La parola al territorio

DOPO VERONA

Ad un mese dalla conclusione, prosegue la nostra rassegna dedicata ad alcuni passi degli editoriali dei direttori e delle note dei collaboratori sul IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona.

Non solo retorica. “Ad evitare il rischio che la fede cattolica si riduca ad una minoranza sempre più esigua e sia sommersa dal relativismo il Convegno di Verona ha fatto emergere una Chiesa che, testimoniando Cristo Risorto, resa più forte e coraggiosa da questa speranza, non si lascia travolgere dallo smarrimento e dalla fuga e, senza dispensarsi dall’operare, avverte l’esigenza di recuperare quelle risorse che forse sono state ignorate e sprecate per il passato” . È quanto si legge nell’editoriale di IL PONTE, settimanale cattolico dell’Irpinia, dove si sottolinea che dal Convegno è emerso soprattutto “il laicato cattolico, rimasto in gran parte privo di una sua identità, un suo ruolo e una sua responsabilità, sia nella Chiesa che nella società; a rimorchio di una religiosità spesso oscillante tra l’osservanza formale ed esteriore da una parte e dall’altra il fideismo incapace di confrontarsi con la cultura contemporanea, la formazione dell’opinione pubblica, i problemi del lavoro, la realtà della famiglia, la vita politica e sociale. Proprio gli ambiti in cui la missione del laicato è più insostituibile e necessaria” .

Il rischio più grosso. “Il rischio più grosso del Convegno ecclesiale che si è svolto a Verona è di essere considerato come un punto di arrivo, un termine del cammino preparatorio da cui poter trarre significative notizie sullo stato della Chiesa italiana” . Ne è convinto Franco Macchiavello, che firma l’editoriale di IL CITTADINO, il settimanale cattolico di Genova. “Al contrario di ciò che si può credere il cammino inizia ora” , continua l’editorialista, che aggiunge: “Noi dobbiamo essere consapevoli che il nostro ruolo è quello di protagonisti della storia che viviamo. Dobbiamo lavorare insieme, e qui l’invito della Chiesa è chiaro, senza pregiudizi tra noi, senza condizionamenti, rispettando i doni e i carismi di ognuno, persona, aggregazione, comunità, per la costruzione di quella comunione ecclesiale in cui il rispetto della dignità umana e dei diritti inviolabili di ogni persona, in tutte le fasi della vita, sono al primo posto” .

“Locanda dell’accoglienza”. Alla Chiesa, “è chiesta una riflessione ed una proposta alta, che non abbassi il livello della bellezza dell’esperienza cristiana della vita affettiva, nonostante l’attacco all’identità dell’uomo, che nella vita affettiva trova un punto forte di fragilità” . L’ARALDO, il settimanale della diocesi di Volterra, dedica l’articolo di fondo ad una riflessione su uno degli ambiti del Convegno, quello della vita affettiva. “Una proposta condivisa – fa notare il settimanale a proposito dell’appuntamento scaligero – è quella di una formazione non settoriale, di una pastorale unitaria che non divida i contesti di vita…” .

Come una sveglia. “Il Convegno di Verona è stato come una sveglia per le comunità cristiane” , sostiene Giovanni Pinna dalle colonne di NUOVO CAMMINO, periodico della diocesi di Ales-Terralba. “Oggi la sfida più appariscente – scrive – sembra quella del terrorismo internazionale, ma ugualmente presenti sono l’immigrazione sempre più in aumento; la grande povertà che colpisce molti Paesi, se non continenti interi; la disoccupazione… Se poi passiamo dalle situazioni politiche a quelle antropologiche ed etiche si registra un cambio di concetto sull’uomo… Di fronte però a queste sfide che coinvolgono le grandi domande di senso, bisogna stare attenti agli atteggiamenti improntati a pessimismo” .

Voglia di politica. “La Chiesa non vuole essere infermiera della storia ma intende esprimere con determinazione una proposta pubblica sui nodi più scottanti del nostro tempo come ad esempio l’educazione dei giovani, la giustizia oppure la fratellanza” . È quanto scrive Luigi Taliani su EMMAUS, quindicinale d’informazione della diocesi di Mantova, che tracciando un bilancio del Convegno osserva: “Le questioni del nostro tempo si possono riassumere in due punti: l’economia e la bioetica. La grande novità che va controcorrente è che il cattolicesimo vive ancora una grande passione per la politica: i cristiani vogliono fare politica sentendo l’esigenza di colmare un vuoto grave tra fede e vita” .

(24 novembre 2006)

Altri articoli in Dossier

Dossier