Un’esigua minoranza

SINODO MEDIO ORIENTE

In vista dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi (Vaticano, 10-24 ottobre 2010) sul tema “La Chiesa cattolica nel Medio Oriente: Comunione e testimonianza. ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola’ (At 4,32)”, presentiamo una scheda riassuntiva riguardante i cristiani mediorientali, suddivisa per Paesi. Il Sinodo toccherà la realtà di oltre 16 milioni di cristiani (di cui 5,7 milioni di cattolici) – erano 50 milioni alla fine della seconda guerra mondiale – che vivono in mezzo a 360 milioni di abitanti di Paesi arabi e non arabi di una vasta area geografica che va dall’Egitto alla Turchia, dall’Iran a Israele, dai Paesi del Golfo, fino all’Iraq, il Libano, la Siria, la Giordania, la Palestina e Cipro (Fonti: Patriarcato Latino di Gerusalemme, Annuario Statistico della Chiesa).

Turchia. Conta 74,8 milioni di abitanti, di cui la maggioranza è musulmana. I cristiani sono 100.000, di questi i cattolici sono 37 mila. La Turchia è un Paese laico, in cui la religione (Islam) è separata dallo Stato. Tra gli obiettivi del Paese entrare nell’Unione europea. La Chiesa cattolica non è riconosciuta dallo Stato e ha molte limitazioni come non poter avere seminari, scuole, acquistare o erigere nuovi luoghi di culto. Esemplare è la vicenda della chiesa-museo di san Paolo, a Tarso, per la cui concessione come luogo di culto permanente di culto la Chiesa locale è ancora in attesa. Le Chiese cristiane in questi ultimi anni hanno subito diversi episodi di violenza: il 5 febbraio 2006 a Trebisonda viene ucciso don Andrea Santoro, il 18 aprile 2007 a Malatya tre cristiani evangelici vengono torturati e uccisi mentre erano intenti a stampare Bibbie in lingua turca nella loro casa editrice. Il 16 dicembre 2007 padre Adriano Franchini, cappuccino italiano da 27 anni in Turchia, viene accoltellato a Smirne e il 3 giugno 2010, mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia, viene assassinato nella sua abitazione ad Iskenderun dal suo autista, il 27enne Murat Altun.

Iran. È un Paese dove l’Islam sciita è dominante in tutti i settori della società. I musulmani sono 72 milioni, mentre i cristiani sono 100.000, così ripartiti, 80 mila armeni gregoriani, 8 mila caldei ortodossi, 5 mila protestanti. I cattolici sarebbero 8 mila, tra caldei, latini e armeni. Le notizie provenienti dall’Iran confermano l’esistenza di una comunità battista molto attiva che ha guadagnato la conversione al cristianesimo di migliaia di persone. Un convertito è trattato come un rinnegato, perché si trova a tradire l’Islam e ad appoggiare il nemico per eccellenza, cioè gli Usa. In Iran vige libertà di culto ma annunciare il Vangelo può costare caro: nel 2010 sono stati arrestati almeno 14 protestanti a Teheran, Shiraz e Isfahan, accusati di essere “nemici della nazione”. Secondo l’arcivescovo caldeo di Teheran, mons. Ramzi Garmou, dal 1979 (anno di avvento di Khomeini) ad oggi due terzi dei cristiani hanno lasciato il Paese.

Penisola arabica. In questa zona (Arabia Saudita, Yemen, Oman, Emirati arabi uniti, Qatar e Kuwait, Bahrein) vivono circa 60 milioni di abitanti. I differenti regimi politici assumono un atteggiamento diverso nei confronti dei cristiani, che va dal rispetto religioso del Qatar, Abu Dhabi e Dubai, all’intransigenza e mancanza di libertà, come in Arabia Saudita. Mentre il Qatar ha permesso la costruzione di una grande chiesa che può contenere 5.000 fedeli, i cristiani dell’Arabia Saudita non sono nemmeno autorizzati a riunirsi in preghiera. Un altro problema è la presenza di un gran numero di lavoratori stranieri cristiani, spesso privati dei loro diritti sociali e religiosi. Inoltre l’Islam militante approfitta delle necessità economiche dei lavoratori per convertirli all’Islam. Con la promessa di lusinghieri compensi materiali, un certo numero di essi in effetti si converte ogni anno. Stime parlano nella sola Arabia Saudita di circa 8 milioni di immigrati dall’Estremo Oriente, moltissimi sono cristiani. La cura pastorale dei cattolici di questa regione è affidata al Vicariato d’Arabia, retto dal cappuccino svizzero, mons. Paul Hinder. Cifre ufficiali non esistono ma sulla base delle ambasciate straniere operanti in questi Paesi si stima che in Arabia Saudita ci siano 1,4 milioni di filippini, per oltre due terzi cattolici, negli Emirati arabi uniti gli immigrati cristiani sarebbero 1,5 milioni, di cui 580 mila cattolici. In Oman si contano 120 mila cattolici, in Bahrein 65 mila, in Qatar 110 mila.

Egitto. Il numero dei cristiani copti non è ancora certo. Si parla di 6 milioni secondo le statistiche ufficiali dello Stato, di oltre 12 milioni invece secondo i dati della Chiesa copta (220 mila i cattolici). Forse una cifra intorno ai 10 milioni si avvicina maggiormente alla realtà. I copti si sentono sottovalutati e vengono privati di molti dei loro diritti, in particolare della libertà di culto (difficoltà di costruire le chiese), e della libertà di coscienza. Il loro posto nella società, e così pure il loro ruolo nel governo, è insignificante. Un esempio fornito da mons. Shomali, vescovo ausiliare di Gerusalemme: su 454 parlamentari egiziani, solo 3 sono cristiani, meno dell’1 per cento, mentre la percentuale di cristiani in Egitto è almeno del 10 per cento. Diversi gli episodi di violenza che vedono i cristiani nel mirino dei musulmani radicali: il 7 gennaio, in occasione del Natale copto ortodosso, nel villaggio di Nagaa Hamadi, otto fedeli sono stati uccisi appena fuori della loro chiesa colpiti con armi da fuoco.

Iraq. Con l’invasione americana del 2003 la comunità cristiana si è ridotta drasticamente. Prima del 1987, contava 1.250.000 fedeli, soprattutto caldei. Attualmente sono meno di 400.000. Uno dei grandi drammi è l’esodo dei cristiani iracheni a causa dell’insicurezza e delle violenze di cui sono vittime. In Iraq, la guerra ha scatenato violenze tra le correnti politiche e tra le Confessioni religiose. Ha causato la morte di molti iracheni, ma tra di essi gli iracheni cristiani sono stati tra le vittime principali, essendo la comunità più esigua e debole. Anche qui non mancano martiri come padre Ragheed Ganni, ucciso, con tre diaconi, a Mosul, stessa città dove, nel 2008, viene rapito e ritrovato morto l’arcivescovo caldeo mons. Paulos Faraji Rahho. Stime raccolte da Fides parlano di oltre 2.000 cristiani uccisi e 600 mila profughi negli ultimi 7 anni.

Siria. La situazione di circa 2 milioni di cristiani siriani (di cui 428 mila cattolici) sembra tranquilla sotto il regime del partito Baath, che conta sull’appoggio delle minoranze; la stessa famiglia Asad proviene da una minoranza Alawita. Ma c’è sempre la paura di un inaspettato cambiamento e di un repentino rovesciamento della situazione. La paura di uno sconvolgimento rimane ancora presente nel mondo arabo, poiché la politica dello Stato dipende spesso dall’atteggiamento benevolo o avverso della famiglia o del partito al potere.

Libano. I cristiani, circa 2 milioni in gran parte cattolici, su quasi 4 milioni di popolazione totale, si trovano divisi sul piano politico e confessionale. L’equilibrio politico raggiunto nel 1943, quando i cristiani erano il 55 per cento della popolazione totale, non rispecchia più la reale situazione di fatto. Oggi il Libano vive in una realtà frammentata politicamente e dunque piuttosto instabile influenzata da 2 potenze come Iran e Siria e dalla presenza al suo interno degli Hezbollah, il partito di Dio.

Giordania. La Giordania è un Paese tranquillo. I cristiani, 340 mila di cui 109 mila cattolici, godono della libertà di culto avendo i loro rappresentanti in parlamento e al governo. Tuttavia in Giordania non esiste libertà di coscienza. È un fatto che si può notare in gran parte dei Paesi arabi. L’Islam sostiene di essere la religione dell’unica verità. Le altre religioni sono tollerate. Per questo non è permesso ad un musulmano di abbandonare la verità per l’errore. Cambiare religione è pertanto come tradire la società, la cultura e la nazione, basata principalmente su una tradizione religiosa.

Territori palestinesi, Israele e Cipro. Il conflitto tra palestinesi e israeliani dura da più di 80 anni. Si tratta di un conflitto di natura ideologica che non sembra trovare alcuna soluzione a breve termine, nonostante gli sforzi negoziali perseguiti in diverse fasi. La situazione economica e l’assenza di sicurezza hanno obbligato gran parte dei cristiani palestinesi ad emigrare. La diaspora palestinese conta circa 500.000 persone, la gran parte delle quali si trova in Cile. Stime parlano oggi di oltre 350 mila cristiani presenti in Israele e Territori palestinesi, di questi poco meno di 170 mila sono cattolici. A Cipro, secondo dati forniti da padre Umberto Barato, vicario patriarcale di Cipro, isola che ecclesiasticamente appartiene al Patriarcato latino di Gerusalemme, su una popolazione di circa 800 mila abitanti i cattolici sono circa 25 mila, tra maroniti e latini. I maroniti oggi sono poco più di 5 mila persone in 4 villaggi per 8 parrocchie nella parte nord occidentale dell’Isola, quella occupata dai turchi. Dal 1988 Cipro dei Maroniti è una diocesi del Patriarcato Maronita del Libano. Mons. Joseph Soueif è l’attuale arcivescovo, che nel prossimo Sinodo per il Medio Oriente ricoprirà la carica di segretario speciale. I latini nativi di Cipro sono pochi e vanno sempre più diminuendo, soprattutto a causa dei matrimoni misti. La Chiesa latina, nell’ultimo scorcio del XX secolo, si è arricchita di nuovi membri dall’Asia, filippini, cingalesi, indiani, soprattutto donne che lavorano presso famiglie cipriote, ambasciate o l’Onu. Difficile accertare il numero preciso dei fedeli latini di Cipro. Sembra che i ciprioti autoctoni siano 350. Secondo le liste elettorali, i latini che possono votare sono 600. A questi si devono aggiungere almeno altre 300 o 400 persone, membri delle loro famiglie. Quindi circa mille persone in tutto. A questo numero bisogna aggiungere un nutrito gruppo di persone, tecnici, professori, uomini d’affari occidentali che vivono a Cipro per qualche anno. Molto probabilmente arrivano a 2 mila persone circa. Poi c’è il rebus dei lavoratori stranieri. I filippini sono quasi tutti cattolici e si suppone che siano 7 mila. I cingalesi sono circa 1.500 e gli indiani circa 300. Ultimamente hanno cominciato ad arrivare molti africani provenienti dal Camerun e dalla Nigeria, qualcuno dal Congo. Molti di loro sono cattolici, ma non è possibile dare un numero esatto. Non si conosce il numero degli illegali. In conclusione, si stima che il numero dei lavoratori stranieri cattolici a Cipro si aggiri tra le 9 e 10 mila persone, poco più.

(01 ottobre 2010)

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