Volti e voci

CARITAS EUROPA

Volti e testimonianze per dare voce alla povertà. Caritas Europa, in vista della presentazione della campagna “Zero Poverty”, ha raccolto una lunga serie di storie che esemplificano le nuove forme assunte dall’indigenza e dall’esclusione sociale nel vecchio continente. Ed ecco vicende spesso tristi, di emarginazione e sofferenza, ma anche esempi di solidarietà e attenzione all’altro… Tutte, comunque, storie toccanti.

Malattia mentale, mancano i servizi. “Il gruppo di cui ci occupiamo comprende persone che soffrono di disturbi mentali e che sono poveri in tutti i sensi, innanzitutto perché sono malate, poi perché hanno problemi con l’alloggio e perché hanno perso il lavoro. Per non parlare, poi, della solitudine, della mancanza di rapporti interpersonali, spesso anche all’interno delle loro stesse famiglie, che si smembrano”. Danijela Varsic è operatore sociale in Serbia. Racconta: “Statisticamente, gli indigenti hanno una probabilità maggiore di sviluppare una malattia mentale rispetto ai ricchi. E la povertà ha effetti devastanti su queste persone, che, oltretutto, non sono socialmente accettate. Qui, infatti, esistono ancora enormi ospedali psichiatrici, dove i malati sono rinchiusi… Il personale ospedaliero fa del suo meglio, ma non è in grado di offrire servizi adeguati a causa delle scarse risorse disponibili”.

Oksana e Adriana, sole e povere. Vivere senza i genitori, nella precarietà materiale e nella solitudine. Zoryana Lukavetska, di Caritas Ucraina, racconta la storia di due sorelle, Oksana e Adriana, il cui padre aveva abbandonato la famiglia quando erano ancora piccole. La madre aveva lavorato per un certo tempo in una fabbrica di mobili che poi aveva cessato l’attività; trasferitasi all’estero (Repubblica ceca, Spagna), la donna aveva lavorato clandestinamente, dovendo però rimanere per diversi anni lontano da casa. “A 15 anni Adriana si è suicidata – racconta l’operatrice Caritas -. Vivere senza genitori era troppo per lei: litigava con i suoi coetanei, aveva difficoltà a scuola e nel suo rapporto con la nonna mancava totalmente la fiducia”. Oksana “ha sofferto molto per la mancanza della sorella – prosegue -. Ora, però, la giovane è entrata a far parte del progetto Assistenza sociale per i figli dei lavoratori emigrati”, istituito dalla Caritas. “La ragazza adesso ha una visione più positiva della vita ed è riuscita a stabilire nuove relazioni con gli operatori e con gli altri beneficiari del progetto, che in parte hanno colmato il suo senso di vuoto e di abbandono causato dalla perdita dei suoi cari”.

Lacrime per un caffè… “Credo che non siano in molti a comprendere fino in fondo cosa sia la povertà”. Rosemary Keenan, di Caritas Social Action attiva nel Regno Unito, spiega con un esempio cosa sia l’indigenza oggi. “A Natale andiamo in giro a distribuire giocattoli e generi alimentari alle famiglie povere. Quest’anno, nell’East End di Londra, abbiamo incontrato una mamma che ha cominciato a piangere quando le abbiamo offerto del caffè istantaneo”. Keenan prosegue: “Non era neppure un caffè di marca, ma una versione da supermercato. E lei piangeva, perché era da tanto tempo che non se lo poteva permettere, perché doveva comprare vestiti e cibo per i suoi figli”. Una vicenda completamente diversa viene da Albert Nikolla, direttore di Caritas Albania, che racconta: “Esiste una nuova forma di povertà, inaudita durante il regime comunista, la pressione del gioco d’azzardo. Un tempo era proibito dalla legge, ora è invece una conseguenza della depressione. Sono molte le persone che cadono in questa trappola e nelle sale da gioco viene commesso un numero impressionante di omicidi! Quattro, cinque omicidi al mese in un Paese di un milione di abitanti”.

Una bella storia dalla Grecia. Dal Portogallo, Josè Pires Manso, docente universitario e consulente della Caritas nazionale, mette in guardia rispetto all’incremento nel numero di pensionati. “Si tratta di un problema anche per il sistema fiscale e socio-assistenziale”, puntualizza. Poi, cambiando tema, aggiunge: “Registriamo inoltre livelli elevati di abbandono scolastico precoce: molti ragazzi lasciano la scuola a 16 anni. Stiamo cercando di elaborare programmi che ci permettano di attirarli e di reintegrarli nel sistema”. Aglaia Konstantakopoulou, operatore sociale in Grecia, dal canto suo racconta “una bella storia”. “Ho conosciuto una donna irachena con tre figli. Aveva problemi di salute e veniva nel nostro centro almeno due volte a settimana. In seguito a un lungo periodo di consulenza e grazie ai generi alimentari e ai vestiti donati ai suoi bambini, la donna è riuscita a inserire il più piccolo all’asilo, così da poter trovare un lavoro, mantenere la propria famiglia e prendere lezioni di greco. A un certo punto, anche il suo diploma è stato riconosciuto e le è stata data la possibilità di insegnare”.

(29 gennaio 2010)

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