamo il clima e la luce da soli" e non la vogliamo ricevere "dal vasto mondo di Dio". Invece dobbiamo aprire, anzi spalancare la finestra, e "dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra". Far entrare aria nuova.
La troviamo ancora nell’omelia pronunciata ai cardinali nella celebrazione domenicale in San Pietro. L’immagine, è la finestra dell’abside della basilica vaticana, sopra all’altare della cattedra, il complesso scultoreo del Bernini. La finestra, dice il Papa, "apre la Chiesa verso l’esterno, verso l’intera creazione, mentre l’immagine della colomba dello Spirito Santo mostra Dio come la fonte della luce".
Per Benedetto XVI la stessa Chiesa è "come una finestra, il luogo in cui Dio si fa vicino, si fa incontro al nostro mondo. La Chiesa non esiste per se stessa, non è il punto d’arrivo, ma deve rinviare oltre sé, verso l’alto, al di sopra di noi". Questo perché la Chiesa "ha il compito di aprire oltre se stesso quel mondo che tende a chiudersi in se stesso e portargli la luce che viene dall’alto, senza la quale diventerebbe inabitabile".

Quanta assonanza con le parole che Giovanni XXIII pronuncia l’11 ottobre 1962, aprendo i lavori del Concilio, già ad iniziare con l’incipit del discorso giovanneo: "Gaudet Mater Ecclesia, oggi gioisce la Santa Madre Chiesa per la novità di un incontro che, nell’attenzione ai segni dei tempi, vuole riproporre al mondo ‘il Cristo sempre splendente al centro della storia e della vita’". Certo sappiamo che l’allora giovane sacerdote Joseph Ratzinger ha preso parte all’assise come esperto al seguito dell’arcivescovo di Colonia cardinale Joseph Frings. Sappiamo anche che fondando nel 1972 la rivista "Communio", assieme a von Balthasar e De Lubac, Joseph Ratzinger ha voluto proprio proseguire l’impegno avviato dal Concilio, facendo entrare aria nuova, fresca, dentro le mura della Chiesa. Come diceva papa Roncalli, nel suo discorso di apertura, gli uomini o sono con Cristo "con la sua Chiesa, e allora godono della luce, della bontà, dell’ordine e della pace; oppure sono senza di lui, o contro di lui, e deliberatamente contro la sua Chiesa, causando confusione, asprezza di umani rapporti, e persistenti pericoli di guerre fratricide".
La finestra evoca per Benedetto XVI, apertura al mondo, così come la cattedra di Pietro è il riferimento costante alla fede e all’amore: anche il diritto, anche l’autorità nella Chiesa poggiano sulla fede, afferma Benedetto XVI. Come Roncalli che voleva il Concilio poggiasse proprio sull’apertura al mondo e sulla difesa e diffusione della verità, per "trasmettere pura e integra la dottrina, senza attenuazioni o travisamenti"; ma nello stesso tempo, senza discostarsi "dal sacro patrimonio della verità"; perché la Chiesa deve "guardare al presente, alle nuove condizioni e forme di vita, introdotte nel mondo moderno". Aria nuova, dunque, per contrastare anche quei "profeti di sventura" – come li ha chiamati papa Giovanni – che "annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo". L’ottimismo di Roncalli non nasconde le difficoltà, i problemi, ma li legge dicendo che l’umanità "sembra entrare in un ordine nuovo di cose" e nel momento attuale degli eventi umani "sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa".
La ricerca della verità nella carità, che in papa Giovanni è invito a "usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore"; è distinzione tra l’errante e l’errore; è andare incontro "alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento [della Chiesa] piuttosto che condannando".

La sintonia con Roncalli in Benedetto XVI passa da una seconda immagine, la cattedra di Pietro, per dire che "presiedere nella carità" significa "attirare gli uomini in un abbraccio eucaristico – l’abbraccio di Cristo – che supera ogni barriera e ogni estraneità, e crea la comunione dalle molteplici differenze. Il ministero petrino è dunque primato nell’amore in senso eucaristico, ovvero sollecitudine per la comunione universale della Chiesa in Cristo". La Chiesa non si auto-regola, "non dà a se stessa il proprio ordine, ma lo riceve dalla Parola di Dio, che ascolta nella fede e cerca di comprendere e di vivere". Una fede egoistica sarebbe una fede non vera".
E torniamo così a quella finestra che si apre al mondo, che vuole far entrare aria nuova, fresca; finestra che indica prospettive nuove. "Dominio e servizio, egoismo e altruismo, possesso e dono, interesse e gratuità" sono logiche "profondamente contrastanti", dice papa Benedetto, che "si confrontano in ogni tempo e in ogni luogo". La cattedra di Pietro ci ripropone certo il concetto di autorità, "ma di quella di Cristo, basata sulla fede e sull’amore". È il Concilio che continua ad accompagnare il cammino della Chiesa e degli uomini.

Fabio Zavattaro

(22 febbraio 2012)

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