Una comunità on line

Testimoni digitali

“Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era cross mediale” è il titolo del convegno promosso dal 22 al 24 aprile, a Roma, dall’Ufficio comunicazioni sociali e dal progetto culturale della Cei. “Le nuove tecnologie – così mons. Domenico Pompili, sottosegretario e portavoce Cei, riassume al SIR il significato dell’evento – esigono competenze specifiche ma richiedono pure un’idea, una prospettiva, un punto di vista, uno sguardo. La Chiesa deve riuscire a far trapelare attraverso le nuove tecnologie quello che è il suo sguardo assolutamente originale sulla realtà: lo sguardo della fede”. Tra i relatori anche mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che aprirà il convegno, mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata e presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali della Cei, il quale interverrà sul tema “Quale umanesimo nella cultura digitale?”, e mons. Pompili, che interverrà nella terza giornata del convegno poco prima dell’incontro con Benedetto XVI nell’Aula Nervi.

Mons. Giuliodori: abitare senza paura
“Non c’è ambito del vivere umano – dice mons. Claudio Giuliodori – che non trovi spazio sulla rete e che non ne sfrutti le potenzialità. Si fanno spesso le stesse cose che si facevano prima negli spazi fisici, ma con più velocità, meno limiti materiali e di tempo, più possibilità di interazione e di scambio. Sono davvero straordinarie le opportunità offerte dalla rete e dal nuovo ambiente digitale. Il rischio che si corre è quello di moltiplicare le relazioni vivendole però in modo più superficiali e frammentato. È necessario, da una parte, armonizzare l’on line con l’off line, per una vita che sia umanamente armonica e significativa e, dall’altra, non dimenticare mai che non può esserci vero umanesimo senza l’apertura dell’esistenza umana alla dimensione trascendente e spirituale”. “La cultura digitale – afferma mons. Giuliodori – ci offre il volto di un uomo sempre connesso con tutti e in grado di unificare la sua vita dalla famiglia al lavoro, dalle amicizie agli hobby, senza soluzione di continuità. Il digitale esalta la dimensione relazionale della persona. Ma nello stesso tempo un’overdose di relazioni non garantisce, anzi mette a rischio, la qualità degli stessi rapporti umani. Certamente per l’umanità si apre una nuova era e molti dei parametri che fino ad oggi regolavano la vita sociale e i rapporti tra i popoli verranno profondamente modificati dal diffondersi della banda larga e delle comunicazioni digitali. Per la Chiesa è una nuova sfida da affrontare. Occorre abitare senza paura il nuovo continente digitale per far risuonare anche in questo nuovo contesto la proposta del Vangelo”. Per questo, conclude il vescovo, “servono ‘testimoni digitali’, ma non nel senso di truppe scelte mandate ad evangelizzare il web, quanto piuttosto nel senso di una comunità ecclesiale che nel suo insieme e in tutti gli ambiti di vita fa risuonare la verità del Vangelo nella nuova cultura digitale che tutti respiriamo e in cui tutti oramai siamo immersi”.

Mons. Crociata: l’ottica educativa
È quanto mai strategico “abitare il nuovo mondo digitale per portare avanti la missione dell’evangelizzazione, contribuendo a creare una mentalità plasmata dal Vangelo”. Ne è convinto mons. Mariano Crociata, intervenuto il 15 aprile alla conferenza stampa di presentazione del convegno. “Ci troviamo in una nuova condizione mediatica, in un mondo interconnesso, dove i media non sono più uno strumento, ma fattori di un ambiente”, ha rilevato mons. Crociata. Di fronte all’avanzare delle nuove tecnologie e all’affermarsi di una cultura digitale, i vescovi italiani, ha spiegato il segretario generale della Cei, hanno avvertito l’esigenza “di riflettere, capire meglio, prendere l’iniziativa perché la missione della Chiesa possa essere svolta in modo efficace, attuale, contemporaneo anche in condizioni nuove”. Per questo, “la Conferenza episcopale attribuisce grande importanza al convegno che si celebra a otto anni da ‘Parabole Mediatiche'” e che ha come “ottica privilegiata” quella educativa. Il convegno rappresenta infatti anche “un modo straordinario” per rispondere alla sfida dell’emergenza educativa, nella prospettiva decennale che avrà al centro proprio il tema dell’educazione.

Mons. Pompili: un sostantivo e un aggettivo
“Testimoni digitali: un sostantivo e un aggettivo”. Così mons. Domenico Pompili ricorda al SIR il titolo del convegno. “Partiamo dall’aggettivo ‘digitali’: esso – spiega il sottosegretario e portavoce della Cei – indica la nuova condizione in cui oggi i mass media sono in qualche modo sciolti. La tecnologia digitale, infatti, sta ridefinendo i vecchi e i nuovi media, cambiando anche la nostra vita quotidiana e relazionale. Il convegno intende mettere a tema questa nuova condizione culturale profondamente connotata dal digitale. L’aggettivo, però, è preceduto dal sostantivo ‘testimoni’, che è l’elemento fondamentale: esso evoca un atteggiamento, di fronte ai cambiamenti che stanno avvenendo sotto i nostri occhi, che non deve essere né pregiudiziale né rassegnato. Anzi: dentro questa nuova condizione noi dobbiamo essere dei testimoni, cioè dei soggetti che siano in grado d’interpretarla. Non solo! Essere testimoni significa rimandare a qualcosa di ulteriore e nell’accezione cristiana il testimone fa riferimento al Vangelo. Per cui la sfida è quella di essere dentro il contesto digitale facendo risuonare la parola del Vangelo di cui ciascuno è testimone”.

(21 aprile 2010)

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