Le cinque priorità

SETTIMANA SOCIALE

Con la terza sessione dei lavori della Settimana Sociale, venerdì 15 ottobre, si sono avviate le cinque assemblee tematiche su lavoro e impresa, educazione, immigrazione e inclusione, mobilità e sviluppo, transizione istituzionale. La prima, dal titolo "Intraprendere nel lavoro e nell’impresa", è stata introdotta da Michele Tiraboschi, docente di diritto del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia. "Il contributo dei cattolici al dibattito sul lavoro – ha affermato – è un contributo di verità; un contributo al dialogo e al confronto di merito". "Chi in quest’ultimo decennio, a partire dall’approvazione del pacchetto Treu e della legge Biagi, ha seguito da vicino le complesse tematiche del lavoro e dell’impresa, registra numerosi elementi di allarme e preoccupazione che potrebbero trovare un potente detonatore – ha sottolineato – nella crisi economica internazionale in atto e nella crescente disoccupazione". "Pare davvero difficile costruire un’agenda di speranza in un contesto di odio e di delegittimazione sistematica dell’avversario", ha aggiunto esortando ad "aprirsi alle ragioni dell’altro, abbassando i toni e il livello di aggressività".

Il ruolo dell’educazione. "È l’attuale generazione adulta che è in crisi, forse più di quella dei giovani faticosamente in cerca di domani cui essa dovrebbe attendere". Così si è espresso Augusto Sabatini, presidente del Tribunale dei minori di Reggio Calabria, che ha introdotto la seconda area tematica su "Educare per crescere". Per il relatore, si tratta di "una crisi profonda: vocazionale, e non solo di abilità e linguaggi". Nell’attuale fase storica e culturale, per Sabatini, anche le sue "strutture educative" sono "discontinue": "Alla disponibilità, ancora consistente, di strutture per la grande accoglienza fa da contraltare disarmante il loro abbandono, il loro restare chiusi per larga parte della settimana, non solo perché molti non ci vanno più, ma anche perché troppo pochi sono rimasti quelli che ne garantiscono l’apertura e il funzionamento". In altre parole, "si moltiplicano le occasioni di massa, ma s’indebolisce il dialogo diretto, l’incontro personale durevole".

In Italia cristiani da 190 Paesi. "L’ondata migratoria in Italia ha interessato soprattutto le regioni del Nord (60%), in secondo luogo le regioni del Centro (25%) e meno il Sud (15%)": è uno degli aspetti messi a fuoco da mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, che ha introdotto i lavori dell’area sull’inclusione sociale. "L’immigrazione in Italia ha portato anche ad incontrare l’esperienza di fede di cristiani provenienti da oltre 190 Paesi del mondo. Infatti, degli oltre 4 milioni di immigrati, 2.011.000 sono cristiani, di cui 1.105.000 (28,4%) ortodossi". La massiccia presenza di immigrati cristiani in Italia ha conseguenze sulla vita di parrocchie e diocesi. Mons. Perego ha spiegato che si contano "oltre 730.000 fedeli in più, nelle parrocchie o negli oltre 700 centri pastorali, che vedono anche la presenza di oltre 3.000 presbiteri e di oltre 3.000 religiose". Ha poi aggiunto che "in alcune regioni questa presenza raggiunge il 15% del presbiterio (Marche, Toscana, Lazio); in almeno 20 diocesi italiane entro il prossimo decennio i presbiteri provenienti da altri Paesi saranno tra il 70 e l’80% del presbiterio".

Per la "mobilità sociale". "Rompere la spirale negativa che combina il rallentamento della crescita economica e l’aumento delle disuguaglianze con la riduzione dell’iniziativa e delle aspettative individuali". È questo il "problema che il Paese ha davanti", in materia di mobilità e sviluppo. Lo ha detto Mauro Magatti, preside della facoltà di sociologia dell’Università Cattolica, introducendo l’area tematica su "Slegare la mobilità sociale". "Un’ampia quota della popolazione italiana fatica a conservare la condizione sociale e il livello di benessere raggiunti nei decenni precedenti, con aspettative tutt’altro che ottimistiche sul futuro", ha affermato. "L’Italia si rivela una società che, nei decenni passati, ha saputo offrire molte opportunità ai suoi cittadini, indipendentemente dalla classe di origine", ma oggi questo non sembra avvenire più. Per invertire la tendenza, è necessario secondo Magatti "concentrarsi su scuola e università, in un’Italia in cui "il numero dei drop out rimane molto elevato" e "la quota dei laureati è la più bassa tra i Paesi avanzati" e dove infine "l’università sta perdendo posizioni invece di guadagnarne".

Per una "democrazia governante". "Se governi deboli, colonizzazione della società civile e blocco del pluralismo istituzionale furono le due coordinate della formula democratica del dopoguerra, oggi questa formula non è più adeguata". Lo ha detto Luca Antonini, docente di diritto costituzionale all’Università di Padova, introducendo il tema "Completare la transizione istituzionale". "Alla colonizzazione della società civile e al centralismo è utile che si sostituisca la sussidiarietà, sia orizzontale sia verticale", ha detto, sottolineando che "il federalismo fiscale, ora, si pone come il più imponente processo di razionalizzazione del sistema italiano di finanza pubblica degli ultimi 30 anni", perseguendo "un percorso che mantenendo molto alto il tasso di solidarietà, determina insieme una forte lotta agli sprechi che oggi esistono".

(15 ottobre 2010)

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