Nonostante tutto

SINODO MEDIO ORIENTE

Si è aperta il 21 giugno (fino al 25), a Roma, l’83ª assemblea della Roaco, Riunione delle opere di aiuto alle Chiese orientali, interamente dedicata al Sinodo speciale per il Medio Oriente (10-24 ottobre 2010). “Le agenzie di aiuto cattoliche di tutto il mondo – si legge in una nota vaticana – presteranno attenzione alle esigenze dei cristiani presenti in quel territorio nella prospettiva dell”Instrumentum laboris’ consegnato da Benedetto XVI nella sua visita a Cipro. Si spera che l’attenzione che il Sinodo attirerà sulla situazione dei cristiani in Medio Oriente, porterà loro frutti di generosità e di sensibilizzazione”. Delle prospettive tracciate dall'”Instrumentum Laboris” il SIR ha parlato con il relatore generale del Sinodo, Antonios Naguib, patriarca di Alessandria dei Copti (Egitto).

Qual è lo “stato di salute” delle Chiese mediorientali che emerge dall'”Instrumentum Laboris”?
“Le nostre Chiese vivono un momento di grazia e di vitalità molto particolare. Le visite di Benedetto XVI in Terra Santa, gli incontri con i patriarchi, le riunioni con il segretariato generale, il viaggio a Cipro con la consegna dell”Instrumentum Laboris’, hanno creato grande entusiasmo e attesa. Il documento ha incontrato molta soddisfazione. Adesso ogni Chiesa lo studierà per suggerire ai vescovi gli elementi per i loro interventi al Sinodo. C’è poi da dire che la Chiesa mediorientale presenta delle varietà e delle diversità. Basti pensare che nel Medio Oriente sono presenti 7 Chiese ‘sui iuris’, con a capo un patriarca, e alcune norme particolari definite nel proprio diritto particolare approvato da Roma. La vitalità delle nostre Chiese si ritrova nella fedeltà alla fede nonostante persecuzioni e difficoltà, nella presenza attiva e irradiante nonostante il piccolo numero, nella fecondità delle vocazioni sacerdotali e religiose, nell’apertura all’ecumenismo e al dialogo interreligioso, nell’impegno per il servizio dell’uomo senza distinzione, nel servizio dell’educazione e dell’insegnamento nelle numerose scuole e istituzioni educative, nella promozione della donna, nelle opere e nelle istituzioni di servizio sociale, e naturalmente nell’educazione religiosa dei nostri fedeli”.

Non mancano, tuttavia, problemi che gettano delle ombre su questa vitalità…
“Quanto alle ombre, c’è il difficile contesto socio-politico-religioso con tutte le sue complicazioni, come l’insicurezza e i conflitti in alcuni Paesi come la Palestina, Israele e i Territori Palestinesi, così anche nell’Iraq. Gli altri Paesi non mancano di tensioni e di problemi che toccano tutti i cittadini, particolarmente i cristiani, come il lavoro, la libertà di coscienza cioè di cambiare religione, l’accesso a posti di lavoro. Devo dire però che in alcuni Paesi, come l’Egitto, si nota una maggior libertà di espressione. C’è poi il preoccupante fenomeno dell’emigrazione”.

Che indicazioni offre il testo per rispondere a queste sfide?
“L”Instrumentum Laboris’ incoraggia l’unica via di progresso, il dialogo basato sul rispetto reciproco, l’amore sincero, la collaborazione dove è possibile e l’impegno a partecipare al progresso del proprio Paese. È importante anche sostenere tutto ciò con la preghiera perché quest’azione è opera dello Spirito Santo. La Madonna ha un posto molto importante nelle nostre Chiese, e con l’Islam costituisce un punto notevole di incontro e di dialogo. C’è poi il compito di educare i nostri fedeli, fin dall’infanzia, ai valori evangelici e missionari. Sentiamo la necessità di consacrare più sforzi e mezzi per questo compito pastorale. Il documento raccomanda anche più comunione e collaborazione tra le varie Chiese cattoliche in ogni Paese e nella regione, per il coordinamento dell’attività pastorale nei campi comuni, come catechesi, pastorale giovanile e familiare, media, dialogo. Qualche cosa si fa già, urge rinforzare quest’orientamento”.

Ravvede delle novità nel quadro delle Chiese descritto nell'”Instrumentum Laboris”?
“Penso che la grande novità sia la descrizione chiara e coraggiosa della situazione delle Chiese nei nostri Paesi, unita alla raccomandazione di rinnovare la liturgia e al suggerimento di un incontro periodico ogni 5 anni dei vescovi della regione. C’è poi la denuncia di proselitismo delle sètte evangeliche e l’ammissione dell’assenza della vita religiosa contemplativa nelle nostre Chiese al punto di incoraggiare questa forma di consacrazione”.

L'”Instrumentum Laboris” mostra anche come nel suo Paese, l’Egitto, “la crescita dell’Islam politico, da una parte, e il disimpegno, in parte forzato, dei cristiani nei confronti della società civile, dall’altra, rendono la loro vita esposta a serie difficoltà”. Che ne pensa?
“È una situazione che si incontra in vari Paesi della nostra regione. In Egitto ci sono due correnti: una aperta alla cittadinanza di tutti i cittadini senza distinzione, sostenuta da un numero rappresentativo di intellettuali. L’altra è maggioritaria e parteggia per uno Stato religioso islamico. Il governo sostiene l’attuale costituzione che stabilisce l’Islam quale religione dello Stato e la legge islamica come fonte principale della legislazione. Nello stesso tempo il regime vorrebbe favorire una più grande democrazia e uguaglianza tra tutti i cittadini ma le difficoltà non mancano”.

(23 giugno 2010)

Altri articoli in Dossier

Dossier

Informativa sulla Privacy