La banca che vogliamo

SETTIMANA SOCIALE

Fare banca per promuovere l’uomo. Al seminario “Credito è speranza. Fare banca per costruire il bene comune”, che si è tenuto il 10 settembre a Bari per iniziativa di Federcasse, Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali e arcidiocesi di Bari-Bitonto in preparazione alla Settimana Sociale (Reggio Calabria, 14-17 ottobre 2010), economisti, rappresentanti del mondo bancario e imprenditoriale si sono confrontati su come il credito “possa contribuire alla costruzione del bene comune, facendo tesoro delle ‘lezioni della crisi’ e del messaggio dell’enciclica Caritas in Veritate“. “Il credito cooperativo – ha esordito mons. Arrigo Miglio, presidente del Comitato, aprendo i lavori – vanta origini precedenti a quelle delle Settimane sociali, ma entrambi nascono dal medesimo humus: l’enciclica Rerum novarum di Leone XIII”. Mentre l’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Francesco Cacucci, ha lodato l’impegno dei cattolici sul fronte del credito e la volontà – chiamata “contaminazione di saperi” – di approfondirne le motivazioni etiche.

Il problema del lavoro. È il lavoro “il problema principale che attraversano oggi tutte le economie occidentali e che ha il maggiore impatto sulla tenuta del tessuto sociale, con effetti potenzialmente dirompenti”, ha sottolineato Gianfranco Viesti, docente di politica economica all’Università di Bari, ricordando che “la crisi sta colpendo essenzialmente i giovani” e “per la prima volta nella storia recente i figli hanno prospettive inferiori a quelle dei loro genitori”. Tre, per Viesti, le direttrici da percorrere: “Puntare sul lavoro con politiche in grado di promuoverlo e sostenerlo, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni”; “aiutare lo sforzo produttivo e di necessaria innovazione che dovranno svolgere le imprese”; “sostenere con nuove politiche creditizie lo start up di giovani imprese, favorendo l’accesso al credito sulla base di criteri che vadano oltre rigidi parametri di valutazione tecnica”.

Il credito per la dignità umana. Proprio l’accesso al credito, “opportunità non ancora di tutti”, è alla base del sistema bancario come costruttore di bene comune. “Il credito è un mezzo per affermare e mantenere la dignità umana”, ha sostenuto Giovanni Ferri, docente di economia politica all’Università di Bari. “Dare credito ai disagiati significa concedere loro opportunità di realizzarsi, non solo di arricchirsi”. Negare il credito, al contrario, significa “operare verso l’esclusione anziché verso l’inclusione”, “ampliando le sofferenze e i conflitti”. Importante a tal riguardo, ha precisato Ferri, è una “solidarietà comunitaria”, che consenta “di avere credito a chi altrimenti non lo riceverebbe”. E oggi, ha concluso, “occorre fare il possibile perché la finanza e il credito non siano strumenti di sfruttamento e di esclusione, né siano percepiti come tali, ma restino veicoli di opportunità per tutti”.

La finanza di domani. Sui limiti del credito si è concentrata anche la tavola rotonda sulla “finanza di domani”. “Oggi il lavoratore che non ha un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato non può avere un mutuo”, ha osservato Alessandro Laterza (presidente Confindustria Bari), chiedendo di cambiare prospettiva: il lavoro dipendente “ormai non dà più le stesse certezze di un tempo, mentre non è detto che chi non ha un contratto ‘fisso’ sia meno affidabile”. Per il segretario generale di Confcooperative, Vincenzo Mannino, spetta alle banche dar vita a un “percorso più intenso di collaborazione e riflessione intelligente” con il mondo produttivo. Da Carmela Suriano, direttore di Planitalia, azienda di Policoro (Matera) che opera nel settore vivaistico, la denuncia di un aumento “dei fenomeni di usura e acquisizione da parte di gruppi criminali di aziende che non riescono a stare sul mercato”. Infine Giorgio Costantino (Federazione Bcc Puglia-Basilicata) ha richiamato la presenza capillare delle banche di credito cooperativo sul territorio “anche laddove non conviene dal punto di vista economico”, mentre Sergio Gatti (direttore Federazione italiana Bcc) ha invitato a “incidere” nelle sedi istituzionali, anche internazionali, che regolamentano in sistema bancario affinché “si tenga conto della complessità e della pluralità del fare banca”.

La banca che vogliamo. Quattro, in conclusione, i criteri della “finanza che vogliamo”: “Responsabile”, “sociale”, “inclusiva”, “utile”. A declinarli è stato Alessandro Azzi, presidente di Federcasse e membro del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali. Azzi ha parlato di una finanza “sostenibile, non solo nel senso dell’attenzione all’allocazione delle risorse, ma anche perché responsabilmente gestita”; “sociale, attenta ai bisogni della società, capace di guardare oltre se stessa”; “inclusiva”, “aperta” con “l’obiettivo d’integrare nei circuiti economici e partecipativi soprattutto i giovani”; “utile, al servizio, non padrona, ma ancella”. “Se il credito non è un diritto, ma un’opportunità – ha concluso Azzi – è allora anche una grande responsabilità”, che coinvolge “la sana e prudente gestione aziendale”, ma anche “la vita delle persone”.

(15 settembre 2010)

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