Occorre più solidarietà

UE

Una rinnovata attenzione verso la famiglia, nucleo fondante della società, luogo-principe delle relazioni interpersonali, primo “ammortizzatore sociale”. Nelle iniziative legate al 2010 quale Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, sembra emergere una sensibilità nuova a livello europeo.

Per Barroso un “imperativo politico”. “Troppo spesso sono le categorie sociali più vulnerabili quelle che finiscono per essere maggiormente colpite dagli effetti di una recessione”: la lotta contro la povertà è, dunque, “un imperativo politico prioritario in questo decennio appena cominciato” e deve diventare “un pilastro di qualsiasi politica di sviluppo e di coesione sociale” nell’Ue27. José Manuel Barroso, presidente della Commissione, nelle scorse settimane ha sostenuto più volte questi concetti, ribaditi durante la manifestazione del 21 gennaio a Madrid che ha aperto ufficialmente l’Anno europeo. L’Unione ha avviato una campagna all’insegna dello slogan “Stop alla povertà”, ha messo in agenda diverse conferenze e momenti di studio, iniziative di informazione, una mostra artistica, un concorso giornalistico. Soprattutto si è inteso “decentrare” gli eventi: avranno infatti luogo momenti di sensibilizzazione e di analisi a livello regionale e locale, così da essere “più vicini ai cittadini”. In ciascuno Stato aderente si svolgeranno due “settimane tematiche” (a maggio e a novembre), oltre ad attività culturali.

Indigenza, salute, mancanza di istruzione… L’appuntamento di Madrid era stato preceduto da una lunga fase di preparazione, dove si erano segnalati alcuni impegni per il 2010. Nei documenti stesi in tale lavoro si indica, fra l’altro, che in questi dodici mesi occorre concentrarsi sulla “povertà all’interno del nucleo familiare”, prestando attenzione particolare ai nuclei numerosi, alle famiglie monoparentali e a quelle che si prendono cura di una persona a carico. Ancora: cure specifiche andranno riservate alla “lotta contro la povertà infantile”, alla “povertà vissuta dai bambini negli istituti”, “all’eliminazione degli svantaggi in materia di istruzione e di formazione”. Un occhio di riguardo dovrebbe andare – siamo sempre nel campo delle intenzioni – alle persone disabili e agli anziani. Ulteriori sottolineature riguardano “la parità di accesso a risorse e servizi adeguati, incluso un alloggio dignitoso, nonché alla protezione sanitaria e sociale”; “l’accesso alla cultura e alle attività ricreative”; “l’inclusione sociale degli immigrati e delle minoranze etniche”; la risposta alle pressanti esigenze “dei senzatetto e di altre categorie o persone in situazioni vulnerabili”, fra cui i rom.

Crisi ed emergenza-lavoro. La fase di gestazione e di inaugurazione dell’Anno si è svolta – indipendentemente dalla volontà dell’Ue – in parallelo alla grave crisi che ha indebolito l’economia mondiale ed europea, generando milioni di disoccupati. Da qui è risultato necessario rivedere alcuni temi e obiettivi, concentrandosi anche sugli aspetti della povertà materiale riconducibili alla mancanza di lavoro, alla precarietà o all’insufficienza del reddito familiare. Barroso ha infatti dichiarato: “La lotta alla povertà e all’esclusione sociale fa parte integrante della strategia per uscire dalla crisi. L’Anno europeo 2010 dovrebbe, in questo senso, fungere da catalizzatore, promuovendo una maggiore consapevolezza e un’accelerazione verso una società più inclusiva, che costituisce uno degli obiettivi della Strategia 2020, da me proposta per il futuro dell’Ue”. La Strategia 2020 dovrebbe prendere il posto della precedente Strategia di Lisbona per un’economia competitiva, fondata sulla conoscenza e la sostenibilità e in grado di garantire maggiori opportunità di impiego: su tale argomento è fissato il vertice straordinario Ue dell’11 febbraio.

Spidla: una società solidale. Anche il commissario per l’occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità, Vladimir Spidla, ha utilizzato a Madrid espressioni puntuali, cui ora dovranno seguire azioni altrettanto efficaci: “In Europa un cittadino su sei è costretto a lottare quotidianamente per sbarcare il lunario, ma la povertà può incidere anche sulla vita di tutti noi e sulle nostre società nel loro insieme”. “Benché la maggior parte degli strumenti per affrontare la povertà si situa a livello nazionale”, i cittadini europei “si attendono un coinvolgimento dell’Ue”. Secondo Spidla, il 2010 pone all’Europa mete ambiziose: “Ci deve ricordare il diritto essenziale delle persone” in stato di indigenza o di marginalità “a vivere in piena dignità e a essere parte attiva nella società”; impone di “costruire e difendere una società più solidale”. L’Ue ha messo a disposizione 17 milioni di euro per “sostenere le campagne di sensibilizzazione a livello europeo e nazionale, nonché centinaia di progetti nazionali collegati alle diverse priorità” dei singoli Paesi aderenti all’Unione.

(27 gennaio 2010) 

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