Incontro al territorio

SETTIMANA SOCIALE

Sedici incontri per raggiungere tutte le regioni ecclesiastiche d’Italia. Temi differenti, caso per caso, cercando di andare incontro alle specificità del territorio. Apertura alla società civile e alle altre realtà aggregative del mondo cattolico. Sono alcuni dei caratteri che ha assunto il cammino dell’Azione Cattolica italiana (Ac) in vista della 46ª Settimana Sociale dei cattolici italiani. Obiettivo del percorso, contribuire a definire quell'”Agenda di speranza per il futuro del Paese” che vuol essere punto di arrivo, e di ripartenza, della Settimana Sociale. Al termine degli incontri (l’ultimo, dal titolo “Volti sfigurati, volti trasfigurati”, si è svolto a Torino domenica 11 aprile, all’indomani dell’apertura dell’Ostensione della Sindone) il SIR ha incontrato Franco Miano, presidente nazionale di Ac.

Il percorso dell’Ac ha attraversato tutta l’Italia. Qual è il bilancio di questa esperienza?
“È largamente positivo in termini di partecipazione, di qualità delle riflessioni e delle esperienze proposte, di relazione con il territorio. A tal proposito, i temi sono stati scelti con l’attenzione rivolta ai diversi territori. Abbiamo così parlato di lavoro, legalità, immigrazione, ambiente… Tra i partecipanti agli incontri, è da sottolineare la forte presenza dei giovani”.

Gli appuntamenti non erano solo rivolti all’associazione…
“No, sono state coinvolte tutte le realtà locali: le associazioni diocesane, ma anche istituzioni, gruppi ecclesiali e altri impegnati a vario titolo sul territorio. Penso, ad esempio, alla Fondazione antiusura, a Libera, alla Gioc, al Meic, alla Comunità Papa Giovanni XXIII… C’è stata una costante apertura nella scelta degli interlocutori, come pure dei luoghi: diversi appuntamenti erano in sedi istituzionali, per aprirsi alla città e unire l’elemento ecclesiale con quello sociale. Poi, da rilevare che non sempre sono stati privilegiati i capoluoghi di Regione, ma vari incontri si sono tenuti in località ‘minori’, segno di una relazione con il territorio a tutto campo”.

C’è un filo conduttore che ha unito i 16 seminari?
“Direi l’attenzione, e la passione, per l’unità dell’Italia. Il prossimo anniversario dell’Unità, a proposito, può essere un’occasione per ripercorrere tutto ciò che, in questi 140 anni, ha tenuto insieme il Paese. Anche l’Azione Cattolica ha avuto un ruolo, e lo ha dimostrato pure adesso: di fatto, questo spirito comune, solidale, si è avvertito costantemente, e in massimo modo nei convegni di Avellino – partito dal documento dei vescovi ‘per un Paese solidale’ – e di Milano – dedicato al ‘Nord tra ricchezza e paura’ -. Il fatto che l’Ac sia così diffusa e ramificata sul territorio nazionale la rende allo stesso tempo legata al territorio e alla sua unità”.

Ci sono dei temi, emersi dai diversi incontri, che in qualche modo caratterizzano la sensibilità dell’associazione?
“Abbiamo rilevato un’attenzione unanime sulle questioni della vita e dell’impegno sociale e culturale. Uno dei primi incontri è stato su ‘Etica e responsabilità sociale’ (Liguria), poi abbiamo concluso con ‘Volti sfigurati, volti trasfigurati’ (Piemonte). Quest’ultimo aveva fondamentalmente una caratteristica antropologica: a partire dal volto di Gesù si dipanava la riflessione sui volti. Vogliamo fare il possibile perché la Dottrina sociale della Chiesa possa essere letta nella sua interezza, senza separare i diversi capitoli e sapendoli mettere nella giusta relazione. Altro ‘filo rosso’ è il desiderio di una partecipazione che muova dal livello locale, come opportunità di risveglio. Poi ci sono alcune questioni, come il lavoro e la legalità, particolarmente sentite”.

La partecipazione a questi incontri sembra contrastare l’individualismo, segno che c’è gente disposta a “mettersi in gioco”. È così?
“Tutti hanno avuto riscontri notevoli di pubblico, e alcuni hanno raggiunto 600-700 presenze. Si avverte sempre di più come l’impegno dell’Azione cattolica esprima un’ecclesialità che sa coniugarsi con la passione per il bene comune”.

Dopo questo percorso, quali prospettive per il futuro?
“Tutti questi incontri si sono legati a esperienze esistenti e hanno cercato di individuare nuove strade da percorrere. Guardando al futuro, una prima prospettiva è locale ed è data dall’impegno che le singole delegazioni regionali intendono proseguire coinvolgendo le realtà di quello specifico territorio. Poi vi è una dimensione nazionale, che sta nel dare eco a queste riflessioni in varie forme, nonché nel produrre un nostro contributo specifico per la Settimana Sociale. In terzo luogo, verrà portata avanti un’elaborazione dell’associazione sugli ambiti che le sono propri: ad esempio, ipotizziamo una riflessione ulteriore sulla politica, sulle prospettive di ordine internazionale e così via. Il nostro impegno è di concorrere alla buona riuscita della Settimana Sociale, affinché possa nascere una vera e propria ‘Agenda di speranza’, e poi continuare affinché le priorità emerse vengano fatte proprie dall’associazione e divengano strategiche anche in relazione alla prossima assemblea nazionale di Ac, nel 2011”.

(16 aprile 2010)

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