Una coscienza nuova

SETTIMANA SOCIALE

"Sempre ripartire da Dio": è la radice di quel dinamismo che è al cuore della proposta della Settimana Sociale, ormai nel vivo dei suoi lavori. Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco nell’omelia della celebrazione nella cattedrale di Reggio Calabria. Questo significa rifiutare qualsiasi riduzione e dare una risposta radicale alla questione sulla speranza per l’Italia.
È un modo per superare quel senso di spaesamento che Ornaghi ha illustrato con grande finezza, spiegando le dinamiche della politica, in stretta continuità con la prolusione del presidente della Cei, che ha aperto i lavori della Settimana Sociale. È una politica ormai molto diversa da quella del XX secolo. E forse qui sta il punto vero non solo della Settimana Sociale, ma della questione che sta sotto.

Il grande richiamo che questo appuntamento ha avuto, la presenza così significativa di giovani, dicono della sensazione profonda che ci troviamo ad un momento di passaggio. Si è conclusa una fase, quella che ha caratterizzato i primi anni Novanta, la implosione della Dc e le sue lunghe conseguenze immediate.
Sembra di percepire che oggi il bricolage dei frammenti prodotti da quell’evento, che di fatto ha occupato gli ultimi quasi vent’anni si sia ormai esaurito. Si avverte l’esigenza di qualcosa di nuovo, anche se dai contorni non decifrabili. Sembra che qualcosa possa nascere, ma che questo fatto non sia scontato, cioè che la fine di una fase della vicenda del "movimento cattolico" possa anche non corrispondere ad un nuovo inizio.

C’è però la certezza che un patrimonio non può andare disperso, quello dell’operosità dei cattolici nella società italiana e, nello stesso tempo, che la nuova intrapresa non possa che essere plurale, affidata cioè ai molti soggetti che caratterizzano l’articolazione del mondo cattolico italiano, collettiva e convergente, secondo un modello appunto fino in fondo ecclesiale.
Abbiamo di fronte, come ha spiegato Gotti Tedeschi, una stagione economica magra: bisognerà, se non ci sono eventi traumatici dietro l’angolo, gestire un processo di riconversione, di aspettative decrescenti, in un mondo che non solo cambia, ma sembra farlo scontando alcune strutturali incertezze. È sicuro comunque che la prospettiva della dottrina sociale regge, anzi, è un riferimento efficace.

E questo conferma la sensazione, che cioè sta cominciando qualcosa. Non bisogna avere fretta, bisogna puntare sui contenuti, sia, soprattutto, quelli profondi, fondativi, sia quelli oggetto dei sei punti più specifici "in agenda", discussi in questi giorni nei vari gruppi, con centinaia di interventi.
Matura così una coscienza di nuova soggettività: un fatto dirompente, in una logica di frammentazione crescente e radicale. Ci sono processi storici che la forza delle cose impone. Anche se l’esito è imprevedibile, bisogna accompagnarli, senza fretta, ma con determinazione. Forse è questo il valore, il significato e la prospettiva che può uscire da Reggio Calabria, per tutta l’Italia.

Sir

(16 ottobre 2010)

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