La stella polare

SETTIMANA SOCIALE

“L’Unità d’Italia fa parte del bene comune” e “la ricorrenza dei 150 anni dall’Unità dell’Italia dovrebbe trasformarsi in una felice occasione per un nuovo innamoramento del nostro essere italiani”. Nello stesso tempo, però, è necessario superare “l’indifferenza verso le istituzioni”, che “è una mancanza grave e crescente e prelude alle più varie forme di frattura nel Paese”. Ad affermarlo è stato l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nel saluto che ha portato lunedì 3 maggio al convegno su “L’unità nazionale: memoria condivisa, futuro da condividere” organizzato a Genova dal Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani e dall’arcidiocesi in vista della 46ª Settimana Sociale. Il cardinale ha parlato dell’esigenza di “far riemergere il senso positivo di essere italiani”, ha ricordato che “servono visioni grandi per nutrire gli spiriti e seminare nuovo ragionevole ottimismo” perché “il bene comune deve essere la stella polare, al fine di costruire un futuro veramente umano per tutti”. Ha inoltre messo in luce la “missione stessa della Chiesa” che, “anche quando è chiamata ad annunciare una verità scomoda”, “resta con chiunque amica” perché “non ha avversari, ma davanti a sé ha solo persone a cui parla in verità”.

L’impegno dei cattolici. Proprio il ruolo dei cattolici in politica, a servizio del bene comune, è stato al centro del messaggio inviato in occasione del convegno dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Il contributo dei cattolici – ha affermato Napolitano – può risultare essenziale al fine di promuovere quel confronto aperto e costruttivo tra diversi orientamenti che è cruciale per l’attuazione delle necessarie riforme istituzionali e per il perseguimento di obiettivi d’inclusione sociale e integrazione culturale”. Napolitano ha ricordato “il grande contributo che la Chiesa e i cattolici hanno dato, spesso pagandone alti prezzi, alla storia d’Italia e alla crescita civile del Paese”, sottolineando che “anche dopo la formazione dello Stato unitario l’intero mondo cattolico, sia pure non senza momenti di attrito e di difficile confronto, è stato protagonista di rilievo della vita pubblica”. Ricordando le figure di don Luigi Sturzo, Alcide de Gasperi e Vittorio Bachelet, “che seppero parimenti impegnarsi nella vita della Chiesa e delle istituzioni statuali”, il capo dello Stato ha poi ricordato che “l’intensa partecipazione dei cattolici alla vita pubblica italiana è stata a sua volta preziosa e feconda per il rinnovamento dell’insieme del movimento cattolico e delle stesse istituzioni ecclesiali”.

Una grande risorsa. Mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, ha presentato l’Italia come Paese che si trova “ad affrontare le prove della globalizzazione da media potenza declinante”. “Il processo di globalizzazione – ha affermato – investe pesantemente l’Italia, ne svela le risorse, ne mette in luce le tensioni, gli errori, le omissioni e i ritardi accumulatisi da molto tempo”. Nonostante il quadro complessivo non sia dei migliori, mons. Miglio ha invitato a non perdere la speranza perché “l’Italia è una grande risorsa” e, ha concluso, “la nostra nazione ha saputo generare, sostenere, abitare e dare identità a città davvero aperte e ospitali, e anche a ciò la Chiesa e i cattolici hanno fornito, e ne hanno ricevuto, un grande apporto”.

La speranza cristiana. Lo storico Gianpaolo Romanato ha spiegato che la guerra alla Chiesa, che si volle ingaggiare in occasione dell’Unità d’Italia, “produsse l’effetto di demolire l’unico sentimento che accomunava gli italiani, ossia il senso di appartenenza alla Chiesa”, al punto che “il vuoto, anche civile, che si è aperto allora, non è stato ancora colmato”. Romanato ha poi parlato del periodo di governo democristiano, un’epoca “composta di luci e di inevitabili ombre, che terminò malamente in circostanze che hanno enfatizzato solo gli errori e le colpe, oscurando tutto il positivo di una storia di quasi mezzo secolo”. Il giurista Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, ha messo in luce l’apporto dei cattolici alla Costituzione, testo che “è punto d’incontro della tradizione liberale, socialista e cattolica” ed è espressione di “una collaborazione, non di un compromesso, alla ricerca di valori condivisibili perché comuni agli italiani, in quanto facevano parte delle radici identitarie nazionali”. Le sfide che si trovano oggi davanti i cattolici, per il rettore della Lumsa, “nascono da nuovi poteri, economico, mediatico e tecnologico-scientifico, insofferenti verso la regolamentazione etica e giuridica”. Concludendo i lavori del convegno, il sociologo Luca Diotallevi, vicepresidente del Comitato, ha spiegato che “fare i conti con i 150 anni di storia politica unitaria che abbiamo alle spalle” impone “di riconoscere che siamo chiamati a esercitare la speranza cristiana anche come pensiero, come studio e come capacità di riforma e di rinnovamento politico”.

(da Genova)

(05 maggio 2010)

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