Una sfida ambiziosa

Testimoni digitali

“Scenari digitali e nuove forme di presenza della Chiesa” è il titolo della tavola rotonda che si è tenuta ieri pomeriggio (22 aprile) a Roma, durante la prima giornata dei lavori del convegno “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale” in programma fino al 24 aprile. La discussione, moderata dal direttore del SIR, Paolo Bustaffa, ha avuto come relatori Francesco Casetti, direttore del dipartimento di scienza della comunicazione all’Università Cattolica di Milano, e Michele Sorice, docente di sociologia della comunicazione e media research alla Luiss “Guido Carli”.

Gratuità, intimità e fedeltà. Non basta usare intelligentemente i media della rete (tv digitale, computer e telefonino), bisogna anche “rifondarli” facendo sì che essi tornino ad essere strumenti di relazione vera. Nel suo intervento Francesco Casetti ha ricordato che per dare verità alla relazione fatta di “puro e semplice contatto”, che il web sembra offrire, servono “gratuità, intimità e fedeltà”. Per Casetti, “la maggior parte degli scambi sul web oggi non comporta una transazione di denaro, ma non per questo è gratuita” e “reintrodurre la logica del dono può essere un passo rilevante”. “In rete – ha proseguito il docente – si sta perdendo il pudore. Si ‘paga’ l’interesse dell’altro mettendosi a nudo, anche in senso letterale. Ne deriva una mercificazione di sé, ma anche una perdita di quella che è la sfera più preziosa e spesso più autentica dell’io. Ristabilire colloqui che sappiano andare al cuore dell’uomo rispettandolo può costituire un altro passo rilevante”. Inoltre, ha aggiunto Casetti, “i contatti in rete sono molte volte occasionali. Si esce e si entra da Facebook e poi si cambia. Diventa, così, utile far emergere modelli positivi di disponibilità, in cui le persone coinvolte rafforzano il senso della loro presenza e insieme evidenziano la loro volontà di ascolto e di dialogo”. Per ambire ad essere “testimoni digitali” e cioè “interlocutori che hanno qualcosa da dire e da dare”, ha concluso Casetti, “serve esporsi, offrire se stessi, la propria vita, la propria capacità di ascolto. Serve testimoniare un credere”.

Forma di cittadinanza. “Il web che vogliamo abitare, spazio e luogo del nostro tempo, ci impone la riflessione sulla centralità delle nuove forme di comunicazione anche per la comunità ecclesiale. Siamo passati da una logica della trasmissione ad una logica del dialogo”. È il pensiero di Michele Sorice che, durante la tavola rotonda, ha sottolineato come “in questo particolare mondo rappresentato dalla relazione del web 2.0, non ci sono rapporti totalmente nuovi ma riformulazioni di rapporti precedenti” perché “il rapporto sociale è già presente e si ristruttura dentro la rete”. Dopo aver percorso il cammino che dal “passaggio dagli interessi al soggetto” conduce fino al concetto di “disintermediazione”, Sorice si è soffermato sulla “forma di cittadinanza” nel continente digitale. Per lo studioso, “non è possibile parlare di partecipazione sociale soltanto riferendosi all’accesso che permette di entrare nei media” e offre la “possibilità di avere un panorama ampio di contenuti a cui accedere liberamente”. L’accesso, infatti, “non è ancora la forma della cittadinanza”: bisogna tenere in considerazione l’idea di “interazione” che è “il coinvolgimento emotivo e relazionale che il consumo dei prodotti mediali riesce a generare nell’audience”. Il rischio principale, ha precisato Sorice, riguarda la formazione di “una comunità in cui ciascuno è connesso ma non interagisce con gli altri”; tuttavia, si possono rilevare anche “opportunità di stimolo per la relazione tra soggetti” con la costruzione di “comunità fondate sulle scelte”. Anche con l’interazione, ha aggiunto Sorice, “non siamo ancora alle nuove forme di cittadinanza” ed è necessario “ricorrere al concetto di ‘partecipazione’, intesa come possibilità di intervenire non soltanto nei contenuti e nei processi di distribuzione ma anche nelle modalità di accesso e filtro delle piattaforme tecnologiche”. Una sfida “molto più difficile e ambiziosa” che richiama “la forma ipotetica della nuova cittadinanza, in cui le pratiche di rete e di networking diventano prevalenti”. In questo senso, ha concluso Sorice, si avverte la “necessità di acquisire la capacità della relazione” e, al tempo stesso, “entrare con coraggio in questo nuovo paesaggio mediale non per colonizzarlo” ma “per percorrere una strada a cui non possiamo rinunciare”.

(22 aprile 2010)

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