Costruire la cittadinanza

SETTIMANA SOCIALE

Cittadini attenti a ciò che li circonda, costruttori di bene comune. Solo così si può esercitare una “cittadinanza responsabile”. Proprio al tema della “formazione alla cittadinanza responsabile” nel cammino “verso la Settimana Sociale” (Reggio Calabria, 14-17 ottobre 2010) è stato dedicato, venerdì 18 giugno a Roma, un seminario promosso dall’Istituto “Vittorio Bachelet”, dai giovani dell’Azione Cattolica, dalla Fuci e dal Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani.

Nella linea della tradizione. “Il nostro Paese appare in grosse difficoltà, senza classi dirigenti in grado di esprimere nuove prospettive; è un Paese indebitato, che vive una crisi che ci costringe al cambiamento, perché le strutture costituite nei decenni scorsi non reggono più”. Questa l’analisi di partenza di Edoardo Patriarca, segretario delle Settimane Sociali, che presentando il cammino compiuto ha parlato di un'”operazione verità” condotta “ascoltando tanta gente – le associazioni, i politici, le Chiese locali – ciascuno con la propria vocazione, le proprie competenze, la propria storia”, per “lasciarsi provocare e interpellare, e capire qual è la situazione vera del Paese”. L’Azione Cattolica, da parte sua, si colloca “nella linea della tradizione”, ha rilevato il presidente nazionale Franco Miano, poiché oggi “recupera quella passione per il bene comune che ha sempre caratterizzato la vita dell’associazione, come pure degli universitari della Fuci”. Miano ha fatto riferimento ai 16 incontri regionali organizzati dall’Ac in vista della Settimana Sociale di Reggio Calabria, espressione di come l’associazione si senta “particolarmente impegnata e sollecitata nella riflessione per il bene del Paese”. E particolare è il suo contributo, che passa sia dalla “messa in comune di differenti esperienze”, sia da “un’alleanza tra generazioni”.

Educare alla cittadinanza responsabile. Il lavoro, la scuola e la formazione, la famiglia, il welfare: questi gli ambiti nei quali “possiamo provare a costruire la cittadinanza” ad avviso di Lorenzo Caselli, economista e docente all’Università di Genova. “Perché ci sia cittadinanza – ha spiegato l’economista – non basta enunciare regole e principi. Occorre sperimentarli. La convivenza non è soltanto frutto di pratiche cognitive: è piuttosto esperienza di vita, fatta di sentimenti, affettività, fantasia, rapporti interpersonali, amicizia. Non è sufficiente comprendere il bene, occorre anche volerlo. In questa prospettiva l’educazione alla cittadinanza responsabile costituisce un passaggio fondamentale”. Tra i pilastri della cittadinanza, dunque, Caselli ha indicato il lavoro, la cui mancanza “genera una perdita o quantomeno un razionamento della libertà”, e una sofferenza che “non si ricollega soltanto alla perdita del reddito, quanto piuttosto alla perdita di status, della capacità di fare”. Poi, “fondamentale diritto di cittadinanza” è la formazione, e “ogni ragazzo perso rappresenta una sconfitta per la scuola e per l’intera comunità”. Ancora, le famiglie “devono essere viste e intese come soggetti sociali capaci di attivare relazioni costitutive e significative per l’intera società”, ricordando che vi è un’interdipendenza tra qualità della vita della famiglia e qualità della vita sociale. Infine il welfare, “fondamento e misura della qualità di vita per tutti” poiché “vita buona e cittadinanza sono interconnessi”.

Vivere in pienezza. A portare l’attenzione sui giovani e la formazione è stata la vicepresidente nazionale della Fuci, Mariarosaria Petti, esprimendo la volontà di “vivere lo spazio e il tempo che ci è stato donato in pienezza, sporcandoci le mani, nel senso più alto dell’espressione, per accogliere le sfide e i cambiamenti che ci sono stati posti avanti”. Guardando allo stato dell’università in Italia (definito nel Documento preparatorio della Settimana Sociale “un’emergenza tanto grave quanto disattesa”), la vicepresidente degli universitari cattolici ha denunciato come negli anni si siano sedimentate “politiche di emergenza, che miravano a tamponare piuttosto che a curare”. Ora, però, “in un’università in bilico tra l’autonomia e la autoreferenzialità, contesa tra la delocalizzazione e la vocazione cosmopolitica e, infine, in perenne crisi e sbilanciamento tra Nord e Sud, il nostro sistema d’istruzione – ha rilevato – diventa un campo dove iniziare quanto prima a lavorare”. Una riforma della scuola e dell’università, però, non può passare da “tagli continui e indiscriminati”, né può “essere perseguita – è convinta la Fuci – con una competizione politica al ribasso”. D’altronde, nel Paese “bisogna imparare a vedere i solchi del bene e prendersene cura”, ha rimarcato Michele D’Avino, del Settore giovani dell’Azione Cattolica, riprendendo alcuni termini oggi in voga – la cricca, la casta, il crack, i diktat, l’aut aut – che danno la sensazione “di una guerra tra bande in cui la competizione si è spostata dal piano dell’essere a quello dell’apparire”. Rilevante è il ruolo che può avere l’Ac, perché essa “porta scritto nel suo dna la formazione al bene comune” e proprio dalla sua “storia di santità”, ha concluso, viene il “coraggio del futuro”.

(23 giugno 2010)

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