I nostri volti

Testimoni digitali

Mancano poco più di due mesi al convegno nazionale “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale”. L’evento, organizzato dalla Cei, si terrà a Roma dal 22 al 24 aprile e chiamerà a raccolta quanti si occupano di comunicazione e cultura nel nostro Paese. All’appuntamento, che si celebra otto anni dopo “Parabole mediatiche”, si rifletterà anche sulle “nuove forme di presenza della Chiesa” negli “scenari digitali”. Don Paolo Padrini, parroco della diocesi di Tortona, ha già avviato da qualche anno alcune esperienze sul web. Ideatore di iBreviary (il breviario digitale) e coordinatore del progetto Pope2You.net del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, don Padrini è il curatore dell’area Wiki del sito internet del convegno (www.testimonidigitali.it). Il SIR lo ha intervistato.

Quali sono le attese per il convegno “Testimoni digitali”?
“Le attese sono veramente tante, soprattutto considerando i grandi passi compiuti dalla Chiesa italiana attraverso la prospettiva del progetto culturale. Questo convegno, considerando il tessuto ecclesiale già attivo sul versante della comunicazione in generale e di quella neomediale in specifico, potrà davvero rappresentare una grande spinta pastorale, fornendo utili punti di riferimento per un’azione efficace, coordinata e comunitaria”.

In che modo portare la propria testimonianza nel “continente digitale”?
“Il modo migliore è quello di una testimonianza vera e approfondita, fondata sulla conoscenza dei nuovi strumenti digitali e sulla spiritualità. I nuovi media chiedono, soprattutto nella prospettiva dei social network, di essere capaci di vivere un’esperienza ‘insieme’: in questo modo, l’unità e la comunione tra i cristiani in rete diventa un valore importante e, allo stesso tempo, un veicolo efficace di ‘testimonianza digitale’. Da questo punto di vista, mi sono mosso con iBreviary e soprattutto nella promozione del portale Pope2You.net. Due strumenti grazie ai quali, nella concretezza delle attività (la preghiera per il primo strumento e la diffusione delle cartoline del Papa per il secondo), si riesce a trasformare un ambiente che potrebbe essere ‘solo virtuale’ in un luogo di condivisione di vita”.

Come utilizzare il web per l’evangelizzazione e la catechesi?
“Il web offre grandi potenzialità dal punto di vista comunicativo, ma soprattutto grandi spazi di condivisione e di comunione. Nella mia recente esperienza della Messa proposta via web ai parrocchiani anziani e disabili ho sperimentato, ad esempio, come in tal modo si possano non solo diminuire le distanze e semplificare la comunicazione, ma anche creare nuovi legami con persone che altrimenti sarebbero ai margini dell’attività pastorale e liturgica della parrocchia. Un conto è seguire la Messa in tv, altro seguire quella della propria parrocchia, accompagnati da persone che con te (aiutandoti ad utilizzare il web) condividono – come Chiesa – questo servizio”.

Nel messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali il Papa invita, tra l’altro, i sacerdoti ad annunciare il Vangelo attraverso Internet? Ha già avuto modo – e come – di sperimentare questa indicazione?
“Sono ormai molti anni che mi dedico a quello che io reputo un ‘servizio ecclesiale’ come tanti altri. Le iniziative che mi hanno visto ideatore e promotore sono tutte orientate alla prospettiva di nuova evangelizzazione, che si realizza soprattutto nell’incontro con gli altri attraverso il web. La cura del portale Pope2You.net mi ha aiutato, in modo particolare, a comprendere come si possa sperimentare una dimensione di Chiesa, unita con il Papa, anche attraverso l’uso dei social network in una prospettiva collaborativa e partecipativa”.

Ritornando al tema del convegno, quali sono i “volti” e i “linguaggi” dell'”era cross mediale”? Le nuove tecnologie richiedono anche un nuovo linguaggio?
“I volti e i linguaggi possono essere considerati due facce della stessa medaglia. Grazie alle specifiche comunicative dei media digitali, il linguaggio, gli strumenti che utilizziamo danno vita ad un nostro volto ‘on line’, che può essere falso oppure vero, accogliente oppure distaccato. I volti dell”era crossmediale’ saranno sempre e comunque i ‘nostri’ volti: volti di pastori, di preti, di religiosi e religiose, di laici, di giovani testimoni, impegnati a far toccare, ancora una volta, ai nostri fratelli – in qualunque ambiente vivano (reale o virtuale) – il lembo del mantello del Cristo che ci ama e che ci sana. Il volto di Cristo dovrà così diventare il ‘vero volto’ di chi opera in rete, sacerdote, religioso o laico che sia. E gli stessi strumenti dovranno di conseguenza assumere i volti che sono del Cristo: il volto della testimonianza, dell’accoglienza, del dialogo, della pace e – perché no – il volto di chi è profondamente e sinceramente felice… di essere cristiano amato da Dio”.

(11 febbraio 2010)

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