Costruire insieme

SETTIMANA SOCIALE

“Garantire una formazione all’altezza dei sogni dei giovani”, “creare le condizioni per un lavoro che sia espressione di un progetto di vita”, “costruire una comunità solidale aperta al mondo e al futuro”, “educare ad una cultura della legalità fondata sulla giustizia e sulla pace”. Sono le questioni che i giovani dell’Azione Cattolica (Ac) e della Fuci ritengono “prioritarie per la ripresa e la crescita del Paese”, e che hanno consegnato a un documento, diffuso sabato 19 giugno, in vista della prossima Settimana Sociale (Reggio Calabria, 14-17 ottobre 2010) e della volontà di declinare “un’Agenda di speranza per il futuro del Paese”. “Questo testo – scrivono – vuole offrire un contributo alla riflessione che la Chiesa italiana, con lo stile del discernimento comunitario, sta conducendo intorno al tema del bene comune”.

Studio e lavoro. “Costruire insieme” è il filo conduttore dell’impegno dei giovani di Ac e Fuci, convinti che, “più che problemi da risolvere”, “ci siano progetti da pensare, condividere e realizzare”, “ponti di speranza e di salvezza da costruire insieme al di sopra delle fragilità e delle mancanze di questo tempo presente”, “richieste di aiuto che attendono, talvolta da troppo tempo, l’impegno convinto di tutti”. In primo luogo, dunque, la formazione. “Crediamo nel valore dello studio – sottolineano – e c’impegniamo a crescere nell’approfondimento che valorizza la nostra vita e la vita cristiana, che è ricerca, attesa, desiderio, amore”. La richiesta “ai responsabili” è “di mettere mano in modo serio e completo ad una riforma dell’istruzione media e universitaria”. Sul lavoro “espressione di un progetto di vita” la seconda priorità. Se oggi “il continuo spostamento in avanti del momento d’ingresso nel mondo del lavoro prolunga la dipendenza dei giovani dalla famiglia” e “la meritocrazia e la trasparenza restano molto spesso soltanto ‘principi di carta’ nel mercato del lavoro”, la richiesta è che, in un momento di crisi, “il sistema produttivo non si chiuda a riccio e che le istanze di flessibilità siano coniugate con misure di welfare che garantiscano condizioni che rispettano la dignità della persona”.

Comunità solidale e cultura della legalità. I giovani vogliono “una comunità solidale”, che sia “aperta al mondo e al futuro”, “capace di rinnovare il patto tra le generazioni”. “Gli scambi tra generazioni, ne siamo convinti, creano benefici per tutti, ma purtroppo il paradosso italiano sta stravolgendo il rapporto di equità tra le generazioni. Serve un nuovo patto tra padri e figli” con “un investimento di medio e lungo periodo, che potrà dare i risultati migliori” domani, quando non ci saranno più coloro che hanno investito. Si tratta, in pratica, di “seminare perché altri raccolgano. In particolar modo, seminare ora politiche di accoglienza e inclusione per i giovani immigrati, che di fatto già oggi condividono con noi sogni e preoccupazioni”. Infine, la cultura della legalità fondata sulla giustizia e sulla pace, poiché “il senso della legalità non è un valore che s’improvvisa”, ma “esige un lungo e costante processo educativo”. “Ci vuole – mette in rilievo il testo – una nuova e migliore attenzione all’educazione ai valori costituzionali: che non vuol dire semplicemente leggere la Costituzione in classe, ma approfondirne i legami fondamentali con la comunità in cui viviamo. La partecipazione, il senso dello Stato, il sentirsi parte viva del tessuto sociale, non può prescindere da questo, specie oggi che il distacco fra società e politica è così netto”.

Il coraggio di osare. Ognuno “è chiamato a dare il suo contributo e può scrivere una pagina di speranza per il cammino dell’umanità”. Un cammino che chiede di “osare il futuro nell’Italia di oggi”. Ed è il “coraggio di osare” la linfa che spinge i giovani di Ac e della Fuci nelle loro proposte. “Osare vuol dire spendersi senza riserve, senza esitazioni. Vuol dire accogliere l’invito a ‘Non temere!’ che più volte ci viene dalla Parola. Vuol dire raccogliere l’insegnamento di Giovanni Paolo II quando, invitandoci a vivere il Vangelo, ci diceva ‘Non abbiate paura!'”. Un coraggio che passa attraverso la “denuncia” di ogni ingiustizia, l’essere una “presenza credibile, capace di generare cambiamento e conversioni, a partire dalle scelte e dagli stili di vita”, il coltivare “responsabilità e partecipazione”, “vie da percorrere contro l’individualismo e l’alibi del ‘tanto non ci posso fare niente'”.

L’Italia che vogliamo. Infine, una riflessione sull'”Italia che vogliamo” in vista del 150° anniversario dell’unità del Paese. “Vogliamo ridare senso e contenuto – scrivono i giovani cattolici – a questa bella storia di democrazia: il ‘senso’ dello Stato, come ‘sentire comune’ di un progetto di bene; il contenuto della Costituzione, a partire dai diritti inviolabili della persona umana in essa consacrati”. E concludono: “L’Italia che vogliamo è un’Italia capace di affrontare le sfide della modernità e le prospettive di riforma, a partire dal federalismo fiscale, senza rinunciare alla realizzazione di un progetto di bene che sia comune e condiviso e senza rinunciare alla tutela di quei diritti inviolabili”.

(23 giugno 2010)

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