Sul filo dell’educare

Testimoni digitali

Dopo la grande riflessione corale su “Dio oggi”, che nel dicembre scorso ha catalizzato l’attenzione del mondo ecclesiale e culturale, il 2010 della Chiesa italiana ha in agenda tre appuntamenti di tutto rilievo, fecondi di prospettive e anch’essi da non consumarsi rapidamente, come spesso accade con i convegni e le iniziative che si rincorrono numerose.

La prima data da annotare è quella del 22-24 aprile, quando si incontreranno a Roma gli operatori del mondo della comunicazione e della cultura, per dar seguito al percorso avviato sull’evangelizzazione nella vorticoso agorà contemporanea. Dalle “parabole mediatiche” ai “testimoni digitali” – questo il titolo del prossimo appuntamento – non sono poche le trasformazioni che hanno interessato l’universo dei media e, di riflesso, l’esistenza quotidiana. Una vera “mutazione antropologica”, che tocca la capacità di compiere scelte libere e durature, i rapporti interpersonali, le modalità attraverso cui conoscere e porsi verso la realtà. Anche questa volta, a due giorni di studio e confronto seguirà l’incontro col Papa, occasione forte per rinnovare quella scelta della comunicazione e della cultura che ha segnato i primi passi ecclesiali nel duemila ed è tutt’altro che esaurita.

Alla fine di maggio, poi, i vescovi approveranno e daranno alle stampe il documento unitario programmatico per il prossimo decennio. A fare da filo conduttore agli “orientamenti pastorali” della Chiesa italiana è il compito urgente dell’educazione. Con questa scelta, da una parte si mira a consolidare l’impegno formativo già capillarmente diffuso, che si esprime in mille rivoli e forme, dalle esperienze maturate nel tempo a quelle più innovative. Non è però solo un segno dell’attenzione alle nuove generazioni. Nell’intento dei vescovi, infatti, sono gli adulti stessi ad essere interpellati – genitori, preti e catechisti, insegnanti e protagonisti di ogni campo dell’attività umana – nella loro capacità di testimoniare i valori evangelici, generare modi di pensiero e di vita cristiana adatti all’oggi, accompagnare ciascuna persona, in ogni tappa del suo cammino. Mettendo al centro l’educazione, il cattolicesimo italiano mostra il suo volto popolare e tende la mano per la costruzione di “alleanze” con tutte le forze vive della società, a cui invia un messaggio di speranza e di responsabilità. È la via indicata da Benedetto XVI: quella di una Chiesa che opera “non per l’interesse cattolico, ma sempre per l’uomo creatura di Dio”.

Da qui parte anche il terzo grande appuntamento del 2010 ecclesiale: la 46ª Settimana sociale dei cattolici italiani, in programma a Reggio Calabria nel mese di ottobre. Le comunità cristiane, e non solo, hanno già ricevuto un “biglietto d’invito” per fare della fase preparatoria un tempo di discernimento e di dialogo. Oggi, ricordava in proposito qualche settimana fa il card. Angelo Bagnasco, “non si può dare nulla per scontato, neppure l’alfabeto dell’umano”. La Settimana sociale, così, vedrà i cattolici nostrani convergere intorno a un’agenda di speranza e di partecipazione per il futuro del Paese. Una traduzione italiana dei criteri offerti da Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in veritate” e un esempio a passare dall’emergenza alla progettualità.
Questo atteggiamento è un po’ la tempera che colora l’intero affresco ecclesiale per il prossimo anno: una presenza che apre gli orizzonti della ragione e del cuore e dà contenuto alla ricerca comune di bene e di libertà.

Ernesto Diaco

(13 gennaio 2010)

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