Scrivere a due mani

SETTIMANA SOCIALE

Si sono incontrate per scrivere insieme pagine di speranza nell’agenda per l’Italia.
La cultura della gente e la cultura di quanti, per professione, impegnano la vita nello studio e nella ricerca.
La fede della gente e la fede degli intellettuali.
Fede e cultura si sono date appuntamento alla 46ª Settimana Sociale di Reggio Calabria manifestandosi nei volti e nei pensieri degli oltre 1.200 delegati e in quelli degli intellettuali incaricati di offrire elementi e spunti di analisi e approfondimento.
È anche questo un frutto di quel progetto culturale orientato in senso cristiano che, dal convegno ecclesiale di Palermo nel 1995, ha progressivamente trovato accoglienza nella realtà del territorio come nelle sedi propriamente dedicate alla ricerca.
Si è nel tempo creata una feconda intesa, si è sviluppata una singolare comunicazione tra queste due realtà, differenti ma unite nel dire, con i loro specifici linguaggi, le ragioni della speranza cristiana.
Si è lavorato molto in questi anni per far crescere nella comunità cristiana competenze, responsabilità e sensibilità in ambito culturale.
In questo contesto il laicato cattolico italiano ha fatto passi decisi nella direzione di una fede pensata ed è oggi ben consapevole che questo non è il tempo delle lamentele e delle paure ma è il tempo delle responsabilità e del coraggio.
Con questo atteggiamento i delegati delle diocesi italiane, espressione della quotidianità e del territorio, hanno preso la parola sui temi della Settimana Sociale dopo avere ascoltato gli intellettuali. Un ascolto attivo nel desiderio di rispondere insieme e a pari dignità alle domande, alle preoccupazioni e alle angosce dell’uomo di oggi.

La vivacità e la concretezza dell’esperienza della gente si è misurata con il rigore dell’analisi e della ricerca.
Un incontro fecondo, per crescere insieme, per offrire un contributo unitario alla costruzione del bene comune.
Questa Settimana Sociale conferma che la distanza tra le due dimensioni del vivere e del pensare, quella "popolare" e quella "elitaria", si è accorciata molto senza perdere in qualità: la fatica e la bellezza del pensare sono più che mai una ricchezza e una responsabilità condivise.
L’agenda della speranza per il nostro Paese verrà così scritta a due mani.
Una novità, questa, che potrebbe anche sfuggire a chi si ostina a guardare l’evento ecclesiale con le lenti dell’ideologia. Una novità che non sfugge però all’osservazione di quanti camminano con onestà intellettuale sul sentiero della ricerca della verità e della felicità.
Infastidisce alcuni una Chiesa e un laicato cattolico che su questa strada sono intenti a fare dell’impegno culturale e politico un atto di speranza e di amore per la città. Per togliere questo fastidio si ricorre al silenzio mediatico.
Non é una scelta nuova ed è sempre stata una scelta perdente. Come ignorare la voce di 1.200 persone che si confrontano sul futuro di un Paese e intendono scrivere per questo stesso Paese un’agenda della speranza?
La domanda rimane aperta mentre la prima pagina dell’agenda della speranza è stata scritta a due mani a Reggio Calabria.

Sir

(17 ottobre 2010)

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