La parola al territorio (3)

DOPO VERONA

Prosegue la nostra rassegna dedicata ad alcuni passi degli editoriali dei direttori e delle note dei collaboratori sul IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona.

L'”ora” dei laici. “Bisogna accelerare l’ora dei laici e stabilire un legame profondo tra tutte le componenti del popolo di Dio” . Ne è convinto Franco Giulio Brambilla, che su LUCE, il settimanale cattolico di Varese (diocesi di Milano), afferma: “Solo così sarà possibile portare a compimento la loro vocazione di animazione delle realtà sociali nei molteplici spazi della vita quotidiana. Sono stati gli ambiti a tema del Convegno, luoghi di un prolungato ascolto e confronto tra i presenti a Verona. Ne è sgorgata una ricchezza che testimonia un’accresciuta maturità del laicato che richiede di essere sempre più favorita e incrementata” .

“Mediazione, non compromesso”: secondo quanto si legge in un editoriale pubblicato da LA VOCE, il settimanale diocesano di Alessandria, è questa la linea da seguire per un’adeguata testimonianza dei laici che porti a frutto le indicazioni del Convegno. “La mediazione – precisa l’editoriale – significa accogliere e comprendere le ragioni dell’altro attraverso il dialogo, parte della virtù della carità, che permette di ricercare un modo condiviso per calare, per quanto umanamente possibile, i principi nella realtà. Anche i principi non negoziabili che non vengono alterati nella loro natura e verità dalla mediazione. Oggi, in un contesto di debolezza della politica, prevale invece il compromesso, che alla fine risulta essere uno scambio di interessi e una copertura ideologica per chi non vuole o non sa prendersi le sue responsabilità” .

A riflettere sulla “giusta laicità” è anche Carlo Cammoranesi , su L’AZIONE, il settimanale della diocesi di Fabriano-Matelica. “La laicità – sostiene l’editorialista – è servizio alla vita sociale, alla concretezza dell’uomo. Serve una laicità meno ideologica, meno incline ad un finto neutralismo e più attenta alle forme di appartenenza ulteriori a quella dello Stato. Più libera, capace di riconoscere il diritto alla cittadinanza per tutti gli uomini, tutte le culture e le creatività che i corpi sociali e le persone liberamente mettono in atto… Una società veramente laica è quella capace di riconoscere un fondamento della convivenza umana che preceda i rapporti sociali, le istituzioni democratiche, le relazioni di potere” .

A Verona, fa notare Paolo Lomellini sul settimanale della diocesi di Mantova, LA CITTADELLA, “una riflessione sul ruolo del laicato è stato uno dei temi più ricorrenti: non tanto come scorciatoia rispetto al calo delle vocazioni, ma piuttosto come per una testimonianza più intensa e vera negli ambiti che sono loro propri… Una indicazione ricorrente è stata poi quella di preoccuparsi non solo del cosa fare ma di come essere nel mondo contemporaneo: lo stile spesso diventa contenuto” .

Nelle giornate del Convegno, testimonia Gianni Gherardi su NOSTRO TEMPO, il settimanale della diocesi di Modena, “i laici c’erano: erano forte maggioranza, espressione di una chiesa popolare; qualificati, competenti, assetati di risposte, di input per un’azione libera, responsabile, nella comunione” . Poi il dopo-Verona, da tradurre sul territorio: “La nostra Chiesa – informa l’autore dell’editoriale – ha deciso di utilizzare Verona per un grande esercizio di analisi della situazione, per quanto riguarda la testimonianza laicale e riferita soprattutto ai cinque ambi esaminati in sede di Convegno. Ci si interrogherà in parrocchia, nelle aggregazioni laicali, nei vicariati per maturare un quadro il più reale possibile della condizione della nostra Chiesa del territorio” . “Ma l’analisi accurata – è la conclusione dell’articolo – servirà per indicare una strada di comunione nell’affrontare i problemi emersi e incamminarsi con risolutezza su alcune piste scelte” .

La domanda sull’uomo. “L’uomo non vive a compartimenti stagni ma in ogni sua azione, anche la più banale, mette in gioco tutto se stesso: mente, cuore e volontà” . A ricordarlo è Alberto Margoni , che su VERONA FEDELE (Verona) sintetizza in questi termini la “lezione” del Papa a Verona e il senso globale della “questione antropologica”, al centro dell’intervento del card. Ruini. “In definitiva si tratta per i cattolici – è la conclusione dell’editoriale – pur nella consapevolezza di non essere all’anno zero, di tornare a fare cultura a partire dal Vangelo perché la persona umana, colta nella sua dimensione unitaria, torni a essere considerata un valore assoluto, un fine e non un mezzo” .

Nell'”allargare gli spazi della razionalità” , osserva Giovanni Desio, direttore di RISVEGLIO DUEMILA, settimanale cattolico di Ravenna, “si gioca la partita decisiva per il futuro dell’Uomo, della sua dignità, dei suoi diritti. Verona rilancia il messaggio della Chiesa italiana di voler stare con amore nella storia e di impegnarsi, senza la pretesa di essere sempre capita, perché la Speranza che il tempo non consuma diventi Esperienza per ogni uomo e ogni donna” .

(10 novembre 2006)

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