La grande attesa

SINODO MEDIO ORIENTE

Mancano pochi giorni all’inizio dell’assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi. I lavori, che si svolgeranno in Vaticano dal 10 al 24 ottobre, saranno centrati sul tema: “La Chiesa cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola’ (At 4, 32)”. Ad aprire l’assise, domenica 10 ottobre, sarà Benedetto XVI con la celebrazione eucaristica nella basilica vaticana (ore 9.30). Il conto alla rovescia è, quindi, iniziato, mentre si vanno mettendo a punto gli ultimi preparativi necessari. Ne parliamo con mons. Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei vescovi.

L’assemblea speciale per il Medio Oriente rappresenta una novità, visto che in passato non ci sono stati Sinodi regionali, ma solo generali, continentali o riguardanti un solo Paese (Olanda e Libano). Quali le attese per questo evento?
“Il Sinodo dei vescovi è un’istituzione dinamica al servizio della comunione ecclesiale che si presta a formule nuove come è appunto la celebrazione dell’assemblea speciale per il Medio Oriente. Si tratta di un’assise sinodale di carattere regionale, ma assai significativa per tutta la Chiesa, considerando l’importanza del Medio Oriente, della Terra Santa, per la Chiesa universale, anzi per tutti i cristiani. Non sorprende pertanto la grande attesa per tale assemblea speciale, anche presso altre Chiese e comunità ecclesiali i cui rappresentanti, come delegati fraterni, prenderanno parte all’importante evento”.

Quali altre differenze rispetto ai Sinodi precedenti?
“Senza entrare in dettagli di natura tecnica, si può sottolineare una duplice novità. La prima consiste nella convocazione stessa dell’assemblea speciale che già di per sé rappresenta una novità. Essa corrisponde al desiderio di molti vescovi della regione, come pure alla sensibilità pastorale del Santo Padre Benedetto XVI che ha percepito la reale situazione dei cristiani durante le sue visite apostoliche in Turchia, Giordania, Israele, Palestina e Cipro. Il secondo aspetto è la composizione dell’assise sinodale che rifletterà la realtà della Chiesa cattolica in Medio Oriente. In tale regione, oltre la Chiesa di tradizione latina, vi sono 6 Chiese orientali cattoliche con a capo un patriarca. Tutti loro con i vescovi delle rispettive Chiese prenderanno parte all’assise sinodale in modo che la percentuale di padri sinodali di tradizione orientale sarà molto più grande di quella di tradizione latina. Nelle assemblee ordinarie generali accade il contrario, cioè i vescovi di tradizione orientale sono in minoranza”.

Tra i temi portanti dell’assemblea ci saranno la comunione, la testimonianza dei cristiani e il dialogo interreligioso a favore della costruzione della pace in Medio Oriente. Quale può essere il contributo della Chiesa cattolica in tale senso?
“La finalità del Sinodo sarà prevalentemente pastorale, come indica il tema ‘La Chiesa cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza’. I padri sinodali sono invitati ad approfondire i legami di comunione a livello di ogni Chiesa orientale cattolica, tra le rispettive Chiese sui iuris, inclusa anche la Chiesa di tradizione latina. Una rinnovata comunione, che si esprime a livello catechetico, pastorale, come pure in progetti di promozione umana, diventerà la migliore testimonianza nei riguardi degli appartenenti ad altre Chiese e comunità ecclesiali e faciliterà alquanto il dialogo ecumenico. La testimonianza di vita evangelica dei cristiani, presi personalmente e come comunità, è assai importante anche per promuovere il dialogo con gli ebrei, con i quali la Chiesa ha rapporti del tutto particolari, come pure con i musulmani che rappresentano la maggioranza della popolazione in vari Paesi del Medio Oriente. Si tratta di un contributo essenziale della Chiesa che non mancherà di avere influssi positivi su tutta la società, appoggiando progetti di pace e di giustizia che presuppongono il perdono e la riconciliazione, valori indispensabili per ristabilire il dialogo nella verità e nella carità a beneficio di tutti gli uomini di buona volontà della regione”.

Quali le sfide e i punti di forza della Chiesa in Medio Oriente?
“Per la Chiesa una delle sfide più importanti è la testimonianza cristiana a livello personale, familiare e sociale. Il Sinodo si propone di rafforzare l’identità dei cristiani in Medio Oriente tramite la Parola di Dio, l’Antico e il Nuovo Testamento, e tramite la celebrazione dei Sacramenti. Un cristiano cosciente della sua vocazione nella Terra Santa, sarà lieto di potervi restare, vivere con la sua famiglia e la comunità, continuando ad offrire un contributo specifico, proprio dei valori del Vangelo, alla costruzione di una società più prospera e pacifica. A livello sociale non mancano altre sfide: l’emigrazione e il numero sempre più ridotto di cristiani in alcuni Paesi, la mancanza di libertà religiosa, l’apparizione del fondamentalismo, la violenza, l’incertezza del futuro soprattutto per i giovani. La forza dei cristiani è la fede in Dio Uno e Trino, Padre, Figlio e Spirito Santo, che essi hanno ereditato dai loro antenati. In queste terre benedette i cristiani hanno vissuto in continuità dal tempo di Gesù, da quasi 2000 anni, nonostante le grandi turbolenze della storia. Tale fatto offre la speranza che, sotto l’azione dello Spirito Santo, i cristiani resteranno nei loro Paesi anche in futuro, in modo che la Terra Santa non diventi una terra piena di preziosi monumenti storici, bensì una Chiesa viva, costruita da pietre vive che sono i cristiani. Attualmente nel Medio Oriente su una popolazione di 356.000.000 di persone vi sarebbero circa 20.000.000 di cristiani di cui 5.000.000 di cattolici”.

Come fermare l’esodo dei cristiani dai Paesi mediorientali?
“Promuovendo la pace a tutti i livelli. Ovviamente, in tale urgente compito, un ruolo importante ha la comunità internazionale, soprattutto i Paesi che hanno la possibilità e la volontà di favorire in modo efficiente la pace tra i popoli da decenni in guerra, ma che sono chiamati a vivere l’uno accanto all’altro, rispettando i mutui diritti e doveri. La Santa Sede e il Santo Padre appoggiano ogni iniziativa di pace e di giustizia a beneficio della popolazione che è la grande vittima degli scontri e delle ingiustizie. Da parte sua, la Chiesa cattolica è impegnata nel promuovere i valori del Vangelo, tra cui quelli della pace e della giustizia, con il suo insegnamento e con le sue istituzioni come le scuole e le opere sociali che sono in genere aperte anche ai membri di altre denominazioni religiose. Occorre vincere il fatalismo. Con la grazia di Dio la pace è possibile. Tutti ne hanno da guadagnare. Pertanto si tratta di un bene prezioso da raggiungere il più presto possibile. La pace, poi, è il presupposto di uno sviluppo armonioso delle rispettive società che non solamente bloccherebbe l’esodo, bensì permetterebbe il ritorno alle loro case di tanti uomini e donne che la violenza, la guerra e la povertà hanno costretto ad emigrare”.

Qual è il suo “augurio” per la prossima assemblea?
“Che essa possa contribuire a realizzare l’ideale della comunità cristiana, descritto negli Atti degli Apostoli e che il Santo Padre Benedetto XVI ha scelto come motto dell’assise sinodale: ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola’ (At 4,32). In tale modo, i cristiani potranno dare il loro insostituibile contributo nella promozione della pace, adoperandosi affinché il Signore Dio rivolga il suo volto alla Terra Santa e le ‘conceda pace’ (Nm 6,26); nella giustizia, dando il loro apporto affinché il Medio Oriente diventi terra ove per tutti ‘scorre latte e miele’ (Es 3,17); nell’amore, testimoniando non solamente con parole bensì con la vita che ‘Dio è amore’ (1 Gv 4,8), che occorre amare Dio e il prossimo, inclusi i propri nemici (cfr Lc 6,36), per essere, secondo le parole di Gesù Cristo ‘misericordiosi come il Padre… è misericordioso'” (Lc 6,36)”.

(06 ottobre 2010)

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