C’è un altro orizzonte

QUARESIMA 2010

Nella lotta alla povertà, per la giustizia e la convivenza, il cristianesimo ha sempre dato il suo contributo, tuttavia “il problema di una convivenza giusta non può essere risolto soltanto con interventi mondani. Va oltre le categorie politiche. In quanto Chiesa dobbiamo spingere il nostro pensiero oltre l’orizzonte della società”. Ad affermarlo il card. Paul J.Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, il quale il 4 febbraio è intervenuto alla presentazione del messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima, su “La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo”.

Guarire il cuore dell’uomo. “Non senza motivo risuona dovunque nel mondo l’appello per la giustizia – ha ricordato il cardinale – si esige la giustizia fino ai rapporti tra gruppi e singoli. Essa viene calpestata con la violenza, con l’oppressione della libertà e con il mancato rispetto della dignità umana, con cattive leggi e con la violazione dei diritti, con lo sfruttamento e con stipendi da fame”. Di fronte a queste “tante forme” in cui la giustizia, ovvero il “dare a ciascuno il suo”, è violata, il cardinale ha rimarcato che “ci sono fattori sociali che vanno corretti; e in tale lotta la Chiesa ha senz’altro i suoi meriti. Sarebbe una calunnia collocare noi cristiani tra gli abbienti che si sono opposti alla giusta ridistribuzione e che hanno perfino tratto continuamente vantaggio dalla difesa di un ordine sociale ingiusto. Si negherebbe il contributo del cristianesimo alla promozione del benessere e della dignità della persona. Nel loro impegno a favore della pace, i cristiani non hanno nulla da invidiare all’efficacia del lavoro delle istanze statali, sebbene se ne parli di meno”. Tuttavia, la soluzione del problema non è solo la rivendicazione di “dare a ciascuno il suo” ma “giungere a una visione dell’uomo completa”. Come scrive il Papa nel messaggio, ha aggiunto il cardinale, “il male viene dal di dentro, dal cuore dell’uomo. Proprio l’esperienza del male ci insegna che sarebbe ingenuo affidarsi solamente alla giustizia umana che interviene sulle strutture e sui comportamenti dall’esterno. Il cuore degli uomini ha bisogno di essere sanato. Ma l’uomo non può guarire per sua propria forza – con un allenamento fisico o mentale. Come dice Benedetto XVI – ‘per entrare nella giustizia è necessario uscire da quell’illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l’origine stessa dell’ingiustizia’”. Per il cardinale, “il Vangelo non si trova in sintonia con il buonsenso borghese, per il quale solo ciò che ci siamo guadagnati con le nostre forze ci appartiene e niente ci viene regalato, e per questo deve essere proclamato sempre di nuovo. In questo mondo sempre più autosufficiente, Benedetto XVI considera evidentemente che il più importante servizio è quello di testimoniare Dio e di spingere gli uomini a consegnarsi a Lui nella fede”.

La solidarietà al centro. Porre il valore della solidarietà o della carità al centro dell’agire e del pensare politico se si vuole preservare la libertà e implementare la giustizia. È in sintesi quanto ha affermato Hans-Gert Poettering, presidente emerito del Parlamento europeo e presidente della Fondazione “Konrad Adenauer” commentando il messaggio di Benedetto XVI. “La solidarietà implica la responsabilità di difendere e proteggere la dignità universale di ogni essere umano in qualsiasi parte del mondo e in ogni circostanza”, ha detto Poettering, per il quale “il potere della solidarietà in Europa si è piuttosto sbiadito dopo la sua riunificazione”. “Se l’Europa e il mondo hanno già investito inimmaginabili somme di denaro per combattere la crisi finanziaria, l’implementazione della carità invece lascia molto a desiderare – ha sottolineato – la stessa determinazione con cui il mondo e l’Europa hanno reagito alla crisi finanziaria è necessaria per lottare contro la povertà”. “L’Europa e la comunità internazionale hanno un obbligo morale per assumere ulteriori responsabilità”, ha aggiunto ricordando proprio che il 2010 è l’Anno europeo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale. “Abbiamo bisogno di uno spirito europeo di solidarietà e ancor di più di uno spirito solidale europeo con tutti i popoli e le culture”, ha rimarcato Poettering. “La solidarietà – ha avvertito il presidente – non è qualcosa di astratto ma è concreta. Due miliardi di persone vivono con meno di 1,5 dollari al giorno. Dobbiamo trovare nuove strade”. Una di queste è il dialogo: “La pace e la giustizia esisteranno solo se popoli e Stati agiranno in solidarietà, fratellanza e dialogo anche religioso. Così facendo comprenderemo la giustizia all’interno delle diverse culture. In molti casi – ha detto – abbiamo dimenticato la connessione tra giustificazione religiosa e idee politiche, e per noi sarà un bene riscoprire i tesori di questa tradizione. Saremo capaci di fermare il fanatismo nel mondo se gli toglieremo il terreno spirituale nel quale manipola le persone di buona volontà. Abbiamo bisogno – ha concluso – di un dialogo sincero di solidarietà tra cristiani e musulmani e tra cristiani ed ebrei. Serve forgiare l’idea di solidarietà in un progetto politico che ci invita al dialogo. Solo la solidarietà può condurci a maggiore libertà e giustizia”.

(05 febbraio 2010)

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