Come stare nei siti?

Testimoni digitali

“Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era cross mediale” è il titolo del convegno promosso dal 22 al 24 aprile, a Roma, dall’Ufficio comunicazioni sociali e dal progetto culturale della Cei. “Le nuove tecnologie – così mons. Domenico Pompili, sottosegretario e portavoce Cei, riassume al SIR il significato dell’evento – esigono competenze specifiche ma richiedono pure un’idea, una prospettiva, un punto di vista, uno sguardo. La Chiesa deve riuscire a far trapelare attraverso le nuove tecnologie quello che è il suo sguardo assolutamente originale sulla realtà: lo sguardo della fede”. Tra i relatori Ruggero Eugeni e Paolo Peverini, ai quali il SIR ha chiesto un’anticipazione dei rispettivi interventi al convegno (www.testimonidigitali.it). Eugeni, ordinario di semiotica dei media all’Università Cattolica e direttore dell’Alta Scuola in media, comunicazione e spettacolo (Almed) dello stesso Ateneo, e Peverini, semiologo della Luiss, interverranno il 23 aprile, sul tema “Media, linguaggi e crossmedialità”.

Eugeni: più “affetti”, meno “prodotti”
“L’esplorazione del ‘continente digitale’ – afferma Ruggero Eugeni – deve tener conto di un dato di partenza: esperienze e linguaggi dei nuovi media non sono più riconducibili a una mappa unitaria in quanto il ‘continente digitale’ è in costante movimento e trasformazione, né sopporta distinzioni nette e vincolanti tra media differenti”. A tal proposito, ricorda il docente, “molti parlano di una condizione globale e reticolare, se non addirittura ‘post-mediale'”. Queste “considerazioni di partenza”, per Eugeni, “aprono due ordini di considerazioni”. Da un lato, “i media non possono più essere pensati in quanto ‘canali’ o ‘mezzi’ che veicolano informazione: essi sono mondi di vita, ambienti in cui svolgere esperienze vive e complesse in cui si connettono aspetti cognitivi, emozionali, pratici. La stessa distinzione tra attività svolte nel mondo ‘reale’ e attività svolte nel mondo mediale si affievolisce a fronte di una forte pervasività dei media digitali e una connessione strettissima con gli ambienti della vita quotidiana dei soggetti”. Dall’altro lato, “all’interno di questa esperienza”, prosegue il docente, assume “un peso decisivo l’aspetto della relazione interpersonale; questa si configura come una relazione diffusa e fusionale, non focalizzata e fortemente empatica. Il mercato degli affetti si è rivelato nei nuovi media un motore di sviluppo molto più potente del mercato dei prodotti: è ancora difficile vedere sviluppati modelli di business tradizionali nel web, mentre il numero di contatti e amicizie sviluppati all’interno dei siti permette di quantificarne il valore anche economico”. Questi “tratti della condizione e dell’esperienza mediale contemporanea”, conclude Eugeni, “chiedono evidentemente un ripensamento della figura del testimone e delle forme della sua presenza profetica”.

Peverini: “l’attraversamento dei media”
Multimediale, intermediale, cross mediale: tutti termini che “rischiano di risultare vaghi, e che spesso vengono utilizzati come sinonimi: o per una divulgazione frettolosa, o perché sono entrati in un vocabolario che ha perso la capacità di denotare un significato”. A soffermarsi sulla necessità di “ricostruire il significato di parole-chiave che conosciamo molto bene, ma che assumono significati differenti nel momento in cui diventano oggetto di studio a livello internazionale” è Paolo Peverini. “Un testo – ricorda l’esperto – è multimediale non soltanto quando utilizza diversi linguaggi ma quando fa sintesi non solo di diversi linguaggi, ma di varie forme di comunicazione: un sito Internet, ad esempio, è multimediale, perché i contenuti vengono declinati in forme che rimandano ad altri modi di comunicazione, all’interno di un unico strumento”. La crossmedialità, invece, è un “attraversamento dei media”, dove un testo è concepito come disseminato in pezzi su mezzi differenti, e chiede al destinatario di ‘ricucire’ i vari pezzi”. Un termine, quello di crossmedialità, che – per Peverini – “è usato spesso in modo apparentemente innocente, come se dietro non ci fosse nessuna ambiguità”: per questo, occorre “sapere usare in maniera strategica il collegamento tra media differenti”, andando anche “oltre le mode terminologiche del momento”. Ma quale “testimonianza” si può offrire nel mondo digitale? “Un conto è il ‘passaparola’ in rete, che tende ad inoculare l’informazione in alcuni spazi dei media digitali, sapendo che da lì partono buoni canali per farla diffondere, un conto è la testimonianza basata sul ‘ti do la mia parola’…”. Di qui la necessità di interrogarsi sulle “ricadute relazionali” di nuove forme di comunicazione, come gli “spot virali” (messaggi pubblicitari caratterizzati da una diffusione in rete molto rapida), partendo dal destinatario come “figura chiave” che “fa parte del processo di costruzione del messaggio”.

(21 aprile 2010)

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