La nostra testimonianza

Testimoni digitali

“La sollecitudine per il bene dell’uomo e della società è alla base di questo nostro convenire da tutto il Paese per riflettere insieme sulle frontiere aperte dalla tecnologia digitale. Non è nostra intenzione ‘occupare il web’, quanto piuttosto offrire anche in questo contesto la nostra testimonianza per alimentare la cultura e quindi contribuire alla costruzione del futuro del Paese”. Con queste parole mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, ha aperto oggi (22 aprile) i lavori del convegno “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale”, in corso a Roma fino al 24 aprile.

Uno sguardo al decennio appena concluso. “Per rispondere alla sfida delle nuove tecnologie, è necessario innanzitutto riconoscere quanto è stato fatto nel decennio appena concluso”, ha osservato mons. Crociata, ricordando che gli Orientamenti pastorali non a caso erano incentrati sul “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” e che “nel quadro di questa rinnovata attenzione formativa ha trovato collocazione la stessa pubblicazione del Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa”. Direttorio che ha saputo tradursi “in scelte precise”, come il “circuito radiofonico InBlu”. Accanto all’esperienza radiofonica, si colloca “quella dell’emittente televisiva TV2000”. In questo decennio il quotidiano “Avvenire” ha compiuto quarant’anni e si è consolidato quale “strumento culturale decisivo per i cattolici e punto di riferimento nel panorama informativo del Paese”, l'”Agenzia SIR ha tagliato in buona salute i suoi primi vent’anni, gli ultimi quindici dei quali on line” e “ha saputo evolversi, affiancando alle notizie nazionali una duplice attenzione: per la realtà regionale e per quella europea”; la Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc) ha superato “le 180 testate aderenti”, con “circa un milione di copie” diffuse alla settimana. “Questo è stato anche il decennio delle migliaia di siti internet di ispirazione cattolica”, ha proseguito il segretario della Cei.

Dialogo e collaborazione. Mons. Crociata ha evidenziato come “l’ambito che ci sta maggiormente a cuore” sia “quello locale”, dove “le nostre comunità si sono attivate per valorizzare la figura dell’animatore della cultura e della comunicazione, chiamato a muoversi da un lato verso chi è già impegnato nella pastorale, al fine di aiutarlo ad inquadrare meglio il suo operato nel nuovo contesto socio-culturale dominato dai media, dall’altro nell’aprire nuovi percorsi, attraverso i quali raggiungere persone ed ambiti spesso periferici, quando non addirittura estranei alla vita della Chiesa e alla sua missione”. “La presenza di mezzi di comunicazione promossi esplicitamente dalla comunità ecclesiale – ha chiarito il segretario della Cei – non deve, infatti, essere intesa in alternativa ad un impegno negli altri media, con i quali, anzi, si avverte l’esigenza di intensificare il dialogo e la collaborazione”. Anzi, “è proprio su quest’ultimo versante che le tecnologie digitali rappresentano una nuova opportunità, che intendiamo abitare con la nostra testimonianza”.

Il compito per casa. Mons. Crociata ha sottolineato un paio di “ritardi” da “superare insieme”. Il primo è legato “a un linguaggio che a volte rimane ancora autoreferenziale, quasi di nicchia, in un contesto culturale che nel frattempo è cambiato profondamente e che ci porta a confrontarci con una generazione che – quanto a formazione religiosa – non possiede ormai più il nostro vocabolario”. I “nativi digitali” – ossia le generazioni cresciute connesse alle nuove tecnologie – “ne hanno assunto il linguaggio veloce, essenziale e pervasivo; nuotano in una comunicazione orizzontale, decentrata e interattiva; si muovono in una geografia che conosce la trasversalità dei saperi ed espone a una pluralità di prospettive. L’ambiente digitale – con il suo linguaggio ludico, fatto di suoni, immagini e interattività – è emotivamente e affettivamente coinvolgente”. “Il nostro impegno di coltivare una nuova alfabetizzazione va portato avanti di pari passo – ha sottolineato mons. Crociata – con la consapevolezza che non si tratta semplicemente di sviluppare una vicinanza empatica alle tecnologie digitali, quanto di essere presenti anche in questo ambiente con modalità che non disperdano l’identità cristiana, l’eccedenza rappresentata dal Vangelo”. C’è poi “la difficoltà di mettere a fuoco, all’interno dei piani pastorali delle nostre diocesi, un progetto organico per le comunicazioni sociali, che integri queste ultime negli altri ambiti”. La comunicazione non è “un ulteriore segmento della pastorale o un settore dedicato ai media”, ma “lo sfondo per una pastorale interamente e integralmente ripensata a partire da ciò che la cultura mediale è e determina nelle coscienze e nella società”. Si tratta, dunque, di “scongelare” la figura dell’animatore della cultura e della comunicazione. “Un linguaggio credente e un progetto organico per le comunicazioni sociali – ha concluso – sono ‘il compito per casa’ sul quale applicarsi fin dal nostro ritorno; sono le condizioni per elaborare una strategia comunicativa missionaria, che sia capace di coinvolgere tutti gli ambiti pastorali e di incidere sulla cultura della società. Sarà la sfida del decennio che inauguriamo, non a caso incentrato sull’educazione”.

(22 aprile 2010)

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