Sfruttare i talenti

Testimoni digitali

“La grande attesa è quella di uscire dall’autoreferenzialità. È importante entrare nell’orizzonte culturale di una comunicazione che sia capace di mettere a frutto le potenzialità e le ricchezze di singoli e associazioni. Non sfruttare il talento è il più grande peccato che possiamo compiere anche dentro il continente digitale”. È l’augurio espresso da Franco Mugerli, presidente del Copercom (Coordinamento associazioni per la comunicazione che riunisce 26 realtà laicali), in occasione del convegno Cei “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale” (Roma, 22-24 aprile). Per offrire un contributo all’approfondimento della realtà comunicativa legata all’utilizzo dei nuovi media, il Coordinamento ha invitato le associazioni aderenti ad una riflessione sui temi proposti dal convegno e, in particolare, sul compito del cristiano di fronte alla sfida del continente digitale. I testi completi delle relazioni sono disponibili sul sito del Copercom (www.copercom.it).

Studio e linguaggi. “I nuovi media, quando veicolano messaggi positivi, sono vettori potenti ed efficaci, che non solo raggiungono uno scopo informativo, ma riescono a coinvolgere l’utente nella comunicazione, rendendolo protagonista e non passivo spettatore”. Per l’Azione Cattolica (Ac), i nuovi media sembrano “in grado di denunciare con particolare efficacia soprusi, ingiustizie, bug del sistema democratico, spingendo ad esporsi e a prendere posizione anche persone che nella ‘vita reale’ restano in disparte”. D’altra parte, è opportuno tutelare il minore perché “nei luoghi dell’educazione formale e informale non sempre vengono dati strumenti utili per un utilizzo positivo e socialmente orientato del mezzo”. Da indagare, inoltre, sono “gli effetti sullo sviluppo della personalità delle generazioni che vivono costantemente su due binari, quello virtuale e quello dei luoghi reali”. In questo contesto, sottolinea Ac, “compito e responsabilità dei cristiani è anche quello di sondare le possibilità di annuncio tramite i nuovi media” e “ciò richiede uno studio approfondito dei linguaggi e del ‘come’, immergendosi nella ricca umanità che dal web, e in particolare dai social network, costantemente emerge”.

Segni. “La diffusione dei computer nelle case degli italiani e i corsi nelle scuole, hanno contribuito a far sì che, dall’adolescenza in poi, i ragazzi preferiscano sedersi davanti ad uno schermo di computer piuttosto che davanti a quello di un televisore”. La riflessione dell’Associazione italiana genitori (Age) si concentra sul ruolo della famiglia: “I genitori, modello di confronto e riferimento per i figli, devono essere i primi a dare l’esempio di un corretto uso di internet, dialogando con i figli davanti allo schermo azzurrino del computer, come si fa di solito davanti ad un film o in qualunque altra situazione”. Per limitare i rischi che possono derivare dall’uso indiscriminato di internet, l’Age suggerisce di percorrere la strada di “una vera e profonda educazione dei ragazzi ad un uso consapevole di questo come di altri mezzi di comunicazione”. In questo senso, “il cristiano non si tira indietro di fronte alle sfide del suo tempo, leggendole piuttosto come ‘segni’ da interpretare per capire” dal momento che “dare un’anima a internet” è “la sfida culturale del terzo millennio” ed “un grande compito che le famiglie vivono in modo frontale ogni giorno insieme ai loro figli”.

Porta aperta. La rivoluzione compiuta dai media digitali “ha modificato il settore del lavoro, dell’informazione, dell’educazione ma soprattutto è diventato un luogo di partecipazione e di condivisione grazie alla nascita dei social network”. Da questa osservazione prende spunto il contributo dell’Associazione genitori scuole cattoliche (Agesc), che evidenzia come siano anche “scomparse le barriere geografiche e culturali” e si sia creato “un ponte fra i popoli quale non si era mai visto prima”. Internet, precisa l’Agesc, è “una porta aperta sul mondo dove tutti possono accedere e tutti possono trasmettere, nell’assenza di una qualsiasi autorità di controllo”. Di fronte a questi pericoli, “i genitori diventano protagonisti primari di un processo che combinando l’amore con fermi propositi e con l’esempio riporti i ragazzi ad apprezzare il valore della realtà così come è e a conoscere la ricchezza del rapporto interpersonale”. Quanto alla responsabilità del cristiano, l’Agesc propone due percorsi da seguire – “il primo propositivo, il secondo di controllo e di vigilanza costruttiva” – insieme alla formazione di “Osservatori di Internet” che siano in grado di “fornire un sereno giudizio su quanto viene offerto sulla Rete”: “Non si tratta di costituire una forma di censura telematica – conclude l’Agesc – ma di promuovere siti che trasmettono messaggi positivi e al contempo costruire una pronta controinformazione nei confronti di messaggi non corretti o incompleti trasmessi in rete che possono disorientare i nostri figli”.

(21 aprile 2010)

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