Preti nell’era digitale

COMUNICAZIONI SOCIALI

“Cogliere con saggezza le singolari opportunità offerte dalla moderna comunicazione” per essere “annunciatori appassionati della buona novella anche nella nuova ‘agorà’ posta in essere dagli attuali mezzi di comunicazione”. È “l’invito” che Benedetto XVI “rinnova” ai sacerdoti nel messaggio per la 44ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (16 maggio 2010), dal titolo “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola” (testo integrale in .pdf: clicca qui). Questo tema – spiega il Papa nel testo, presentato in sala stampa vaticana il 23 gennaio (vigilia di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti), “s’inserisce felicemente nel cammino dell’Anno sacerdotale, e pone in primo piano la riflessione su un ambito pastorale vasto e delicato come quello della comunicazione e del mondo digitale, nel quale vengono offerte al sacerdote nuove possibilità di esercitare il proprio servizio alla Parola e della Parola”. Il Pontefice ricorda che “i moderni mezzi di comunicazione sono entrati da tempo a far parte degli strumenti ordinari, attraverso i quali le comunità ecclesiali si esprimono, entrando in contatto con il proprio territorio ed instaurando, molto spesso, forme di dialogo a più vasto raggio, ma – nota Benedetto XVI – la loro recente e pervasiva diffusione e il loro notevole influsso ne rendono sempre più importante ed utile l’uso nel ministero sacerdotale”.

Una “storia nuova”. “Con la diffusione” del mondo digitale, sottolinea il Papa, “la responsabilità dell’annuncio non solo aumenta, ma si fa più impellente e reclama un impegno più motivato ed efficace”. Al riguardo, prosegue il Santo Padre, “il sacerdote viene a trovarsi come all’inizio di una ‘storia nuova’, perché, quanto più le moderne tecnologie creeranno relazioni sempre più intense e il mondo digitale amplierà i suoi confini, tanto più egli sarà chiamato a occuparsene pastoralmente, moltiplicando il proprio impegno, per porre i media al servizio della Parola”. Tuttavia, evidenzia Benedetto XVI, “la diffusa multimedialità e la variegata ‘tastiera di funzioni’ della medesima comunicazione possono comportare il rischio di un’utilizzazione dettata principalmente dalla mera esigenza di rendersi presente, e di considerare erroneamente il web solo come uno spazio da occupare”. Invece, spiega il Papa, ai sacerdoti “è richiesta la capacità di essere presenti nel mondo digitale nella costante fedeltà al messaggio evangelico, per esercitare il proprio ruolo di animatori di comunità che si esprimono ormai, sempre più spesso, attraverso le tante ‘voci’ scaturite dal mondo digitale, e annunciare il Vangelo avvalendosi, accanto agli strumenti tradizionali, dell’apporto di quella nuova generazione di audiovisivi (foto, video, animazioni, blog, siti web), che rappresentano inedite occasioni di dialogo e utili mezzi anche per l’evangelizzazione e la catechesi”.

Il “cortile dei gentili”. Benedetto XVI delinea anche il “compito di chi, da consacrato, opera nei media”: “Spianare la strada a nuovi incontri, assicurando sempre la qualità del contatto umano e l’attenzione alle persone e ai loro veri bisogni spirituali; offrendo agli uomini che vivono questo nostro tempo ‘digitale’ i segni necessari per riconoscere il Signore; donando l’opportunità di educarsi all’attesa e alla speranza e di accostarsi alla Parola di Dio, che salva e favorisce lo sviluppo umano integrale”. La Parola, aggiunge il Papa, “potrà così prendere il largo tra gli innumerevoli crocevia creati dal fitto intreccio delle autostrade che solcano il cyberspazio e affermare il diritto di cittadinanza di Dio in ogni epoca”. Il Pontefice ricorda quindi l'”incoraggiamento” a “promuovere una cultura di rispetto per la dignità e il valore della persona umana”, rivolto nel messaggio dello scorso anno ai “responsabili dei processi comunicativi”. Per Benedetto XVI, “è questa una delle strade nelle quali la Chiesa è chiamata ad esercitare una ‘diaconia della cultura’ nell’odierno ‘continente digitale'”. Infatti, “una pastorale nel mondo digitale è chiamata a tener conto anche di quanti non credono, sono sfiduciati e hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche, dal momento che i nuovi mezzi consentono di entrare in contatto con credenti di ogni religione, con non credenti e persone di ogni cultura. Come il profeta Isaia arrivò a immaginare una casa di preghiera per tutti i popoli, è forse possibile ipotizzare che il web possa fare spazio – come il ‘cortile dei gentili’ del Tempio di Gerusalemme – anche a coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto?”.

Prospettive nuove e sconfinate. “I nuovi media – afferma ancora il Papa – offrono ai presbiteri prospettive sempre nuove e pastoralmente sconfinate, che li sollecitano a valorizzare la dimensione universale della Chiesa, per una comunione vasta e concreta; ad essere testimoni, nel mondo d’oggi, della vita sempre nuova, generata dall’ascolto del Vangelo”. Però, conclude, “non bisogna dimenticare che la fecondità del ministero sacerdotale deriva innanzitutto dal Cristo incontrato e ascoltato nella preghiera; annunciato con la predicazione e la testimonianza della vita; conosciuto, amato e celebrato nei Sacramenti, soprattutto della Santissima Eucaristia e della Riconciliazione”.

(27 gennaio 2010)

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