Cambiare è possibile

CARITAS EUROPA

Il divario tra i cosiddetti poveri e coloro che vivono in condizioni di ricchezza è artificiale, fondamentalmente creato dall’uomo. A causa dell’attuale crisi finanziaria ed economica, tale spaccatura, pericolosa per la società in generale e per ogni singolo individuo, si sta allargando e inasprendo. Nessuno dovrebbe essere povero per colpa di strutture ingiuste o condizioni inique. La “povertà zero” è quindi il nostro imperativo morale: Caritas Europa ritiene che le nostre società abbiano bisogno di un nuovo quadro di riferimento in cui i diritti umani siano pienamente riconosciuti e tutelati non per una mera necessità giuridica, ma perché viene riconosciuta la dignità della persona umana, fonte e fine di tutti i diritti e di tutti i doveri. Noi crediamo che ogni essere umano sia immagine di Dio.
In Europa, Caritas vuole contribuire a un nuovo modo di guardare alla povertà. Essa, infatti, è ben più della carenza di benessere: colpisce la persona nel corpo, nell’anima e nell’esistenza, colpisce la comunità in cui quella persona vive. Come comunità di esseri umani, non possiamo permetterci di perdere nessuno. Dobbiamo rimediare alle condizioni di disuguaglianza che ci derivano dal passato ed evitare nuove ingiustizie per le generazioni attuali e future: è un principio cui diamo comunemente il nome di “responsabilità”, che conferisce senso e significato alle nostre azioni e ai nostri comportamenti al di là del loro impatto più immediato e materiale. Infatti, tali azioni e comportamenti hanno un effetto diretto e indiretto su noi stessi e sui nostri concittadini.

E le soluzioni esistono, sono già nelle nostre mani. Cambiare è possibile: Caritas è testimone del cambiamento di persone che, pur vivendo in condizioni di povertà, sono riuscite a plasmare la propria vita e il proprio destino. Lavorando con i poveri e facendosi loro portavoce di fronte alle autorità pubbliche, Caritas persegue condizioni di vita sostenibili per tutti proponendo azioni concrete. Vivere la responsabilità può cambiare la nostra vita e la vita nelle “città”, termine con il quale definiamo le comunità organizzate in cui viviamo, che diventano ogni giorno più globali e interdipendenti. Noi crediamo nell’interconnessione per opera dello Spirito Santo, che ci consente di vivere in comunione oltre le frontiere.
Caritas, come organismo di carità della Chiesa cattolica, non opera distinzioni tra le persone che serve e con le quali lavora. Il proselitismo è addirittura contrario alla sua autentica natura e alla sua missione (cfr. Deus Caritas Est, 31, c). Il lavoro con i poveri e gli infermi colloca Caritas al centro del conflitto sociale tra esclusione e inclusione.

L’inclusione è più che un concetto chiave dell’Unione europea (che, negli auspici, collocherà la lotta alla povertà tra le sue priorità anche oltre il 2010, Anno europeo della lotta alla povertà): è una responsabilità direttamente collegata ai diritti umani, e potrebbe essere considerata un altro modo di dare vita a una comunione.
Un processo di inclusione attiva, fra l’altro, non può essere una mansione unilaterale assegnata a coloro che difettano delle risorse o a coloro che le mettono a disposizione. Si tratta al contrario di un compito che coinvolge l’intera comunità o “città” e, anzi, si potrebbe sostenere che in questo processo dinamico e reciproco la responsabilità maggiore spetti a chi si trova in condizioni migliori. Consentire ad altri di vivere mettendo a frutto il proprio potenziale significa contribuire allo sviluppo autentico e integrale di ogni uomo e di tutto l’uomo (cfr. Paolo VI, Populorum Progressio, 14 e Benedetto XVI, Caritas in Veritate, 11). La promozione umana dei poveri, dunque, significa anche promozione umana dell’intera comunità, la “città”.
Riconoscere i poveri come con-cittadini che contribuiscono alla costruzione della “città”, analogamente a tutti coloro che si considerano persone autosufficienti o indipendenti, significa riconoscere che abbiamo tutti bisogno l’uno dell’altro.
Possa l’Anno 2010 ribadire l’impegno a combattere la povertà in Europa e nel mondo. Possa la “povertà zero” essere il principio guida dell’intera “città”.

Erny Gillen
presidente Caritas Europa

(29 gennaio 2010)

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