Esperienza che continua (8)

DOPO VERONA

Continua il nostro “viaggio” tra i primi bilanci e suggerimenti delle diocesi italiane su come proseguire l’impegno pastorale sul territorio dopo il Convegno ecclesiale nazionale di Verona.

“Vivere l’autentica felicità”. “L’obiettivo della testimonianza dei credenti e delle nostre comunità rimane quello di far sedere molti alla mensa della nostra speranza, per aiutare anche gli altri, i cosiddetti lontani, a viver l’autentica felicità”. Mons. Gervasio Gestori, vescovo di San Benedetto del Tronto – Ripatransone -Montalto, sintetizza così lo “stile” di Verona, evidenziandone alcune “aspetto che devono guidare la vita della nostra chiesa”. Primo tra tutti, la sfida di “educare alla felicità vera con la speranza evangelica. Questa educazione delle persone – scrive il presule – è una vera diaconia delle coscienze, che avviene anche mediante la formazione delle menti, ma consiste soprattutto in un servizio di amore, fatto con gioia”. “I programmi servono, ma sono secondari”, ammonisce il vescovo, che esorta le parrocchie a “puntare molto sulla collaborazione dei laici, cercando sempre di camminare insieme nel rispetto delle diverse competenze e delle varie responsabilità”.

Si intitola “La speranza in noi. Chiamati a far fruttificare il dono ricevuto”, la lettera pastorale per il 2006-2007 scritta da mons. Fausto Tardelli, vescovo di San Miniato, per proseguire il cammino iniziato con il quarto convegno ecclesiale nazionale. Sulla scorta del Vangelo di Luca, il presule propone di “camminare come poveri dietro al Signore per salire con Lui a Gerusalemme. Impareremo a donare la nostra vita insieme a Lui nella gioia – assicura mons. Tardelli – ci sentiremo sospinti a testimoniare la Buona Notizia della Misericordia di Dio cosicché ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”.

Esercizio di responsabilità. In diocesi di Siena – Colle Val D’Elsa – Montalcino si è appena concluso il tradizionale Convegno ecclesiale diocesano, sul tema del Convegno di Verona. Il vescovo, Antonio Buoncristiani, ha esortato i fedeli a “vivere gli affetti e la famiglia come segno dell’amore di Dio; il lavoro e la festa come momenti di una esistenza compiuta; la solidarietà che si china sul povero e sull’ammalato come espressione di fraternità; il rapporto tra le generazioni come dialogo volto a liberare le energie profonde che ciascuno custodisce dentro di sé, orientandole alla verità e al bene; la cittadinanza come esercizio di responsabilità a servizio della giustizia e dell’amore, per un cammino di vera pace”. Anche la diocesi di Pescia sta preparando il suo Convegno ecclesiale diocesano, sempre “in linea” con Verona, e chiama a raccolta tutte le componenti della comunità per il 15, 16 e 18 febbraio 2007, per “tradurre nella concretezza alcune suggestioni che si ritengono importanti per la nostra comunità”.

Partire “dal basso”. Una serie di “laboratori”, in cui “i vari soggetti del popolo di Dio fanno esperienza di Chiesa in cammino, verificano la consistenza della capacità di stare e camminare insieme e intuiscono quali potrebbero essere le fasi successive del cammino sinodale”. È il percorso post-Verona delineato da mons. Carlo Chiarenza, coordinatore della pastorale della diocesi di Acireale, che a conclusione di “Verona 2006” e dell’annuale convegno della diocesi siciliana annuncia: “La comunità attraverso le esperienze stesse di comunione, d’incontro, costituirà il suo itinerario di Chiesa diocesana. Le indicazioni nascono via via che si cammina, anziché essere impartite dall’alto. Ognuno farà la propria parte. L’attenzione ai laici viene così promossa al massimo, perché a camminare sarà il popolo di Dio”.

“Animatori di speranza”. Su questo tema si è svolto recentemente a Guspini (Cagliari) il convegno regionale delle Caritas parrocchiali della Sardegna. L’incontro ha riunito i direttori diocesani e gli animatori delle Caritas parrocchiali per studiare insieme le sfide e le vie odierne del loro impegno nel cammino indicato nel Convegno di Verona. “Continuare ad essere lievito e fermento delle comunità parrocchiali per l’impegno a favore dei poveri e nella cura della fragilità. Vedere e conoscere le realtà in cui viviamo, discernere le opportunità per la promozione umana, non lasciarsi inglobare dai riti consumistici ma agire consapevolmente”. Queste le sfide per gli animatori delle Caritas parrocchiali del terzo millennio, secondo il vescovo della diocesi di Ales – Terralba, mons. Giovanni Dettori. “Una formazione di noi stessi per conoscere sempre meglio quello che facciamo, che deve ruotare oltre che sulla formazione cristiana anche sulla dinamicità delle politiche sociali del lavoro”. È l’indicazione di Isa Saba, segretaria del Consiglio pastorale diocesano di Ales-Terralba.

(29 novembre 2006)

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