Con umiltà e coraggio

SETTIMANA SOCIALE

"Essere trasparenza di Dio. La trasparenza è coerenza, la coerenza è umiltà e coraggio", i cattolici, a motivo della loro fede, hanno questa prima testimonianza da offrire al Paese. Lo ha ricordato il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, all’omelia della messa che ha aperto la seconda giornata della 46ª Settimana Sociale in corso a Reggio Calabria. Una messa che, ha detto, "non é punto del programma" della Settimana Sociale ma "una finestra" dalla quale "entra una luce e si crea un vortice luminoso e amante verso Dio". Nel concreto, ha sottolineato il cardinale, "in quest’ora esigente" un cattolico non può "tacere l’assoluta novità della fede" e neppure può mancare alla "duplice fedeltà a Dio e all’uomo". Solo così egli sarà "capace di segnare la storia" e costruire "una città dove l’uomo si sente veramente a casa". Si tratta di guardare alla realtà nel nostro Paese "con lo sguardo e con il cuore di Dio" e con quella "grande speranza" che dà significato alle "piccole speranze di cui abbiamo bisogno".

Federalismo solidale e "visione cattolica". "Un federalismo bene inteso e correttamente applicato costituisce la principale e forse ormai unica soluzione alle lacerazioni che, anziché comporsi, spesso si allargano e moltiplicano tra il Nord e il Sud dell’Italia". Ne è convinto Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica, che ha aperto la seconda giornata della Settimana Sociale. "Un federalismo ideologicamente inteso e realizzato è inevitabilmente destinato a spezzare l’unità sostanziale del nostro Paese", ha ammonito il relatore, mentre un federalismo "ben inteso e correttamente applicato" è una "possibile composizione politico-istituzionale di una frattura che sempre più incombe sull’intero Paese. E che sempre più condizionerà non solo le prossime configurazioni dei partiti, ma anche le residue probabilità di non cadere definitivamente nella stagnazione dell’attuale politica". Per Ornaghi, un federalismo "autenticamente solidale potrebbe avere due importanti effetti positivi per il futuro": in primo luogo, "richiamerebbe sia il Nord sia il Sud a far crescere e praticare quella virtù della ‘responsabilità’ – spesso evocata e raramente praticata – non solo nei confronti dell’intero Paese, ma anche rispetto a se stessi". In secondo luogo, "per essere applicato con successo, un federalismo solidale comporterà di necessità la formazione e il radicamento di un ceto politico" con le "rappresentanze sociali". "I problemi del presente richiedono certamente giudizi franchi e valutazioni differenti o anche contrastanti", ha ammesso Ornaghi, ma "sollecitano un nostro contributo fattivo e scevro da preconcetti, sul federalismo, sulla riforma elettorale, o sulla scuola e su tutte le quotidiane traduzioni di un welfare che per un tempo imprecisabile sarà costretto a fare i conti con risorse limitate". "Senza una tale visione genuinamente cattolica – ha concluso il relatore – ogni pur rinnovata forma della nostra presenza pubblica e politico-partitica diventerebbe una mera ‘parte’ fra la pluralità delle parti, destinata, più che a ‘contare’, a essere contata".

Lo spazio politico europeo. "Lo spazio politico europeo è forse uno di quelli che si è maggiormente avvantaggiato, almeno per ora, della moltiplicazione delle arene significative per la politica internazionale": lo ha detto Vittorio Emanuele Parsi, docente di relazioni internazionali all’Università Cattolica. Riflettendo sul ruolo dell’Europa nel contesto mondiale e in esso del compito affidato ai cristiani per lo sviluppo di relazioni internazionali che favoriscano pace e sviluppo, Parsi ha affermato che "l’Europa resta uno dei luoghi di eccellenza dell’azione della società civile, articolata in innumerevoli punti di vista non necessariamente, e per fortuna, concordi sulla visione del sistema politico internazionale e sulla stessa idea d’Europa". Ha poi parlato delle "differenze tra Paese e Paese e all’interno dei singoli Paesi" che – ha detto – "restano sostanziali: basti pensare all’incandescente campo della ‘bio-politica’ o alla regolazione dei rapporti tra lo Stato e le autorità religiose, o all’effettivo ambito di esercizio della libertà religiosa, con particolare attenzione alle manifestazioni più appariscenti o pubbliche delle più intime scelte di fede".

Senza figli non si esce dalla crisi. "L’origine della crisi economica? Il fatto che le famiglie non fanno più figli". Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, ha spiegato anzitutto così ai delegati della Settimana Sociale "la crisi economica globale". Per il banchiere, "il crollo della crescita demografica nei Paesi occidentali ha determinato un calo del Pil, accompagnato da altri fenomeni come la crescita dei costi fissi, la diminuzione dei risparmi, l’aumento delle tasse. Tra i tentativi di compensazione si è cercato di aumentare la produttività, si è percorsa la strada della delocalizzazione, ma anche la strada pericolosissima della crescita a debito". Per Gotti Tedeschi, l’uscita dalla situazione determinatasi "può avvenire per diverse strade, dal default come da modello Argentina, alla bolla finanziaria, fino all’austerità". "Senza fare figli si può vivere, ma cambia il ciclo economico, non c’è ricchezza, si cresce solo per i consumi". Uno scenario che chiede un’inversione di tendenza. "Deve riprendere il circolo virtuoso – ha detto ancora il presidente dello Ior – anche se il momento attuale è difficile. Si sente la povertà e questo scoraggia le coppie, disincentiva a fare figli. Eppure questi sono il valore più grande. Sarebbe opportuno fare subito una politica di incentivi finanziari e fiscali per le famiglie, per la loro formazione e per il sostegno all’educazione dei figli. Sgravi fiscali per le spese scolastiche, fino a completamento del ciclo di studi. E incentivazioni alle imprese per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro. Così potremmo sperare di combattere la paura".

(15 ottobre 2010)

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