Su nuove vie

SETTIMANA SOCIALE

Fare impresa avendo come obiettivo una società più giusta ed equa, senza indigenti. Questa la visione alla base dell’economia di comunione, “inventata” da Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei focolari, durante un viaggio in Brasile nel 1991. In quella circostanza Lubich maturò l’idea che “è necessario vivere e diffondere una nuova cultura, quella del dare e del condividere, per dare vita ad un progetto che contribuisca a sanare il divario tra ricchi e poveri”. Segno visibile di questo progetto, che oggi coinvolge oltre 800 imprese nel mondo, è il Polo Lionello Bonfanti, centro di produzione, vendita e servizi nato nel 2008 a Incisa Val d’Arno (Firenze). Proprio questa è stata la cornice di un appuntamento, dedicato all’impresa, verso la prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani. “Quale imprenditore per uscire dalla crisi?” il titolo del seminario, che si è tenuto ieri (17 giugno) per iniziativa del Polo Bonfanti, dell’Istituto Luigi Sturzo e del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali. “Questo seminario – ha commentato il segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, Edoardo Patriarca – ha aperto il dibattito che si svolgerà a ottobre a Reggio Calabria: abbiamo toccato con mano la possibilità di condividere una lettura del tempo che viviamo, un tempo di crisi che è opportunità di percorrere nuove vie, assieme all’individuazione di percorsi concreti e praticabili”.

Un pezzo di vita. “Il mercato sta oggi occupando zone crescenti della nostra vita, entrando anche negli ambiti più intimi delle nostre relazioni interpersonali”, ha rilevato l’economista Luigino Bruni parlando dell’impresa civile come “via italiana al mercato e all’economia”. “Possiamo cercare di difenderci, e vivere questo passaggio come un male necessario. Possiamo, invece, cercare di far diventare baby-sitter, badanti, infermiere, maestre, preziosi alleati in un nuovo patto sociale dove interpretiamo e viviamo il mercato come un pezzo di vita, come economia civile”, la cui reciprocità “può essere sussidiaria a quella dell’amicizia e persino dell’agape, dove si può, e si deve, pagare un infermiere o una baby sitter e al tempo stesso vivere con loro un rapporto autenticamente e pienamente umano e morale, di amicizia e di mutuo vantaggio”. “Le grandi innovazioni, anche economiche – ha sottolineato Bruni -, sono state frutto di un’eccedenza, di un ‘di più’ antropologico” che ha spinto “più in là il territorio dell’umano”. Alla base, però, c’è un “carisma”, “processo di autentica innovazione, che investe tutti i campi dell’umano”.

Occhi diversi per guardare il mondo. Servono, ha aggiunto l’economista, “occhi diversi, di persone capaci di vedere di più e diverso degli altri”. “Restando nell’ambito economico – ha ricordato – pensiamo, per fare solo qualche esempio in età recente, ai tanti uomini e donne che, grazie al particolare carisma ricevuto, si sono impegnati per dar vita al movimento sindacale, alle cooperative, ai fondatori di casse di risparmio, di casse rurali, che, fino ad oggi, continuano a trasformare problemi in risorse e in opportunità, ferite in benedizioni”, proprio grazie a questi “occhi diversi con cui guardano il mondo”. Uno sguardo differente che è oltremodo necessario oggi, con una crisi dinanzi alla quale “non dobbiamo fuggire”, ha rimarcato Johnny Dotti di Welfare Italia, realtà imprenditoriale attiva nel Nord Italia che propone una rete di poliambulatori radicati nei quartieri. L’imprenditore ha invitato a “recuperare la ricchezza semantica di parole come manager, business, bisogno”, le quali esprimono, in fondo, tutte una “premura verso la persona”.

Un mondo migliore. Il tempo in cui viviamo, d’altronde, è favorevole per imprimere un cambio di direzione all’economia, dal momento che “questa non è una crisi congiunturale, ma un giro di boa dal quale usciremo diversi”, ha sottolineato il sociologo Mauro Magatti, preside della Facoltà di sociologia all’Università Cattolica. “Il Paese – ha affermato – ha un profondo bisogno di tornare a credere affinché l’azione imprenditoriale abbia un contesto in cui collocarsi”, e non è “tagliare le spese” la ricetta per far fronte alle ristrettezze economiche, quanto piuttosto “avere un’idea per il futuro”. “La libertà che abbiamo costruito e della quale siamo gelosi deve guardarsi dalla patologia di chiudersi in se stessa”, pena l’autodistruzione. L’imprenditore, invece, si apre all’esterno, “è uno che crede in qualcosa e ci mette la faccia”. E innovare, ha rimarcato suor Alessandra Smerilli, economista e membro del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, oggi è “possibile se al centro c’è la persona in tutte le sue dimensioni”: solo in tal caso “le innovazioni sono per un progresso e portano speranza”. “Sta crollando un mondo – ha concluso Magatti – ma c’è davanti a noi un mondo nuovo, che ora solo immaginiamo, che può essere migliore di quello che ci stiamo lasciando alle spalle”.

(18 giugno 2010)

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