La parola al territorio (4)

DOPO VERONA

Prosegue la nostra rassegna dedicata ad alcuni passi degli editoriali dei direttori e delle note dei collaboratori sul IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona.

Cattolici e politica. Il “dovere dei cattolici nei confronti dell’attività politica” va inteso non solo “come partecipazione attiva agli organismi di rappresentanza, ma anche come impegno a informarsi, ragionare, discutere della situazione politica e delle sue prospettive, compiendo conseguenti scelte di campo e comportamenti elettorali”. È quanto scrive Piero Tani su TOSCANA OGGI , il settimanale regionale cattolico della Toscana, soffermandosi su uno dei temi centrali dell’appuntamento scaligero. Il ruolo dei cattolici in politica, prosegue l’autore dell’editoriale, non è limitato “alla difesa di alcuni valori, particolarmente a rischio nella situazione attuale, quali il rispetto per la vita e la famiglia” , ma si riferisce anche a “questioni più negoziabili” . In altre parole, non è solo una questione di “contenuti” , ma anche del “metodo generale della politica, con particolare riferimento a una ripresa forte dell’etica pubblica. Non è solo questione di onestà (anche di questo vi è certamente bisogno); è anche questione di proporre e realizzare programmi politici orientati non all’interesse di singole categorie o classi sociali ma al bene comune”.

Questione meridionale “irrisolta”? “Dobbiamo chiederci, da oggi in avanti, con quale spirito continueremo a riflettere sulla questione meridionale di fronte alle prospettive che il nostro Paese sta vivendo”. Secondo Teobaldo Guzzo , che firma l’editoriale di COMUNITÀ NUOVA , il settimanale della diocesi di Catanzaro-Squillace, è questo uno degli imperativi più urgenti dopo Verona. Oltre che questione nazionale, osserva l’editorialista, la questione meridionale “si configura come questione morale, in riferimento alla disuguaglianza nello sviluppo tra Nord e Sud del paese ed alle implicazioni di un tipo di sviluppo incompiuto, distorto, dipendente e frammentato” , come annotavano i vescovi già nel 1989, nel documento “Sviluppo nella solidarietà, Chiesa italiana e Mezzogiorno”, e ancora prima, nel documento “la Chiesa italiana e le prospettive del Paese” (1981). “L’auspicio di tutti – si legge nella conclusione dell’articolo – è che la soluzione di un problema antico, quanto attuale, qual è quello della cosiddetta questione meridionale possa essere il primo copioso frutto germinato dall’umile fatica compiuta a Verona dalla Chiesa italiana”.

Una chiesa “estroversa”. “Una Chiesa di laici estroversa che condivide le preoccupazioni del Papa e dei vescovi, che vuole annunciare il Vangelo della speranza nella società; consapevole che le fragilità dei poveri si affrontano non soltanto con i pannicelli caldi dell’assistenza, ma con la formazione dell’uomo nuovo, liberato dall’egoismo, dall’individualismo, dal relativismo etico, dai falsi miti del benessere”. È la fotografia del Convegno scattata da Mimmo Pisani su LUCE E VITA , il settimanale della diocesi di Molfetta; sulle stesse pagine, Agostino Picicco approfondisce il significato dei “testimoni” scelti dalle Regioni in occasione del Convegno, che a “chi si dedica ai problemi del mondo” insegnano “il dialogo e il confronto, con l’attenzione ai valori dell’accoglienza, della valorizzazione delle differenze anche in campo religioso”.

Un tempo favorevole. “Noi cattolici siamo tra i più grandi custodi e portatori della bellezza in tutte le sue forme, dell’armonia, della speranza, dell’amore al futuro, cittadini del cielo e amanti fedelissimi della terra”. È quanto si legge in un editoriale pubblicato da PROSPETTIVE , il settimanale della diocesi di Catania , in cui si citano “i più grandi apologeti del cristianesimo, da Tertulliano a Rosmini, fino a don Milani e a don Tonino Bello”. “Il tempo che ci è dato in sorte di vivere e di abitare – è la tesi di fondo dell’editoriale – è tempo favorevole al nostro Vangelo… L’oggi nel quale spendiamo vocazioni ed energie, speranze e progetti, è un oggi propizio, più di tanti altri del passato, all’accoglienza del Vangelo e al suo proporre un mondo diverso e alternativo. Il tedio, la droga, lo spaesamento, l’anarchia etica e la micidiale apatia che hanno già bruciato l’anima a diverse generazioni, hanno toccato il fondo”. Di qui la proposta del settimanale, per ripartire dopo Verona: “Per risalire da queste sabbie mobili non bastano né i valori della Costituzione, né le forze i Polizia, né gli ipocriti piagnistei dei giornalisti né la loro morale laica. Come per le grandi città quando su di esse grava irrespirabile l’aria inquinata che corrode i polmoni, si invoca il vento liberatore, così il nostro oggi inquinato ha bisogno di un altro Vento, un Soffio gagliardo che scuote tutto, libera e ridona ristoro e vita”.

(17 novembre 2006)

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