Insieme contro la povertà

COMECE

Si è svolta, dal 14 al 16 aprile, l’assemblea plenaria di primavera della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), a Bruxelles, dedicata per buona parte al tema della lotta contro la povertà. Il 15 aprile si è tenuto, nella sede della Comece, un incontro informale con il presidente Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo.

In dialogo con il presidente del Consiglio europeo. Momento più significativo per i lavori dell’assemblea plenaria della Comece è stato l’incontro con Herman Van Rompuy, neo-presidente del Consiglio europeo, figura di notevole spessore personale e professionale. Il presidente, riferendosi all’Europa attuale, ha sottolineato il grande riferimento alla tradizione umanistica e alle radici cristiane, insistendo sulla necessità di aggiornarle alla realtà contemporanea, con l’attenzione a tenere insieme i valori fondamentali della storia e del presente. “Questo presidente – è stato un commento raccolto da SIR Europa dopo l’incontro – è una figura che può ridare un’anima all’Europa”.

Lotta alla povertà. Tema centrale delle discussioni svoltesi a porte chiuse è stata la lotta alla povertà e all’esclusione sociale. “I vescovi”, si legge nel comunicato finale, “suggeriscono ai responsabili politici dell’Ue di allargare gli strumenti attuali per misurare la povertà, affinché non si considerino solamente criteri materiali, ma anche relazionali”. Questa problematica sta molto a cuore alla Chiesa, che è uno dei primi attori di lotta contro la povertà in Europa. I vescovi rimproverano ai politici il fatto di “non essere arrivati ad affrontare il problema alla radice, per evitare che si verifichino nuove crisi”, come quella che si sta vivendo e che “ha aggravato la situazione di povertà in cui vivono già troppi cittadini in Europa”. Si tratta in realtà, sottolineano i vescovi, “di una crisi morale caratterizzata da eccessi e dalla confusione di valori”, primo fra tutti il rapporto squilibrato tra interesse individuale e interesse di tutti. I vescovi offrono la loro disponibilità affinché questo, come altri temi, possa diventare oggetto di quel dialogo “aperto, trasparente e regolare” tra Chiese ed Ue previsto dal nuovo Trattato. “L’intervento di Johannes Laitenberger, capo di gabinetto del presidente della Commissione europea – ha detto a SIR Europa mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, membro italiano della Comece – ci ha aiutato a prendere coscienza del fatto che la crescita è una questione di programma economico, ma anche sociale, e che la lotta alla povertà va compresa non solo come gesto simbolico, ma come impegno sociale effettivo”.

In difesa della libertà religiosa. Nel dialogo istituzionalizzato con i responsabili politici dell’Unione, i vescovi dei Paesi membri dell’Ue “desidererebbero inoltre affrontare il tema della libertà religiosa nel mondo”. Sarà infatti presto sottoposto ai membri del Parlamento europeo e all’alto rappresentante dell’Unione per gli affari Esteri, Cathrine Ashton, il documento approvato in questi giorni dai vescovi della Comece. “La libertà religiosa, fondamento della politica dei diritti dell’uomo nelle relazioni esterne dell’Ue”, testo che – viene spiegato nel comunicato finale dell’assemblea Comece – “illustra i presupposti essenziali della libertà religiosa, ne descrive le violazioni che vengono compiute nel mondo e propone ai responsabili politici una serie di raccomandazioni per promuovere questo diritto fondamentale”.

Il disarmo nucleare. I vescovi hanno inoltre affinato le “Proposte per una politica europea” in vista dell’ormai imminente conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (maggio 2010). I vescovi suggeriscono di “realizzare il disarmo nucleare a partire dai principi di trasparenza, verificabilità e irreversibilità, ma anche di coinvolgere maggiormente la società civile in questo dibattito di vitale importanza per il futuro dell’umanità”. “In realtà – ha spiegato il vescovo Ambrosio – il tema del nucleare è un argomento molto delicato, dal momento che occorre distinguere tra uso pacifico del nucleare, molto diffuso in alcuni Paesi europei, come la Francia, e uso bellico. La distinzione teorica è facile, ma vi sono differenze molto sottili sul piano pratico. Per questo, la problematica deve essere affrontata nello specifico delle situazioni nazionali”.

Clima e migrazioni: problematiche da non dimenticare. Il vescovo Ambrosio, parlando a SIR Europa, ha poi fatto riferimento a due “emergenze” cruciali in Europa oggi, su cui le Istituzioni non dovrebbero far calare l’attenzione; una è la questione del clima: dopo il fallimento del vertice di Copenhagen – come denunciato dal presidente Comece, mons. Adrianus van Luyn, vescovo di Rotterdam, in apertura dei lavori – occorrerebbe rimettere a fuoco il tema della “giustizia climatica” e del cambiamento degli stili di vita. La seconda problematica che l’Europa dovrebbe affrontare in una prospettiva corale è quella delle migrazioni: “Occorre un orientamento di fondo che sappia tenere insieme l’attenzione all’accoglienza e il rispetto dei diritti fondamentali”, ha affermato mons. Ambrosio: “Se l’Ue offrisse un panorama di fondo, sarebbe di grande aiuto per le politiche nazionali”.

Nel corso dell’assemblea plenaria, i vescovi hanno ascoltato le esperienze di persone che si impegnano in progetti di lotta alla povertà e all’esclusione sociale, come per esempio p. Georg Sporschill sj, fondatore e direttore del progetto Concordia, che lavora con i bambini in Romania e Moldavia. Essi hanno inoltre celebrato una messa in suffragio delle vittime della catastrofe aerea polacca, così pure hanno ricordato il vescovo Josef Homayer, già presidente Comece, recentemente scomparso.

(20 aprile 2010)

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