Una casa di preghiera

SINODO MEDIO ORIENTE

Con l’inaugurazione della mostra multimediale “Abana – Padre Nostro” si è aperto il 10 ottobre a Roma, in concomitanza con l’apertura dell’assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, “Sguardi sui cristiani del Medio Oriente”, lo spazio culturale promosso dalla Custodia di Terra Santa, dalle Edizioni Terra Santa, dall’Azione Cattolica italiana e dal Fiac (Forum internazionale di Azione Cattolica), in collaborazione con Pax Christi Italia, Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) Lazio e Cimi (Conferenza degli istituti missionari italiani). Intervenendo alla presentazione dell’iniziativa – due settimane di dibattiti e approfondimenti sulla situazione dei cristiani in Medio Oriente che accompagneranno lo svolgimento del Sinodo – mons. Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo, ha detto: “In una stanza buia una piccola luce illumina tutta la sala e questo vale anche per i pochi cristiani del Medio Oriente, che anche in piccolo numero sono destinati a illuminare tutta la loro società. Spesso c’è la sensazione di essere in circolo vizioso di vendetta e di violenza, ma i cristiani possono rompere tutto questo”.

Comunione e testimonianza. Secondo mons. Eterović, l’iniziativa “fa conoscere la realtà” dei cristiani” di questa regione, “ricca della presenza di sei Chiese orientali sui iuris e di quella di rito latino”. “Come ha ripetuto questa mattina Benedetto XVI, senza comunione non c’è testimonianza”, ha concluso il presule, per il quale “la sfida del Sinodo è aumentare la comunione in ogni singola Chiesa per poi aumentare la comunione tra le diverse tradizioni”. “Il fatto di essere minoranza” in Terra Santa “non ci dà nessun complesso” ha assicurato mons. Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme. “Il dialogo è difficile ma ci crediamo, anche aspettando ciò che verrà fuori dal Sinodo”. “Oggi – ha spiegato – dialogare è un problema, soprattutto con gli ebrei, perché è un dialogo fra occupanti e occupati”. Quella di questi giorni è un’occasione “per raccontare gli aspetti positivi della nostra realtà: le centinaia di congregazioni religiose, le quattordici case contemplative che non fanno che pregare per la pace, e poi la presenza dei pellegrini, sempre benvenuti, testimoni per noi cristiani che c’è chi ci è vicino e prega con noi per la pace, e anche per ebrei e musulmani che la nostra terra è una casa di preghiera”.

Un piccolo “concilio”. Per padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa, “sono così tante le attese per il Sinodo che finiranno per esserci anche tante delusioni: dobbiamo accostarci alla complessità delle questioni con umiltà e con la disponibilità ad ascoltare”. “Questo – ha continuato – è un piccolo ‘concilio’ del Medio Oriente, perché sono rappresentate tutte le realtà. Sarà un’esperienza di comunione e di scambio di esperienze, per scoprire che nonostante le diversità abbiamo tanto in comune. E sarà un’occasione anche per l’Occidente, per far conoscere oltre gli aspetti del conflitto che pure esiste, la vitalità, l’appartenenza, l’identità e la forza della nostra testimonianza”. “Ci auguriamo che questi ‘sguardi’, seppur limitati, offrano l’opportunità di conoscere i testimoni e la vita della comunità cristiana”, di “assumere informazioni dirette e di approfondire le notizie, che spesso sono superficiali e insufficienti, su una realtà complessa e plurale”, ha aggiunto Emilio Inzaurraga, coordinatore segretariato Fiac e presidente Azione Cattolica argentina. “Come laici di Azione Cattolica – ha assicurato – siamo disponibili a intensificare il nostro impegno, che oggi è già forte, soprattutto in Terra Santa”.

Messaggio di speranza. Di Sinodo quale “momento importante in un lungo processo di riflessione e comunicazione nella Chiesa e per il mondo, cominciato già con il viaggio del Papa a Cipro”, ha parlato padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana. Un processo che, ha sottolineato, “continua in questi giorni e proseguirà con il messaggio finale e con l’esortazione post-sinodale, che andrà comunicata e spiegata a un pubblico il più ampio possibile”. Il Sinodo “non è quindi un momento isolato ma s’inserisce nella missione della Chiesa di comunicazione del suo messaggio di speranza” e in questa cornice si colloca anche il “significato di questo spazio” che ne accompagna lo svolgimento. La mostra itinerante “Abana – Padre Nostro” consiste in ventiquattro pannelli fotografici e due postazioni multimediali che raccontano la situazione dei cristiani in Medio Oriente, in particolare in tre aree: Terra Santa, Penisola arabica e Iran”. “Scatti che nascono da un dialogo e una vicinanza con quelle comunità – ha spiegato Fabio Proverbio, autore del reportage fotografico al centro della rassegna – scatti che provano a raccontare” la realtà, “la ricchezza, le difficoltà, a volte anche il pericolo che caratterizza la vita dei cristiani in Medio Oriente”. La mostra (prima tappa, dopo Roma, Pavia), rimarrà aperta e visitabile fino a domenica 24, giorno di chiusura del Sinodo. Il programma degli appuntamenti è su www.sguardisulsinodo.altervista.org.

(11 ottobre 2010)

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