Comunicare la diversità

Testimoni digitali

Oltre 200 associazioni aderenti e un forum che conta più di 740.000 messaggi con 8.500 iscritti. Questi i numeri di Disabili.com (www.disabili.com), il portale telematico dedicato alla comunicazione a persone disabili e addetti ai lavori con 3 milioni di pagine lette al mese. La redazione è composta da giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti che forniscono informazioni in tempo reale con aggiornamenti quotidiani. La newsletter raggiunge oltre 14.700 iscritti, 200 aziende di settore e 2.500 giornali con un’area riservata alla stampa. Del rapporto tra disabilità e nuovi media, il SIR ha parlato con Valentina Polati, direttore responsabile di Disabili.com.

Come nasce l’idea di un sito dedicato al mondo della disabilità?
“Disabili.com nasce da un’idea che nel lontanissimo 1998 ipotizzava una testata giornalistica specifica per la disabilità da pubblicare on line. Tre ragazzi – una giornalista, un esperto web, e un imprenditore – progettano il nuovo sito e dopo un periodo di ricerca e formazione (l’utilizzo del web allora non era così scontato), pubblicano on-line Disabili.com ai primi di aprile del 1999. Pensate che l’aggiornamento era per lo più settimanale! Quando ne parlavamo attorno a un tavolo Google non esisteva ancora, YouTube era una chimera, Facebook non era nemmeno allo stato embrionale. A parlarne ora sembra preistoria, ma era solo 11 anni fa!”.

Disabili.com vuole dare “risorse per tutti coloro che direttamente o indirettamente si occupano di disabilità e handicap”. Un modo per sopperire alla carenza di informazione in materia?
“È stato proprio a partire dalla considerazione che le notizie non circolavano in rete che ci siamo convinti che il progetto, unico all’epoca, poteva funzionare. Oggi Disabili.com, ceduta ad una casa editrice nel 2005, è una credibile e seguita realtà on line, libera ed indipendente in quanto non appartiene ad alcuna associazione o ente del settore, ospita tutti quelli che hanno consigli e informazioni per migliorare la qualità di vita dei disabili. Questa è la nostra missione e non è cambiata nemmeno quando, negli anni, sono cambiate veste grafica e sistemi operativi fino al nuovo Disabili.com sempre più all’insegna dell’interattività e del coinvolgimento dei navigatori”.

Internet offre la possibilità di creare una “rete” tra persone che favorisca la conoscenza e il sostegno reciproco?
“Assolutamente sì, e per noi parlano i numeri e alcuni esempi: il forum ‘Genitori insieme’, ormai diventato una sorta di gruppo di ‘auto aiuto’, ricco di esperienze e di suggerimenti tanto più preziosi in quanto ‘offerti’ da genitori ad altri genitori che vivono le stesse problematiche e le stesse paure; ci sono poi i nostri ‘servizi speciali’, che la redazione cura per rendere più accessibili le situazioni ma anche le informazioni ai nostri navigatori, siano essi disabili, parenti o familiari di disabili ma anche medici, terapeuti, associazioni. Una spinta ulteriore è poi arrivata dai social network come Facebook, che servono anche al nostro portale da cassa di risonanza per tematiche legate in qualche modo alla disabilità o a come la disabilità viene comunicata”.

Come si può utilizzare il web per sostenere le persone disabili?
“Quando bisogna comunicare la diversità, fare i giornalisti diventa un po’ più delicato. Non più difficile, ma più impegnativo. In questi anni molto è stato fatto, ma nel cammino di comprensione della disabilità come un valore positivo c’è ancora tanta strada da fare. Fondamentale è il ruolo dei giornalisti, dei comunicatori: sono loro, infatti, che ‘girano’ il messaggio alla gente e che possono trasformare le notizie in messaggi positivi, che possono denunciare con la giusta importanza situazioni che non vanno, il malcostume che si ripete, le ingiustizie che popolano la quotidianità”.

Nel mondo virtuale di internet, è ancora importante la testimonianza diretta di persone che vivono quotidianamente con la disabilità?
“È fondamentale anche perché non dimentichiamo che spesso si tratta di persone che nella vita pratica hanno poche risposte o, peggio, rinunciano a chiedere quasi per rassegnazione che siano rispettati i loro diritti. La piazza virtuale invece consente loro di parlare, e anche di alzare la voce se necessario, pronta a raccogliere”.

Ci sono “barriere” che possono essere abbattute attraverso la rete?
“La rete è in assoluto il mezzo più democratico e ‘accessibile’, è il posto in cui ciascuno può farsi sentire da chiunque se utilizza la strada migliore, ed è terreno fertile per le giuste cause. È un mezzo in grado di raccogliere idee e sogni e trasformarli in qualcosa di concreto. Le barriere, anche come concetto, nella rete non esistono. Peccato che poi ci si scontri con la realtà”.

(14 aprile 2010)

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