Impegno prioritario

POVERTÀ IN EUROPA

I poveri in Europa sono, stando ai dati ufficiali dell’Ue, circa 80 milioni, pari al 16-17% dell’intera popolazione comunitaria. Per “poveri” si intendono le persone, e dunque le famiglie, che vivono “alla soglia dell’indigenza”, con un reddito troppo modesto – in base al costo della vita, che varia da Paese a Paese – per assicurarsi beni materiali, una casa dignitosa, istruzione, cure sanitarie, opportunità professionali e sociali. I dati, diffusi all’inizio del 2010 (non a caso proclamato Anno europeo della lotta contro la povertà e l’esclusione sociale), continuano a rimbalzare da un convegno all’altro, dalle pagine dei giornali alle sedi politiche e decisionali nazionali e dell’Ue27.

Obiettivo prioritario oppure no? Durante il summit del 17 giugno, l’argomento è tornato all’ordine del giorno, richiamato dal fatto che i capi di Stato e di governo dei Paesi aderenti all’Ue dovevano fissare gli “obiettivi concreti” della strategia Europa 2020 per la crescita e l’occupazione. Nelle “Conclusioni” del vertice in effetti si legge che il contrasto all’indigenza figura tra i 5 “impegni prioritari” di tale strategia: i 27 si impegnano a “promuovere l’inclusione sociale, in particolare attraverso la riduzione della povertà, mirando a liberare almeno 20 milioni di persone (entro il 2020, ndr.) dal rischio di povertà e di esclusione”. Peccato che in una nota a piè di pagina si legga che si lasciano “gli Stati membri liberi di fissare i propri obiettivi nazionali in base agli indicatori più appropriati, tenuto conto delle priorità e circostanze nazionali”. Ovvero, ciascuno farà a modo suo.

Indigenza in aumento. Eppure, proprio in vista dell’approvazione e della traduzione in pratica di Europa 2020, l’Esecutivo aveva commissionato a Eurobarometro un’indagine sulla povertà nell’Ue e l’istituto demoscopico aveva effettivamente provveduto, nel maggio scorso, a intervistare un campione di 25mila cittadini dei diversi Stati, saggiando attese e angosce di svedesi e ciprioti, portoghesi e britannici, passando per i cittadini di Francia e Germania, Estonia o Ungheria. Dalla ricerca, presentata il 22 giugno a Bruxelles, appare che la percezione che gli europei hanno in questo momento della propria condizione sociale è fortemente segnata dalla recessione. “Un europeo su sei afferma di essere sempre in difficoltà per il pagamento delle fatture domestiche – spiega Eurobarometro con un linguaggio esplicito e chiaro – e tre quarti degli europei ritengono che la povertà sia aumentata nel loro Paese durante l’ultimo anno”.

“Risposte visibili”. Gli esiti del sondaggio confermano “l’importanza della tematica della povertà nell’Ue e il continuo aggravarsi della situazione a causa dell’attuale crisi economica e finanziaria”, ha subito commentato László Andor, commissario per l’occupazione e gli affari sociali. “Le sfavorevoli conseguenze della crisi si stanno sentendo e molti europei devono lottare per arrivare a fine mese”. Il commissario ritiene che con la strategia Europa 2020 gli Stati e l’Ue forniranno delle “risposte visibili” alla situazione. Ma, nel frattempo, Eurobarometro attesta che “in generale i cittadini intervistati ritengono che la povertà sia aumentata nell’anno che precede l’indagine” (maggio 2009-maggio 2010), “a tutti i livelli”. “Sei europei su dieci sono convinti che la povertà sia aumentata nella loro zona, tre quarti ritengono che la povertà sia aumentata nel loro Paese e il 60% che sia aumentata in tutta l’Unione”. La situazione appare differenziata a secondo della nazionalità: ad esempio “in Grecia l’85% degli intervistati ritiene che la povertà sia aumentata” a livello nazionale; “l’83% dei francesi, l’82% dei bulgari, il 77% dei romeni e il 75% degli italiani condividono tale opinione in merito ai loro Paesi”.

Sorprese e conferme. Non mancano le sorprese oppure i segnali di lieve ottimismo: “Solo il 23% (rispetto al 65% nel luglio 2009) del lettoni ritiene che la propria situazione finanziaria peggiorerà, così come il 32% dei lituani (rispetto al 58% nel luglio 2009) e il 20% degli ungheresi (rispetto al 48% nel luglio 2009)”. È pure “diminuito il numero di persone che pensano di restare disoccupate qualora dovessero perdere il loro lavoro in Lettonia, in Polonia, nel Regno Unito, in Belgio e in Finlandia”. Ma subito si torna alle “ombre”: infatti un europeo su sei afferma di non aver avuto i soldi per pagare le bollette o per fare la spesa almeno una volta durante lo scorso anno e il 20% ha segnalato difficoltà nel pagare le rate del mutuo per la casa. Tre europei su 10 spiegano di avere maggiori difficoltà nel sostenere i costi dell’assistenza sanitaria. Se poi lo sguardo si proietta avanti nel tempo si arriva alle pensioni: secondo Eurobarometro, “il 73% dei cittadini dell’Unione o si aspetta chiaramente prestazioni pensionistiche ridotte o ritiene di dover posticipare la propria pensione o risparmiare di più per la vecchiaia”.

(25 giugno 2010)

Altri articoli in Dossier

Dossier

Informativa sulla Privacy