Essere protagonisti

SETTIMANA SOCIALE

Sono riprese ormai da vent’anni e da vent’anni le Settimane Sociali ritmano un dialogo continuo sulle prospettive dell’Italia. Nell’aprile 1991, il tema definisce il nuovo quadro in cui l’impegno sociale non può non collocarsi, all’indomani della caduta del muro di Berlino: “I cattolici e la nuova giovinezza dell’Europa”.
Passano due anni e a Torino, nell’autunno 1993, si pone la questione dell’unità d’Italia, di fronte alle pulsioni secessioniste e a tangentopoli. È finita la Democrazia cristiana, è finita “l’unità politica”. Prendendone atto con realismo nel tema della Settimana, compaiono le parole chiave del dibattito politico-culturale di questi decenni: “Identità nazionale, democrazia e bene comune”. Verso la fine del decennio il tema della Settimana Sociale di Napoli, nel novembre 1999, mette in evidenza di questo circuito – identità nazionale, democrazia, bene comune – una sorta di pre-requisito essenziale, ritornando così alla radice della dottrina sociale e dell’impegno sociale dei cattolici: “Quale società civile per l’Italia di domani?”, dove il punto interrogativo evidenzia le molte incertezze del momento storico.

L’impegno è guardare avanti, offrire prospettiva ad un Paese che rischia di passare il secolo sempre intento alla rincorsa di una stabilità che rischia di sfuggire, in un quadro ormai dilatato e, nello stesso tempo, frammentato. Il tema della Settimana di Bologna, nell’ottobre 2004 è: “La democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri”. In quella sede si certifica, inoltre, la nuova importanza della “biopolitica”. Come il XIX secolo aveva affrontato la questione sociale, il XX secolo la questione della democrazia di fronte ai totalitarismi, così il XXI impone i risvolti molteplici della “questione antropologica”.
Coerentemente allora, nell’ottobre 2007 il tema della Settimana Sociale, quarantacinquesima della serie, svoltasi a Pistoia e Pisa, nel centenario del primo appuntamento, ritorna alle radici e traguarda le nuove prospettive: “Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano”. Rilanciare il bene comune come quadro di riferimento per tutti definisce anche il ruolo dei cattolici, del mondo cattolico, in un dibattito sul futuro che, negli anni più recenti, la crisi globale ha reso sempre più urgente e arduo.

Nel tema della Settimana Sociale di Reggio Calabria, “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”, si legge proprio questo dinamismo. Che ha innanzitutto una radice culturale e spirituale: l’ha definita con grande profondità papa Benedetto XVI nella sua enciclica sulla speranza (n.22) e poi nei grandi discorsi all’Occidente: “È necessaria un’autocritica dell’età moderna in dialogo col cristianesimo e con la sua concezione della speranza. In un tale dialogo anche i cristiani, nel contesto delle loro conoscenze e delle loro esperienze, devono imparare nuovamente in che cosa consista veramente la loro speranza, che cosa abbiano da offrire al mondo e che cosa invece non possano offrire”. Per essere, come si vuole essere, protagonisti.

Francesco Bonini

(13 ottobre 2010)

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