Novità nella fedeltà

"VISITA AD LIMINA"

Due giganti. “In Umbria c’è un radicamento della fede di antica data, che ha subìto tutti i condizionamenti della storia sino a quella più vicina a noi, ma non ha defezionato”. Lo afferma mons. Giuseppe Chiaretti, presidente della Conferenza episcopale umbra. Per il presule la regione è “impregnata di ovvia religiosità”. “Dico ‘ovvia’ – spiega – pensando che nella piccola Umbria sono nati due grandi ‘Giganti’ non solo della fede, ma anche dal punto di vista culturale e sociale che hanno influenzato come pochi la storia della Regione, dell’Italia, dell’Europa, della Chiesa: Benedetto da Norcia e Francesco da Assisi. Ne è nato un particolare fascino di questa minuscola regione in tutto il mondo, che attira continuamente persone d’altre culture e religioni”.

Sul piano religioso “c’è da tener conto perciò sia della spiritualità cristocentrica e della ‘imitatio christi’ di ambedue i santi, sia della religiosità popolare legata a tanti santuari maggiori e minori (da Assisi a Cascia, a Collevalenza…), che come vescovi ci sforziamo di illuminare perché sia pietà sostanziata di Parola di Dio”. Sul piano sociale, chiarisce mons. Chiaretti, “si avverte chiaramente l’eco dell’azione dei Benedettini e dei Francescani. Ne nasce una visione della vita e dell’uomo capace di cambiare comportamenti disumani di violenza e di proporre gradualmente un insieme di valori cristiani ed umani di estrema importanza per la civiltà occidentale”.

Alcuni problemi. Anche l’Umbria non è immune da inquietudini e malesseri sociali. “Penso particolarmente – afferma l’arcivescovo – ai giovani e alle famiglia, snodi di fondamentale importanza per la Chiesa e per la società”. Quanto ai giovani, “stiamo cercando di riattivare il circuito degli oratori e di reimpostare il discorso delle virtù difficili”. Quanto alle famiglie, “insistiamo sulle motivazioni della eventuale scelta sacramentale, puntando sul recupero della tenerezza quale veicolo di coraggio per quel continuo reinnamoramento che salvaguardi l’unità della famiglia”. Per mons. Chiaretti, “non bastano questi accorgimenti per contrastare la violenza e la pervasività d’una cultura negativa come quella che si va ingenerando un po’ ovunque in nome di una libertà libertaria e di una soggettività ad oltranza. Tanti nostri sforzi sono condannati alla sterilità perché sfiorano il problema di una ‘nuova evangelizzazione’ in un tempo radicalmente nuovo, caratterizzato da velocizzazione, dimensione planetaria, immediatezza di informazione, relativismi…”.

Di qui la necessità di “nuove prospettive culturali che sorreggano i progetti. S’avverte infine il bisogno di nuovi modelli di evangelizzazione centrati sulla Parola di Dio e sulla figura di Gesù”. Stenta a muoversi, osserva il presule, “la cara vecchia parrocchia, la cui struttura deve rimanere perché è la più efficace e comprensibile per le attese dei cristiani comuni e del territorio. Tutto questo bisogno di evangelizzazione si scontra però con la grave carestia di preti e consacrati, i quali potranno rifiorire solo quando rifioriranno le famiglie cristiane”.

Laici adulti. In positivo, ricorda mons. Chiaretti, “dobbiamo pure prendere atto della crescita esponenziale dei servizi di carità e di volontariato in regione e fuori regione. C’è, però, bisogno di un nuovo radicalismo cristiano” che significa “autenticità cristiana capace di testimoniare la speranza di cui il cristiano è portavoce”. C’è bisogno, quindi, “di un coordinamento ecclesiale di tutte le ‘forze’ in campo”. Ritornano, per il presule, i temi del “discernimento comunitario”, della “comunione e corresponsabilità ecclesiale”, del “laicato adulto e maturo”.

A proposito di adulti, “vescovi e preti devono trovare le strade per fare crescere questa ‘adultezza’, sia all’interno della Chiesa, sia all’esterno di essa, dove quasi tutto è compito degli adulti. Ma, sia chiaro, è compito di questi adulti cristiani, che con un orecchio ascoltano seriamente le domande del mondo (famiglia, giovani, lavoratori, disoccupati, emigrati, poveri, …), e con l’altro ascoltano la voce ispiratrice della Tradizione e della Parola di Dio trasmessa dalla Chiesa”. “È rimbalzato di recente – conclude l’arcivescovo – il problema della ‘cittadinanza’, e cioè della dottrina sociale cristiana, ottima anche per il nostro tempo: dalla centralità della persona umana e del bene comune a principi non formali quali la solidarietà e la sussidiarietà. Bisogna che i laici, particolarmente giovani, si formino culturalmente e spiritualmente”.

Scheda della Regione ecclesiastica Umbria La Regione ecclesiastica Umbria è composta da otto diocesi: Perugia-Città della Pieve, Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, Città di Castello, Foligno, Gubbio, Orvieto-Todi, Spoleto-Norcia, Terni-Narni-Amelia. Presidente della Conferenza episcopale umbra è mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve; vice presidente è mons. Riccardo Fontana, arcivescovo di Spoleto-Norcia.

Le parrocchie sono 591, i sacerdoti secolari 654, i regolari 389, i diaconi permanenti 94. La Regione ecclesiastica copre un territorio di 9.019 chilometri quadrati; gli abitanti sono 837.690. Le Province sono due: Perugia e Terni, i Comuni 92. Dal punto di vista ecclesiale, l’esistenza delle diocesi, attestata fin dal III-IV secolo, segna la precoce diffusione del cristianesimo in Umbria. La Conferenza episcopale umbra ha scelto Vittorio Trancanelli come testimone per il Convegno di Verona.

(16 febbraio 2007)

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