Esperienza che continua (5)

DOPO VERONA

Continua il nostro “viaggio” tra i primi bilanci nelle diocesi italiane su come proseguire l’impegno pastorale sul territorio dopo il Convegno ecclesiale nazionale di Verona.

Costruire “comunità aperte”. Un Convegno pastorale incentrato sullo stesso tema di Verona: “Testimoni di Gesù Cristo, speranza del mondo”. È quello che si svolgerà a Rovigo domenica prossima, 19 novembre. A chiamare a raccolta i fedeli della diocesi di Adria-Rovigo è il vescovo, Lucio Soravito, con una lettera in cui fa notare che il Convegno “ha chiamato i cristiani a costruire comunità aperte, in dialogo con il mondo, presenti attivamente nella società. Li ha chiamati a costruire una Chiesa sempre più ‘amica’ delle persone, della vita quotidiana, della dimensione umana dell’esistenza, a partire dalle situazioni ordinarie e quotidiane dell’esistenza di tutti”.

I cristiani e la cittadinanza.
Una serata sul tema della “cittadinanza”, animata dai tre delegati diocesani e promossa in collaborazione con due associazioni, “Prospettiva” e “Incontri dell’Abbazia”. Ad organizzarla è stata la diocesi di Mantova, come riferisce il settimanale locale, “La Cittadella”. Sulla “fatica del pensare” come compito tipico in modo particolare del laicato si è soffermato Paolo Lomellini, delegato diocesano per l’ambito della “cittadinanza”, secondo il quale l’appuntamento scaligero ha anche riproposto con forza la questione della “legalità”, che interessa varie aree del Paese e non solo il Sud. Per don Claudio Cipolla, coordinatore diocesano per la preparazione al Convegno, “laicità e popolarità della fede significano parlare e operare per tutto il popolo. Il problema è come aiutare la formazione di coscienze cristiane sulle tematiche della città”.

Il tema della cittadinanza è stato anche al centro di un incontro organizzato dalla diocesi di Carpi, protagonista mons. Gian Carlo Bregantini, vescovo di Locri, che alla luce del Convegno di Verona ha ripercorso così la propria esperienza in terra di Calabria: “Sono stato nominato vescovo a 45 anni e Locri è stata la mia prima destinazione, a gennaio saranno 13 anni. Spero di rimanere qui per sempre. Le difficoltà ci sono ancora, ma adesso tanti volti, tanti nomi, i miei collaboratori potrebbero andare avanti da soli. Problemi esterni ce ne sono, ma c’è una fiducia inimmaginabile prima. Anche il dialogo con le istituzioni esiste, ed è produttivo. La Calabria, la Locride, sta procedendo, a piccoli passi ma lo sta facendo. I segni ci sono, non completi certo, ma inducono a sperare. E dopo il Convegno di Verona, sperare è ancora più semplice”.

Ripensare la parrocchia. “Se nei prossimi anni la parrocchia prenderà sempre più coscienza di essere un tessuto di relazioni, che al suo interno ha un ruolo definito dal diritto-dovere di relazionarsi con gli altri – gli anziani con i bimbi, i bimbi con gli anziani, i giovani con gli adulti – questo modo di intendere la parrocchia farà sì che sentiremo tutti la necessità di elaborare percorsi anzitutto di natura sociale, di condivisione”. Un invito a partire dalla parrocchia, per ripensare l’attività pastorale quotidiana alla luce di quanto è emerso a Verona, viene da mons. Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Castellaneta, che invita anche a “ripensare la struttura, l’architettura dei nostri edifici; non più solo in funzione del culto, con al centro solo la chiesa e qualche ambiente collegato, ma ripensare la logistica delle parrocchie, in funzione di questa vita da condividere nel momento della festa, nel momento della solidarietà, nel momento della promozione e formazione culturale, nel momento dell’apertura del territorio e, oltre il territorio, della missione in generale”.

Tradurre “a casa”.
La sfida? “Tradurre” Verona “a casa”, non con nuove strutture pastorali ma grazie ad una “visione integrata” della stessa pastorale. È il suggerimento di don Andrea Turchini, rettore del Seminario vescovile e direttore dell’Ufficio di pastorale giovanile della diocesi di Rimini, che dà alcuni suggerimenti per proseguire il cammino indicato dal Convegno nelle chiese particolari, tra i quali “una formazione a tutti i livelli che valorizzi soprattutto la vita reale delle persone e che aiuti nel discernimento in vista di una presenza profetica nel mondo”, a partire dalla “valorizzazione del ruolo dei laici come esperti dell’umanità”.

(17 novembre 2006)

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